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Dal fronte a Fiume alla lotta alle Br. I primi 105 anni del questore Giusti

Seggianese d’origine, ha servito lo Stato per quarant’anni nella polizia: fu collega di Giovanni Palatucci 

Cinque anni fa, l’allora capo della polizia Alessandro Pansa lo invitò al palazzo del Viminale, per fare gli auguri al suo ex collega e consegnargli una targa ricordo. L’appuntamento era importantissimo: il questore Fernando Giusti, infatti, l’11 febbraio del 2016 aveva compiuto cento anni. Un secolo di vita, di esperienza, di storia che l’allora direttore generale della Pubblica sicurezza volle festeggiare insieme a Giusti e ai suoi familiari. Fernando non ci pensò nemmeno un attimo: si vestì di tutto punto, abito intero, camicia e cravatta e con il suo secolo sulle spalle arrivò a Roma. Oggi Giusti, di anni ne compie 105 e nella sua casa di Grosseto ci saranno a festeggiare questo traguardo, due dei quattro figli dell’uomo. Gli altri due, i nipoti e i pronipoti, che vivono fuori dalla Toscana, purtroppo non potranno essere in città a causa delle restrizioni per il Covid. Giulio, che vive a Siena, sarà in città insieme al padre e alla sua famiglia. Gli altri figli, Marco, autore tv e inventore della trasmissione Blob e Supergulp, vive a Roma, Domenico a Bologna e Carlotta, la più piccola a Pavia.

È stata una vita piena, quella di Fernando Giusti, nato a Seggiano l’11 febbraio del 1916. Una vita piena d’amore, di lavoro e di passioni, come quella per la lettura e quella per le lunghe camminate nella natura, portate avanti sempre con grandissimo senso del dovere, com’era proprio di quegli uomini nati negli anni del primo conflitto mondiale che hanno poi attraversato il secondo, il boom economico. E che ora si sono trovati in mezzo a una pandemia che ha stravolto ogni canone conosciuto. Giusti, non ha mai dimenticato le sue origini seggianesi e il suo amore per il Monte Amiata, tanto che, dopo aver girato l’Italia in lungo e in largo, da una questura all’altra, ha deciso, una volta andato in pensione, di tornare a vivere a Grosseto, in quella Maremma che ha sempre portato con sé, durante i suoi spostamenti.


A Grosseto, quando ancora la questura era in piazza della Vasca dove c’è il palazzo del Governo, oggi sede della prefettura, Giusti ha passato un po’ di tempo, prima di essere nominato questore a Bari. Ed è nel capoluogo pugliese che conobbe Maria, che di lì a poco diventò sua moglie.

La sua carriera in polizia cominciò dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza e dal 1940 fino al 1944, Giusti prestò servizio con il grado di sottotenente prima e tenente, poi.

Durante la Seconda guerra mondiale, fu mandato sul fronte istriano alla questura di Fiume. Era collega di Giovanni Palatucci, reggente della questura fino al 1944, quando fu catturato dai tedeschi delle SS e deportato a Dachau. Giusti non sapeva che il questore con il quale lavora fianco a fianco, in realtà aveva salvato la vita a molti ebrei. «Lo apprezzava molto - racconta oggi il figlio Giulio - Quando ci parlava di Palatucci lo descriveva come una persona straordinaria, una persona fuori dal comune». Sulla fine della guerra il questore Giusti contribuì, con i suoi uomini, alla liberazione di Bari dalle truppe tedesche. Fu qui che in quegli anni travagliati conobbe e si innamorò di Maria. La coppia si sposò e da quell’unione durata fino a dieci anni fa, quando la donna è deceduta, sono nati i quattro figli di Giusti.

La prima sede nella quale Fernando Giusti ha svolto il suo servizio in polizia è stata la questura di Bari e, subito dopo, quella di Grosseto, dove rimase per circa 18 anni, passando da vice commissario a commissario capo. Qui, ha svolto il ruolo di capo di gabinetto, prima di trasferirsi di nuovo: a Trapani diventò vice questore e successivamente trasferito alla questura di Ragusa, e ancora a quelle di Ferrara e Genova. In Liguria ottiene la promozione a questore: per un anno guidò poi la questura di Benevento, poi Perugia (cinque anni), Trieste (due anni) e infine Torino, dove chiuse la carriera: qui Giusti dovette confrontarsi con le Brigate rosse, con il terrorismo.

La questura piemontese, sotto la sua direzione azzerò il gruppo di Prima Linea (con l’arresto di Roberto Sandalo e di Marco Donat Cattin). Sempre a Torino gestì a livello di ordine pubblico la famosa vertenza sindacale che si concluse con la marcia dei 40 mila del 14 ottobre del 1980.

Dopo la pensione, Giusti scelse di tornare a Grosseto ma ha continuato a tenere corsi sull’antiterrorismo ai poliziotti.

Oggi spegnerà 105 candeline circondato dall’amore dei suoi familiari, entusiasti per il traguardo che il padre ha raggiunto. —

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