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Rifiuti “in esubero”, dal 1° marzo spediti a Peccioli per 500mila euro

Dopo lo stop alle spedizioni in Bulgaria e le discariche sature primo invio di 20mila tonnellate totali all’Ato Costa

GROSSETO. Dopo il via libera della giunta regionale lo scorso 8 febbraio (delibera 82), ora ci sono una data, una destinazione, un costo. E una spiegazione più completa.

Partiranno il 1° marzo e andranno nella discarica di Peccioli, in provincia di Pisa, Ato Toscana Costa, i primi rifiuti (frazione rotolante, scarti da selezione o sovvalli, e Fos, cioè la parte umida dell’indifferenziato) di un totale di 20mila tonnellate che l’Ato Toscana sud ha previsto di non riuscire a smaltire in discariche o inceneritori all’interno dell’Ambito territoriale ottimale (le province di Grosseto, Siena e Arezzo e i sei comuni della Val d’Orcia) nel 2021. L’operazione costerà 500mila euro in più rispetto a quanto si sarebbe speso chiudendo il ciclo “in casa”, in tutto 15 milioni di euro.


La vicenda l’ha raccontata nei giorni scorsi Il Tirreno. I rifiuti indifferenziati vengono portati in impianti che li preparano o per essere bruciati negli inceneritori (sotto forma di sovvalli, cioè scarti di selezione, o di Css, combustibile solido secondario, dal potere calorifero molto alto) o per andare in discarica (solo sovvalli).

Nel 2020 la provincia di Grosseto si è trovata davanti a un doppio problema. L’unico impianto che tratta questi rifiuti, Futura alle Strillaie (Grosseto), ha avuto difficoltà a trovare una destinazione per il Css.

Di norma veniva spedito al porto di Varna in Bulgaria, Paese che acquista rifiuti da tutta Europa (non sempre in modo limpido, va detto, tanto che un anno fa uno scandalo per traffici illeciti portò all’arresto del viceministro all’ambiente). Per inciso, le ecoballe naufragate nel golfo di Follonica anni fa erano dirette a Varna.

«Lo sbocco del Css – spiegano dall’Ato – è l’utilizzo da parte dei cementifici, che sono energivori. Ma da alcuni mesi, a causa del rallentamento della produzione dei cementifici bulgari, ci è stato segnalato che lo stabilimento non è più in grado di ricevere il Css». L’ultimo viaggio delle ecoballe per Varna risale al gennaio 2020, spiega Sei Toscana, gestore del servizio rifiuti.

«Abbiamo cercato altri impianti in Italia ma invano – spiegano dall’Ato – e comunque quella di inviare in Bulgaria i rifiuti non può essere una soluzione strutturale. Anche dal punto di vista etico è giusto chiudere il ciclo sul territorio».

Il problema è che nell’Ato sud non esiste un inceneritore che bruci Css. I due impianti di Ambito sono Foci a Poggibonsi in provincia di Siena (capacità 70mila tonnellate all’anno) e San Zeno a Arezzo (46.500 tonnellate con recente autorizzazione a passare a 70mila tonnellate) ed entrambi, per motivi tecnici, possono trattare solo sovvalli (Poggibonsi anche rifiuto tal quale). Il Css poteva essere bruciato nell’inceneritore di Scarlino, che però è chiuso dal 2015 per le ben note vicende giudiziarie (inoltre non è mai entrato nel piano di Ambito).

Ora, proprio per l’incapacità a bruciare Css in proprio, ad aprile 2020 la Regione aveva autorizzato Futura a lasciar perdere il Css e a produrre solo sovvalli. I quali sono finiti in parte nella discarica di Cannicci (Civitella Paganico), contribuendo a saturarla prima del previsto, e in parte sono rimasti alle Strillaie, colmando anche qui la capacità massima di stoccaggio temporaneo.

Ma perché questi sovvalli non sono stati avviati agli inceneritori di Ambito, che pure li possono bruciare?

«San Zeno e Poggibonsi sono già interamente usati per i fabbisogni locali – spiegano dall’Ato – quindi se anche il Css prodotto alle Strillaie potesse essere tecnicamente utilizzato in questi impianti, e non lo è, non ci sarebbe comunque la possibilità».

L’unica via è quella delle discariche che, nel nostro Ato sono tre: Cannicci, Casa Rota (Terranuova Bracciolini, Arezzo) e Poggio alla Billa (Abbadia San Salvatore, Siena). Ma, come detto, Cannicci è chiusa perché piena e in attesa dell’autorizzazione regionale al ricollocamento di due moduli, che non comincerà prima di sei mesi. Casa Rota è satura anch’essa. Solo Poggio alla Billa potrà recepire 9mila tonnellate.

Ne restano 20mila che finiranno a Peccioli. —

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