Rissa in centro: otto indagati, un ragazzo operato al naso

Un momento della rissa e i tavolini spaccati al Movida

Grosseto, i giovani coinvolti sono tutti grossetani che hanno tra i 18 e i 25 anni. Individuati grazie all’impianto di videosorveglianza del Comune

GROSSETO. Sono arrivati in questura come persone informate sui fatti, ne sono usciti come indagati. Sono otto, tutti giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni, tutti italiani, i ragazzi che ora dovranno rispondere del reato di rissa, per il pandemonio che hanno scatenato giovedì 7 gennaio in piazza Martiri d’Istia. Gli otto giovani sono stati anche segnalati alla Prefettura per la violazione della normativa anti-Covid: la rissa infatti è scoppiata dopo il coprifuoco, quando la città si era già svuotata. La polizia è al lavoro per definire esattamente il quadro di quanto successo quando una ventina di giovani, tra i quali c’erano anche alcune ragazze, si sono affrontati nella piazzetta che unisce via Garibaldi a via Paglialunga.

Uno dei giovani coinvolti nella rissa, e anche lui indagato, si è ritrovato all’ospedale con il naso fratturato: è stato sottoposto a un intervento chirurgico e quando è uscito dal Misericordia, è stato sentito in questura, così come gli altri ragazzi i cui nomi sono ora iscritti nel registro degli indagati. Per tutti l’accusa è di rissa.


I residenti delle vie che si affacciano sulla piazza in pieno centro, si sono affacciati alle finestre e si sono messi a gridare, chiedendo ai ragazzi che si stavano picchiando di smetterla e dando subito l’allarme alle forze dell’ordine. Le volanti della polizia, che erano a Marina di Grosseto, sono arrivate in centro insieme a una pattuglia della polizia municipale quando però i giovani si erano già dileguati.

Gli agenti hanno raccolto le testimonianze di chi aveva dato l’allarme e di chi era stato insultato proprio da quei ragazzi che, probabilmente carichi di alcol, si sono affrontati per un nonnulla. Sarebbe stata una ragazza, stando ai racconti fatti nei giorni successivi in centro storico da chi era presente quando è scoppiato il caos, a dare il via alla rissa per motivi di gelosia. Un giovane, probabilmente, voleva vendicarla: dalle parole alle mani il passo sarebbe stato breve.

Dopo il primo scontro, davanti al bar Movida dove sono stati rovesciati e spaccati alcuni tavolini e dopo che alcuni dei partecipanti si sono allontanati rifugiandosi in via Massimo d’Azeglio, il fuoco ha ripreso a bruciare. È bastato infatti che uno dei ragazzi che si era allontanato tornasse indietro e si trovasse faccia a faccia con il coetaneo con il quale aveva litigato poco prima per riaccendere la miccia. «Te devi sta zitto, ti devi levare dal c...», dice. E mentre in tre allontanano uno dei giovani, la rissa riprende e tutti si buttano in mezzo. Uno dei ragazzi viene scaraventato per terra e viene preso a calci da un altro, mentre in due gli si buttano addosso. I residenti, che hanno ripreso le varie fasi della rissa in centro da varie angolazioni, hanno consegnato i filmati agli uomini della questura che, grazie anche alle immagini delle telecamere di videosorveglianza del Comune hanno ricostruito quanto successo e hanno individuato alcuni dei responsabili, gli otto giovani che sono stati chiamati in questura ai quali poi è stato detto di nominare un avvocato che li difendesse.

Soltanto uno dei giovani coinvolti nella rissa è rimasto ferito in maniera più seria, tanto da aver bisogno di andare al pronto soccorso per essere visitato: aveva una brutta frattura al naso, è stato operato. Suo sarebbe infatti il sangue rimasto sul selciato, davanti al bar Movida che si è trovato con i tavoli rovesciati e spaccati e con una zampa di legno sporca di sangue e scaraventata fino a Strada Fanti. Probabilmente usata come arma per colpire qualcuno.

«Abbiamo chiamato i carabinieri, ora arrivano»: si sente dire così in uno dei video ripresi dall’appartamento di un palazzo di via Massimo D’Azeglio, da una donna che si era affacciata alla finestra.

Parole cadute nel vuoto, che non hanno fermato la furia dei giovani che si sono affrontati di nuovo, sotto gli occhi della telecamera di videosorveglianza del Comune e di quelle degli smartphone utilizzati dai residenti per documentare quello che stava succedendo.

Immagini che nessuno avrebbe voluto vedere in quello che da sempre è stato considerato il salotto buono della città, con i suoi locali aperti, con i palazzi storici che si affacciano sulle strade e che invece due giovedì fa si è trasformato in un delirio scoppiato appena è cominciato il coprifuoco.
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