Da Tim a Vodafone: in Maremma è iniziata la corsa al 5G

Entro fine mese entreranno in funzione alcuni amplificatori. Saranno sulla torre vicino al centro commerciale Maremà 

GROSSETO. La corsa al 5G è partita anche in provincia di Grosseto. In sordina, ma è partita. E naturalmente non poteva che prendere le mosse dal comune capoluogo. Dove, proprio in questi giorni, si sta predisponendo l’installazione della prima stazione radio base 5G in vista dell’accensione delle frequenze. Quella adiacente alla stazione di servizio della Coop al “Maremà”, sul traliccio collocato al centro di uno dei nuovi rondò.

Dietro la sigla 5G, in verità, c’è un mondo in continua evoluzione. Perché il 5G è una tecnologia che ha molte componenti, delle quali la parte relativa alle frequenze sulle bande a 700 MHz, 3, 7 GHz e 26 GHz (assegnate nel 2018 con una gara nazionale) è solo una parte del puzzle. Ciò detto l’attenzione spasmodica è sulle antenne, perché nonostante l’Istituto superiore di sanità a luglio abbia chiarito che non ci siano rischi per la salute, c’è chi continua a paventare pericoli e a seminare preoccupazione. In Toscana, peraltro, Vodafone ha già condotto a Prato una lunga sperimentazione, e recentemente ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la Regione Toscana per sviluppare nella città laniera un «Centro di competenze 5G e tecnologie innovative».


Tornando alle antenne, a Grosseto l’operatore di telecomunicazioni più avanti è Tim, soprattutto in virtù del fatto che ha già diversi tralicci e ripetitori di proprietà. Nelle scorse settimane al cantiere Telecom di via Orcagna sono arrivati molti materiali pronti per essere installati sui tralicci. Entro fine mese entreranno in funzione gli amplificatori 5G previsti sulla torre nei pressi del Maremà, a Grosseto nord-est. In particolare, le squadre dei tecnici Telecom stanno predisponendo la “Base band” da inserire negli armadietti (cabinet) alla base dei tralicci – piastre simili a una grossa scheda delle dimensioni di 40x40 cm, spesse 5cm – e i cosiddetti “Radio remote band unit” (Rru), collegati fra loro attraverso la fibra ottica.
 

Tim è più avanti di altri operatori nazionali, ma anche Vodafone e altri si stanno muovendo. Dal momento che oramai la corsa è iniziata, e il rischio è che, dal punto di vista commerciale, chi guadagni troppo vantaggio si metta nelle condizioni di fare cappotto. Anche rispetto al potenzialmente molto lucroso “internet delle cose” (IoT l’acronimo inglese: internet of things), che ad esempio consentirà di “dialogare” con molti elettrodomestici di uso comune, o con sensori, dispositivi e apparati di varia natura, anche se le prime a partire saranno le offerte commerciali per la telefonia mobile, coi diversi modelli di cellulare che possono utilizzare il 5G già sul mercato. A partire dall’iconico iPhone 12.

Quello che è sicuro, è che la tecnologia 5G è molto costosa, e richiede cospicui investimenti. Se i costi di affitto dei terreni per installare le torri su cui montare le “antenne” si sono ridotti a un quarto negli ultimi anni rispetto ai tempi d’oro, come in ogni mercato promettente, a lievitare in modo significativo sono stati i vari componenti che contribuiscono a configurare una rete 5G. Essa garantisce maggiore velocità di trasmissione dei dati e maggiore capienza di banda. Per questo gli operatori di telefonia stanno collaborando fra loro, condividendo le torri e le stazioni radio base col criterio della reciprocità.E secondo questa logica: dove ho strutture e frequenze le affitto al mio concorrente, e lui fa lo stesso con me dov’è più forte. Perché, manco a dirlo, «business is business». –

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