Contenuto riservato agli abbonati

Polo agroalimentare, in 13 si fanno avanti. Ecco l’identikit di tutti gli imprenditori

È stata aperta la busta del bando lanciato per individuare il gestore della struttura di Rispescia. Confagricoltura capocordata

Grosseto. Si è finalmente alzato il velo sull’identikit della cordata di imprenditori – sono in tutto 13 e sono capeggiati da Confagricoltura – che si sono candidati a gestire il futuribile Polo agroalimentare di Rispescia. Parliamo del grande progetto che la Maremma culla da una decina di anni, affidato dalla Regione Toscana alla provincia di Grosseto, pensato al servizio dello sviluppo dell’industria del settore primario maremmano ma – per volontà di Firenze – di valenza regionale. Le risorse (toscane e romane) sono disponibili dal 2014 e ammontano a più di due milioni e mezzo di euro: per l’acquisto dei macchinari e la costruzione ex novo della sede all’ex Enaoli, l’Ente Nazionale Assistenza Orfani Lavoratori Italiani di Rispescia, in prossimità della vecchia scuola, in un terreno già “bonificato” e acquisito dalla Provincia. Ci vorrà del tempo per scegliere e comprare i macchinari e per realizzare il contenitore: c’è chi dice due anni, chi più di tre. Intanto ieri, nell’appena inaugurato Polo della conoscenza, in chiasso delle Monache, una commissione giudicatrice, presieduta dal segretario generale della Provincia Emilio Ubaldino, ha aperto, in seduta pubblica, l’unica busta che era pervenuta agli uffici provinciali per il bando aperto – nel marzo 2020 – con l’obiettivo di individuare il soggetto che gestirà il grande Polo agroalimentare della Toscana. Poi il progetto di gestione proposto da Confagricoltura e la documentazione societaria di ciascuno dei 13 “aspiranti” a comporre l’alleanza è passata al vaglio della commissione in seduta segreta. Se le carte risulteranno complete e rispondenti alle richieste del bando, la gestione del Polo potrà essere affidata: a stretto giro.

Chi tira le fila


Il soggetto che propone un progetto di gestione del Polo è Confagri srl, leggi Confagricoltura Grosseto, rappresentata dal presidente AttilioTocchi. È la capo-cordata e si impegna a costituire una rete a cui intendono aderire 13 società, una delle quali è la Service Cia, cioè la società di servizi della Confederazione italiana agricoltori di Grosseto. Tra gli imprenditori che si sono fatti avanti per far parte della nutrita e variegata alleanza c’è chi produce vino e chi olio, e chi riso; chi alleva; c’è chi è piccolo e chi è “storico”. E non mancano neppure le quote rosa d’impresa.

Il marchio

Non è grossetano bensì senese il nome che innesca il sistema di aspettative più promettenti. Nella cordata di imprenditori alleati per la gestione del Polo di Rispescia c’è la Banfi srl, siamo a Castello di Poggio alle Mura, a Montalcino, nell’enclave del Brunello. La Banfi è Castello Banfi, il progetto nato nel 1978 dai fratelli italoamericani John e Harry Mariani che hanno il merito di aver lanciato Lambrusco e Brunello di Montalcino sul mercato Usa; oggi l’amministratore delegato è Remo Grassi.

La storica famiglia

Ci sono i senesi (un po’ americani), ma i paschi grossetani sono ben rappresentati: con l’ultima generazione di una delle più note famiglie che legano le loro radici alla terra dei butteri e che hanno saputo tirare fuori l’impresa dal possesso del latifondo. Nella cordata c’è Guido Pallini con la società agricola di famiglia Diaccialone, figlio di Marcello Pallini, colui che reintrodusse le bufale in Maremma: nel 1989, nel suo allevamento di Capalbio. A Principina Terra, Guido ha mandato a battesimo il caseificio Inno al sole, dove si vendono formaggi a latte di bufala a 500 metri dalle stalle.

I vignaioli e il frantoio

C’è il Brunello ma anche il Morellino nel futuribile Polo. Hanno alzato la mano anche i produttori della Cantina cooperativa Vignaioli del Morellino di Scansano, undici milioni e 424 mila euro di fatturato nel 2019 con un utile netto di circa 26mila euro (fonte Consodata). Li rappresenta i l presidente della Cantina Benedetto Grechi. Spostiamoci ai Montenero d’Orcia, nel regno di un’altra famiglia di imprenditori molto conosciuti: i Franci. Se n’è fatta di strada da quando i fratelli Franco e Fernando Franci acquistarono l’oliveto Villa Magra: erano gli anni ’50. Oggi il loro olio extra vergine di oliva è tra i più premiati in Toscana e in Italia. Frantoio Franci srl ha detto sì al progetto del Polo con Giorgio Franci, figlio di Fernando. Produce olio anche la società agricola Swiss Olives di Squadre Basse della Piana Grossetana, nell’alleanza.

Nomi notissimi

Sorpresa, nella cordata c’è anche Latte Maremma, rappresentata dal presidente Fabrizio Tistarelli; il consorzio dei produttori di latte con fatturato intorno a 30 milioni di euro sono tre anni consecutivi – nel 2017, 2018, 2019 – che ha il bilancio in equilibrio ma con utili pari a zero (fonte, Consodata). E c’è anche la storica cooperativa del Cristo I vini di Maremma, nata nel 1954 e che raggruppa più di 200 soci per 500 ettari complessivi di vigneti che si allungano dalla Val di Cecina alle Colline Metallifere, dai piedi dei Monti dell’Uccellina fino a Capalbio, 40mila quintali di uva conferiti ogni anno. Guidata dal presidente Massimo Tuccio, la Cantina negli ultimi anni ha puntato su una più rigorosa selezione delle uve ma anche su una rivisitazione completa del design delle etichette con uno studio ad hoc.

Le donne

Ci sono anche imprenditrici interessate al Polo agroalimentare. C’è Ariane Elizabeth Lotti, signora della Tenuta San Carlo di Principina a Terra, dove coltiva riso bio, con un marchio già noto al grande pubblico: “Riso di Maremma”; era il 1936 quando il nonno di Ariane lasciò il Veneto per la Maremma dove acquistò terreno da bonificare. E c’è Barbara Giannoni con la sua società agricola I Lecci di Scansano, che ha vigneti e uliveto e produce vino e olio. E le donne imprenditrici non finiscono qui.

Le carni di Maremma

E c’è Tenuta di Paganico – siamo a Civitella Paganico – la culla della Razza Maremmana, scelta di recente dai giornalisti di PresaDiretta di Rai 3 come modello positivo di sostenibilità ambientale e benessere animale; l’azienda nacque con il nonno di Maria Novella Uzielli che guida la Tenuta dal’99. E c’è Podere dei Fiori di Giovanni Vigna, con bovini allevati nei due centri di Ontaneta e dei Terzi d’Ombrone.

La neonata

Tra le realtà di recente costituzione – è stata costituita nel 2018 – c’è la società agricola Gvg di Capalbio rappresentata dall’imprenditore romano Giovanni Lombardi Stronati. –

© RIPRODUZIONE RISERVATA