Torna dagli Usa a Grosseto per vaccinare: «Qui servono più medici»

Federico Busonero, medico grossetano sessantaseienne, è rientrato in Maremma dagli Stati Uniti, dove risiede dal 2011, per dare il proprio contributo alla vaccinazione di massa

Emergenza Covid: Federico Busonero è fra i volontari della task force della Protezione civile 

GROSSETO. «Il sistema delle vaccinazioni in Italia deve andare più veloce e per farlo occorre rivedere strategia o aumentare il numero dei medici». Non ha dubbi Federico Busonero, medico grossetano sessantaseienne, rientrato in Maremma dagli Stati Uniti, dove risiede dal 2011, per dare il proprio contributo alla vaccinazione di massa.

Arruolato dalla task force dell’ex commissario Arcuri ha preso servizio per conto della Asl Toscana sud est al centro vaccinale dell’Aurelia Antica, il 15 febbraio. Forte della sua lunga esperienza all’estero, ha accettato volentieri di condividere con Il Tirreno le sue considerazioni sul piano vaccinale e sulla sua applicazione. Laureato in medicina e chirurgia a Pisa nel 1981, specializzato in medicina tropicale, a Roma, nel 1985, ha lavorato prevalentemente all’estero, dividendosi tra il lavoro di medico e quello di fotografo professionista. A fine anni Ottanta è stato con Eni, in Nord Africa, come medico nei cantieri dei campi petroliferi, e nel Golfo Persico, all’interno di aree industriali petrolifere, quindi ha fatto il medico di bordo su navi passeggeri. Nel 1995 ha sospeso l’attività in medicina per dedicarsi alla fotografia, lavorando tra l’altro anche per l’Unione Europea e l’Unesco, in importanti progetti internazionali. È stato in Palestina, nelle isole Fiji e in Europa, alternandosi tra medicina e fotografia, poiché nel 2005 ha ripreso la professione, occupandosi di medicina dei viaggi. In particolare a Londra, dove ha sede un centro di ricerca internazionale sulle malattie del viaggiatore. Ha vissuto a lungo anche in Francia, prima di trasferirsi definitivamente in Usa, nello Stato di Washington, Stati Uniti.


In quale momento ha deciso di tornare in Italia?

«Nel 2020, in piena pandemia. Dagli Stati Uniti seguo ovviamente le vicende del mio Paese, così, quando ho visto che in Italia avevano bisogno di professionisti per le vaccinazioni, essendo ancora iscritto all’Ordine dei medici di Grosseto, ho fatto domanda. Dopodiché sono stato contattato da una società esterna che mi ha inserito nella lista dei medici disponibili. Quando mi hanno chiamato, sono salito su un volo Covid-free da Seattle, dopo aver effettuato vari tamponi, cosa che mi ha permesso di non dovermi sottoporre a quarantena al mio arrivo a Roma, il 6 febbraio. Sono stato hanno assegnato al centro Aurelia Antica e dal 15 febbraio ho cominciato a lavorare. Come tutti gli altri medici, mi occupo di eseguire l’anamnesi, ovvero la ricostruzione della storia clinica di chi viene a vaccinarsi».

Cosa pensa della campagna vaccinale in Italia e in Toscana?

«Rispetto ad altri Paesi è partita in affanno, prima perché non c’era regolare distribuzione dei vaccini, poi perché è stato sospeso il siero Astrazeneca. Questo fatto ha inferto un colpo durissimo alle vaccinazioni. Difficile fare una programmazione coerente se non c’è certezza della consegna dei farmaci. Invece, ora che i vaccini stanno arrivando e altri ne arriveranno in grandi quantità, manca il personale, soprattutto i medici cui è stata assegnato un compito che richiede tempo e che rallenta il lavoro».

Si spieghi meglio...

«Facciamo l’esempio di Grosseto. All’Aurelia Antica si fanno 250 appuntamenti per turno, in tre medici. Dunque poco meno di 100 schede anamnestiche ciascuno. Ce ne vorrebbe almeno un quarto professionista per velocizzare le procedure, perché per fare l’anamnesi di una persona mai vista prima, che a volte non ha essa stessa chiara la propria storia clinica, non bastano pochi minuti. Per fortuna una o due volte alla settimana ci danno supporto medici volontari, ma il problema non si può risolvere così. Il rischio è di rendere un disservizio ai cittadini avendo poco tempo a disposizione per comunicare con loro. L’ho fatto presente alla Asl che mi ha risposto che non ci sono professionisti disponibili».

E quale potrebbe essere la soluzione?

«Occorrono più medici, oppure il ministero della Salute elimina il passaggio della scheda anamnestica, come avviene in altri Paesi. Negli Stati Uniti, per esempio, le persone possono andare direttamente a vaccinarsi senza necessariamente essere viste da un medico. Io stesso mi sono vaccinato, a novembre 2020, in una farmacia all’interno di un supermercato. Ho dovuto solo firmare un foglio per attestare l’avvenuta somministrazione del siero».

Ma la scheda anamnestica non è una sicurezza in più per i cittadini?

«Sì, se è fatta bene e nel tempo necessario, mentre noi abbiamo a disposizione pochissimi minuti che dobbiamo evitare di sforare per non creare file fuori dai centri, come succede all’Aurelia Antica. Il portale regionale registra gli appuntamenti ogni pochi minuti, la gente si presenta all’orario stabilito, ma se lo scorrimento rallenta, si crea una fila fuori, pericolosa per chi si deve vaccinare e per chi è al lavoro. La situazione è destinata a peggiorare se non viene aumentato il personale o non cambia il sistema in atto». —

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