Il Comune sbaglia Pec, il Tar lo condanna «Ritardo a dare gli atti»

Un avvocato chiede le pratiche relative a un supermercato. L’ente le invia a una casella errata: ecco quanto dovrà pagare

GROSSETO. A chi non è capitato di sbagliare a scrivere un indirizzo di posta elettronica e di vedersi tornare indietro l’email? Capita. Ma se poi sfugge la notifica del mancato recapito, e si è un ente pubblico, la cosa può finire in tribunale. E costare cara.

È quel che è successo al Comune di Grosseto nei giorni scorsi. Il Tar, Tribunale amministrativo della Toscana, ha condannato il Municipio a pagare 1. 000 euro, più gli accessori di legge a titolo di spese di giudizio, al signor Mario Tamberi, avvocato grossetano, per non avergli inviato nei termini di legge i documenti da lui sollecitati con richiesta di accesso agli atti, un diritto che ogni cittadino ha in nome della trasparenza degli atti pubblici.


I documenti in questione sono le pratiche edilizie e commerciali che riguardano la realizzazione del supermercato che la Etruria società cooperativa (non costituita in giudizio) ha aperto a fine novembre in piazza Volturno 12 a Grosseto, al pian terreno di un palazzo con appartamenti e alcuni studi, tra i quali quello di Tamberi.

L’apertura del supermercato, nei primi giorni, aveva sollevato diverse proteste tra i condomini per il carico scarico rumoroso la mattina presto e il passaggio e la sosta sul marciapiede dei camion per il rifornimento merce e ritiro rifiuti. Anche l’edicolante che ha il chiosco davanti al supermercato aveva protestato pubblicamente. Non esiste, infatti, uno stallo di carico e scarico, come confermò in quei giorni l’assessore al commercio Ginanneschi.

Le iniziali difficoltà della convivenza si sono poi appianate, la zona pedonale è stata ripristinata, la merce viene scaricata in un arco temporale limitato e concordato, e adesso pare che fili tutto liscio.

D’altro canto è diritto dei cittadini valutare l’operato dell’amministrazione e avere gli strumenti (i documenti) per fare la sua valutazione.

Da qui nasce, mesi fa, la richiesta di accesso agli atti di Tamberi. Il Comune aveva 30 giorni per rispondere.

La risposta non è mai arrivata e così l’avvocato, assistito dai colleghi Giuseppe Tamberi e Gaia Caroti, ha fatto ricorso al Tar contro il Comune, a sua volta assistito dall’avvocata Susanna Cruciani.

«Al termine della scadenza del periodo di legge, non avendo ricevuto risposta, abbiamo presentato ricorso», spiega l’avvocata Caroti.

A quel punto, però, la questione si sblocca. Il Comune, si legge nella sentenza, avrebbe sì inviato via Pec i documenti nei termini – il 9 settembre 2020 – ma l’indirizzo non era quello corretto. Fatta la correzione, la Pec giusta è infine partita, anche se ormai i termini erano scaduti.

Il 14 gennaio è arrivata la sentenza del Tar. L’invio della documentazione, riconoscono i giudici, ha fatto cessare la materia del contendere. Ma il tribunale ha comunque condannato il Comune sia per il ritardo con cui ha soddisfatto la richiesta di accesso agli atti, sia per aver mandato la prima Pec all’indirizzo sbagliato.

Dalla direzione dell’ufficio Urbanistica del Comune fanno sapere che si è trattato di un mero errore materiale di digitazione dell’indirizzo Pec.

«L’ufficio – spiegano dal Comune – si era subito attivato per rispondere alla richiesta del signor Tamberi e la convinzione era che gli atti richiesti fossero arrivati al destinatario. È successo una volta a fronte di una mole davvero ingente di Pec a cui l’ufficio risponde ogni giorno e, appena è emerso il disguido, l’ufficio ha provveduto a inviare di nuovo quanto richiesto, scusandosi con il cittadino».

Ma, alla fine, per quale motivo erano state richieste queste pratiche edilizie e commerciali? «Per una valutazione», si limita a dire l’avvocata Caroti. Senza aggiungere altro. —

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