Esondazioni del Fiora In Regione ipotesi escavo

Dopo l’ennesimo episodio ha protestato il sindaco e la Bonifica ha replicato Ora l’assessora Monni: «C’è un gruppo di lavoro da un anno, ma va rafforzato»

semproniano. Del problema dell’esondazione del Fiora nella piana di Semproniano si occupa un gruppo di lavoro creato dalla Regione Toscana un anno fa, che ha preso in considerazione anche l’idea di dragare il fiume. Ma «è necessario rafforzare e strutturare maggiormente il gruppo».

Così risponde l’assessora regionale all’ambiente Monia Monni dopo che, all’inizio di gennaio, le piogge torrenziali avevano ingrossato per l’ennesima volta il Fiora, che ha distrutto dieci ettari di terreno, come già accaduto in passato. Il sindaco Luciano Petrucci era tonato a sollevare la questione: i detriti raccolti nel primo tratto si accumulano a valle, proprio in quel punto pianeggiante, e sollevano il letto del fiume. Un po’ di pioggia in più e l’acqua esce.


Il presidente del Consorzio di bonifica 6 Toscana sud, Fabio Bellacchi, aveva risposto in modo piccato: «Ciò che Petrucci chiede e ciò che servirebbe è un escavo sul fiume Fiora, ovvero una manutenzione straordinaria, attività che però non può essere intrapresa in autonomia da Cb6, perché questi tipi di interventi vengono gestiti, autorizzati e finanziati dalla Regione».

Dunque, cosa sta facendo la Regione? «È nota la criticità che il fiume provoca nella parte pianeggiante, durante le piogge più intense – spiega l’assessora Monni – e abbiamo pensato di intervenire con l’escavazione delle sezioni idrauliche al fine di mitigare il rischio idrogeologico. Occorre sottolineare che l’intero tratto del Fiora si trova all’interno dell’area protetta Sito di interesse comunitario “Alto corso del fiume Fiora”, e pertanto, al fine di coniugare le esigenze di sicurezza idraulica, di salvaguardia ambientale e di sostentamento delle attività agricole e silvicolturali esistenti, è stato necessario costituire un gruppo di lavoro, promosso dalla mia direzione Difesa del suolo e protezione civile, a cui partecipano il settore Tutela della natura e del mare, il settore Autorià di gestione Feasr e il gestore del genio civile sud».

Il gruppo è stato costituito un anno fa, il 20 gennaio 2020. «Il gruppo – prosegue Monni – ha proposto, laddove i fenomeni erosivi e di divagazione dell’alveo sono eccessivi, la formazione di fasce tampone continue, longitudinali al corso d’acqua, in grado di garantire aree di filtro e rallentamento dei fenomeni di esondazione, e ha elaborato un progetto pilota che riguarda l’alta valle dell’Albegna, nel tratto dove il corso d’acqua ricade all’interno dell’area protetta Sic “Medio corso del fiume Albegna”, replicabile anche per il Fiora. Nell’area campione è stata proposta una metodologia di studio degli effetti ambientali, territoriali ed economici delle azioni di difesa idraulica, per definire uno strumento di supporto decisionale che possa considerare e coniugare le tre esigenze».

L’assessora tuttavia riconosce che serve uno sforzo in più. «È necessario rafforzare e strutturare maggiormente il gruppo di lavoro – dice –. Coinvolgerò la collega Saccardi (Stefania, assessora all’Agricoltura) per attuare tutte quelle misure necessarie a risolvere le criticità. Infatti sarà necessario prevedere incentivi economici a beneficio delle aziende che scelgono di agire con interventi colturali finalizzati alla salvaguardia del sistema fluviale, con risorse che potrebbero arrivare dal Programma di sviluppo rurale 2014-2020, e attuare misure coerenti con gli obiettivi dati: ad esempio, attività a sostegno agli investimenti per la prevenzione delle calamità in aree agricole o alla tutela del suolo in agricoltura. Questo ci permetterà anche di studiare eventuali misure specifiche da proporre nella nuova Pac (politica agricola comune) in previsione del nuovo Psr (piano di sviluppo rurale)».

Il gruppo di lavoro è stato costituito lo scorso 20 gennaio 2020 e nasce dalla necessità di individuare una corretta modalità di gestione dei territori agricoli, e delle aziende agricole presenti, nel rispetto della vincolistica derivante dalla normativa vigente in materia di aree protette, attraverso la ricognizione del quadro attuale e la definizione di possibili linee e modalità di intervento. Del gruppo fanno parte specialisti in: difesa del suolo, affari legislativi, giuridici e istituzionali, tutela aree naturali (terrestri, fluviali, lacuali e marine) e gestione e tutela delle risorse idriche nel settore agricolo.

Ma quando potranno iniziare i lavori? Al momento, spiegano dalla Regione, non è possibile indicare una data. —

F.F.

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