Sfratti bloccati, l’altra faccia della crisi

Le testimonianze di chi non riscuote da mesi e ha l’alloggio occupato. «Per noi era una piccola rendita, siamo senza tutele»

GROSSETO. Il Decreto Milleproroghe ha confermato il blocco degli sfratti per morosità fino al 30 giugno. Ciò consentirà di aiutare tutti gli inquilini in difficoltà durante il periodo di emergenza epidemiologica. Ma sul fronte "opposto", quello dei proprietari, la misura sta portando in molti casi insoddisfazione e rabbia. Nell’articolo a fianco riportiamo le testimonianze di quattro grossetani che raccontano le ripercussioni del blocco degli sfratti sulle loro vite e sulle loro famiglie.

I provvedimenti di rilascio degli immobili potranno essere esecutivi solo dopo il 30 giugno (e c’è da aspettarsi un’ondata d’urto purtroppo drammatica). Nel frattempo l’inquilino moroso può continuare ad abitare l’immobile fino alla scadenza del periodo di sospensione degli sfratti.

Da più parti è stata sottolineato come il blocco degli sfratti abbia portato una boccata d’ossigeno agli inquilini che non riescono ad arrivare a fine mese. Ma su un altro fronte si è pure sottolineato come la stessa misura realizzi una sorta di "requisizione" di immobili privati a discapito dei proprietari degli immobili dati in affitto i quali - se da un lato non percepiscono il canone di locazione - dall’altro continuano a pagare le tasse reddituali e patrimoniali gravanti sulle loro proprietà. Confedilizia Grosseto ha lanciato proprio in questi giorni un appello ai sindaci della provincia di Grosseto, affinché dispongano agevolazioni dell’Imu per gli immobili «che risultino danneggiati, oltreché dalla pandemia, dal mancato sostegno del Governo» e cioè non solo gli immobili per i quali siano stati ridotti i canoni di affitto, ma anche quelli per i quali, proprio «a seguito del blocco degli sfratti, i proprietari non abbiano potuto rientrare nelle disponibilità degli stessi, in difformità dalle ordinanze di rilascio per morosità e finita locazione già emesse dalle autorità giudiziarie».


QUATTRO STORIE

«Il blocco degli sfratti? Lo paghiamo caro sulla nostra pelle», dicono loro.

C’è la madre di un ragazzo che, dopo un incidente, contava su una piccola casa per avere un po’di soldi in fondo al mese (ma l’inquilino non paga). C’è il piccolo proprietario di un fondo commerciale che, pure lui, non incassa un euro e non sa come fare. E ci sono tanti altri il cui immobile è “bloccato”, congekato nelle mani dell’inquilino che non paga. Il blocco degli sfratti prorogato fino a fine giugno, se ha concesso una boccata d’ossigeno ai locatari che si trovano in difficoltà per il Covid, dal punto di vista dei “locatori” è un colpo pesante. Niente incassi per mesi. E ancora nessuna possibilità di riprendersi l’immobile dato in affitto.

È la crisi vista dalla parte dei proprietari; che in Maremma si tratta perlopiù di “piccoli proprietari”, per i quali (spesso) quell’alloggio era l’unica fonte di reddito. Oggi questi proprietari si considerano tra le “vittime economiche” del Covid, al pari degli inquilini. Ecco alcune testimonianze raccolte grazie a Confedilizia.

L’SOS DI UNA MAMMA

«Mi chiamo X e sono la madre di un ragazzo di 28 anni al quale tre anni fa ho fatto comprare, con il risarcimento di un grave incidente stradale che l’ha reso invalido, un piccolo appartamento per potergli assicurare una rendita certa. L’appartamento è stato da lui affittato alla persona che gliel’ha venduto la quale ha pagato il primo anno di affitto e poi ha visto bene di non pagare più. Fatte le procedure di legge per lo sfratto esecutivo (13 maggio 2020), ho visto bloccare il tutto dal Governo con il perdurare del blocco degli sfratti. Nel frattempo mio figlio è diventato padre di una bimba che ora ha 10 mesi, è dovuto andare in affitto a sua volta e con uno stipendio di 950 euro lordi potete immaginare i sacrifici. Io sono stagionale e l’anno scorso ho lavorato solo 4 mesi, mentre mio marito prende una pensione di 724 euro, e nonostante questo cerchiamo di aiutarlo. Il Governo dovrebbe tutelare di più i bisognosi. Chiedo se l’affittuario che per sua scelta non vuole pagare l’affitto sia da tutelare più della mia piccola nipote. In tutti i casi certamente non spetta a mio figlio assicurare un alloggio a chi ne ha più bisogno ma allo Stato con mezzi suoi e non con le proprietà dei cittadini. Nonostante questo, a mio figlio viene chiesto di pagare sia l’Imu che le tasse e ultimamente anche l’imposta di registro della sentenza di sfratto per morosità, che mi rifiuto di pagare almeno fin quando non potrò eseguire lo sfratto. E anzi, ritengo di essere creditore dello Stato per tutti i mesi che l’appartamento di mio figlio è stato a disposizione del medesimo (affitto e spese condominiali). Sono a disposizione per qualsiasi azione legale si possa intentare contro questo Governo che a parer mio usa mezzi dittatoriali e anticostituzionali per spadroneggiare sulle proprietà altrui».

«E CI VERSO L'IRPEF»

«Nella crisi pandemica ed economica che attraversiamo mi sembra che la categoria dei piccoli proprietari di case date in affitto non venga considerata, se non addirittura maltrattata. Si riconosce di dare un aiuto agli affittuari e non si provvede ad aiutare anche i piccoli proprietari che vivono quotidianamente con questi affitti e che vanno in difficoltà quando questi affitti, regolarmente registrati a equo canone, non sono riscossi. Con la proroga degli sfratti per altri 6 si è aggiunta al danno la beffa considerando che su questi canoni si paga regolarmente l’lrpef».

«PRIVATI DEI DIRITTI»

«Sono un piccolo proprietario che cerca di far fruttare la seconda casa per pagarne le spese, per arrotondare una pensione e mantenere figli inoccupati e nipoti minori. Questa casa è affittata con regolare contratto a canone concordato regolarmente registrato, soggetta a pagamento Irpef anche su somme mai riscosse. Con la legge 392/78 il proprietario, pur in presenza di grave morosità, non può recedere dal contratto. Al contrario, l’inquilino può decidere di lasciare la casa come e quando vuole, tramite una telefonata e lasciando le chiavi nella cassetta postale. Attualmente, altra ciliegina per l’inquilino moroso, si è aggiunta la proroga degli sfratti sino al giugno 2021. Il proprietario non può che ricorrere, a proprie spese, all’avvocato per tutelare i propri diritti, senza la certezza di una data per rientrare in possesso del proprio bene. Le proroghe dovrebbero essere analizzate caso per caso, in quanto c’è l’inquilino moroso per necessità ma vi è anche il furfante che ne approfitta. Anche il proprietario dovrebbe essere un po’ tutelato in quanto mettendo a disposizione la sua casa risolve in parte a proprio rischio il problema dell’emergenza abitativa».

«TROPPA DISPARITÀ»

«A fronte di un canone concordato di 5400 euro annuali, ho ricevuto solo 2500 euro e continua ad aumentare il mio credito. Perché, con la situazione di disagio dovuta al Covid, lo Stato continua a dare contributi per gli affitti agli inquilini e non direttamente ai proprietari che non ricevono affitti, con contratti regolarmente registrati, sui quali si paga l’Irpef per somme non ricevute?». —

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