La dimettono dall’ospedale e muore. La figlia: «Vorrei che non accadesse più»

L’anziana era stata portata a casa dal 118: aveva passato due giorni in osservazione per una lesione vertebrale

GROSSETO. In pochissimi minuti, è passata dalla felicità di avere di nuovo sua madre a casa, nel suo letto, al dolore di vederla morire sotto ai suoi occhi, appena dimessa dall’ospedale. È successo in città, ormai più di un mese fa. Ma la figlia della donna, che aveva 89 anni, ha voluto raccontarlo, nonostante si sia rifiutata di presentare un esposto alla magistratura. «Non mi interessava fare causa a nessuno – dice con la voce rotta dal pianto – Vorrei solo che tragedie come questa non accadessero più. Soprattutto se qualcuno ha sbagliato».

Per raccontare cosa sia successo, bisogna tornare indietro nel tempo, al 5 dicembre, quando l’anziana, che aveva un forte dolore a una gamba e sudava freddo, è stata portata al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia. «Avevo chiamato il nostro medico di famiglia, che mi aveva detto di farla portare all’ospedale, perché temeva che mia madre si fosse procurata una frattura – dice la figlia – È stata due giorni in ospedale, io non sono potuta entrare a trovarla ma ho parlato con il medico al telefono». La diagnosi formulata è stata quella di una lesione vertebrale. «Dopo due giorni hanno riportato mia madre a casa – dice ancora la donna – Gli operatori del 118 non l’avevano sistemata sulla barella rigida, ma l’hanno portata su con lo strapunto. Sapendo però che aveva una lesione vertebrale e che il medico, al telefono, si era raccomandato che le facessi realizzare un busto per sostenere la sua colonna vertebrale, mi è sembrato strano». Appena messa sul suo letto, l’anziana si è rivolta alla figlia. «Mi ha soltanto detto: “ahi” – dice – poi è spirata».


La donna ha chiamato immediatamente il 118, spiegando alla centrale operativa quello che era appena successo. «Mi hanno risposto che non era possibile – dice ancora – E invece appena sono tornati indietro con l’ambulanza e l’auto medica, non hanno potuto fare altro che constatare la morte di mia madre». La donna non ha voluto presentare un esposto. «Mia mamma voleva essere cremata – dice – e così è stato». L’Asl, appena venuta a conoscenza della tragedia, ha ripercorso il caso verificando di nuovo le informazioni contenute nella cartella clinica della paziente.

«Dopo una serie di accurati accertamenti (visite, esami diagnostici, esami del sangue e persino un teleconsulto con le Scotte di Siena) – spiega l’Asl in una nota – è stata evidenziata una lesione vertebrale di lieve entità per la quale l’ortopedico ha prescritto l’utilizzo per un breve periodo di un dispositivo specifico. Terminato l’iter diagnostico-terapeutico, la signora è stata dimessa e accompagnata a casa in ambulanza». I volontari hanno poi accompagnato l’anziana fino dentro all’abitazione «utilizzando tecniche di immobilizzazione idonee al caso. Infatti, una volta fatta la diagnosi, se il paziente ha un bilancio lesionale che lo rende dimissibile a domicilio, come nel caso della signora, il trasposto spesso avviene in ambulanza e con tecniche diverse rispetto all’arrivo in pronto soccorso – spiega ancora l’Asl – quando non conoscendo ancora le effettive condizioni di salute, si applicano per precauzione presidi di immobilizzazione (prevalentemente collare e asse spinale). Alla dimissione dall’ospedale, l’asse spinale non necessita di essere usata se non in casi particolari come le lesioni gravi e instabili, mentre il paziente affetto da frattura vertebrale stabile, come il caso in questione, non necessita del posizionamento su una struttura particolare». —

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