Se la Maremma è lenta ci sarà un perché: «Troppi investimenti sono andati altrove»

Marzo 2019: il cantiere di Estra in via Pakistan dove non è arrivata la fibra ottica di Open Fibra (foto Bf)

Per l'assessore del comune di Grosseto Giacomo Cerboni il maxiprogetto Open Fiber per la fibra ottica ha portato pochi benefici a imprese e famiglie: e spiega il perché.

GROSSETO. La Maremma è un buco nero in termini di connessione alla Rete ma non per fatalità. È un dato di fatto che il divario digitale sia ancora tutto da colmare: e di questo non se ne lamenta il pensionato di Selvena che non riesce a scaricare le email, ma lo testimonia il colosso mondiale Ernst & Young che nel suo rapporto 2020 sul digital infrastructure index – cioè sulla misurazione del livello di efficienza e maturità delle infrastrutture digitali – mette la provincia di Grosseto all’83° posto sulle 107 province italiane e all’ultimo tra quelle toscane, come riportato dal Tirreno nell’edizione di ieri. È tutto ineluttabile? No, secondo una voce autorevole della giunta del governo del capoluogo: per questo risultato da maglia nera ci sarebbe (un po’) di responsabilità politica, dove per politica si intenda ciò che indirizza le scelte che hanno effetto sugli interessi pubblici. «In passato e in particolare sia dal governo di Matteo Renzi che dalla Regione Toscana, sono state disposte grandi risorse economiche per cablare il Paese – rammenta Giacomo Cerboni, assessore al bilancio e alle finanze del comune di Grosseto con delega all’innovazione e all’informatizzazione – Quindi se la Maremma è ancora in queste condizioni è indice del fatto che troppi investimenti sono andati altrove, (a Firenze e a Prato, per esempio) ed è indicatore di un certo disinteresse per il nostro territorio da parte degli operatori del mercato digitale». Vediamo dunque e per esempio che cosa la grande operazione Open Fiber – voluta proprio da Renzi – ha portato al capoluogo.

l’annunciata svolta


Era la primavera 2016 quando Renzi annunciò che avrebbe cablato l’Italia intera, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, dalle isole alle Alpi. Andò così a battesimo la società Open Fiber con Enel azionista al 50 per cento. E, pian piano, anche in provincia di Grosseto si cominciò a sbucare marciapiedi, strade, piazze per incistare la fibra ottica di Open Fiber a livello dei “sottoservizi”. Fu così, per esempio, nel capoluogo ma anche a Monterotondo Marittimo, Capalbio, Roccastrada... Il sogno sembrava essere sul punto di diventare realtà: dal salotto di casa, a Follonica come a Montieri, si sarebbe navigato alla velocità della luce. È andata così?

che delusione

Parliamo di Grosseto-capoluogo e degli effetti del piano pubblico nazionale di Open Fiber: «Innanzitutto – descrive Cerboni – la fibra ottica di Open Fiber c’è solo “dentro” la città. E non ovunque: per esempio, manca nella zona artigiano-industriale nord di via Topazio e dintorni, per la quale è stato presentato un progetto da un gruppo privato, Estra. Le frazioni di Grosseto non sono state prese in considerazione: eppure a Istia d’Ombrone, a Braccagni, a Rispescia il problema non è la velocità di connessione ma il fatto che la connessione cada perché si perde il segnale».

internet per l’estate

Idem per le frazioni a mare. «Anche a Marina di Grosseto – continua Cerboni – la fibra ottica di Open Fiber non è arrivata: qui c’è stato un potenziamento ma sempre da parte di un operatore privato, Tim», che nel 2019 ha portato la fibra ottica in riva al mare. E vediamo invece i risultati di alcuni degli investimenti della Regione: «Si sono concentrati esclusivamente – ricorda l’assessore Cerboni – su Principina a mare, frazione che si ripopola in estate, con il potenziamento della rete da parte di Infratel, società affidataria di un bando regionale».

la lettera al garante

Se a partire dagli Anni ’80 e Anni ’90 e poi successivamente il comune di Grosseto ha avviato un progressivo potenziamento della sua rete con fibra ottica per l’efficienza dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione, «non è stato colmato lo squilibrio rispetto alla connettività delle utenze domestiche e delle imprese», dice ancora Cerboni. Che durante il primo lockdown ha inviato un invito-sollecito all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e al Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom) facendo presente la necessità di potenziare la rete digitale nelle frazioni del comune: Rispescia, Alberese, Braccagni, Montepescali, Marina di Grosseto, Principina, Istia, Roselle e Batignano, per altro «ricche – ha scritto Cerboni – di piccole aziende che mai come oggi hanno necessità di una riduzione dei disservizi, del potenziamento dei segnali e dell’aumento della qualità e dell’offerta dei servizi fruibili». Fare qualcosa, come ha scritto l’assessore, è anche «un dovere morale».