GROSSETO. Così tante persone non si vedevano da tempo per lo shopping in centro storico. Corso Carducci gremito, piazza Dante puntellata di coppie e famiglie, le viuzze intorno piene zeppe da faticare a farsi strada senza sfiorarsi. Sembrava di essere tornati indietro nel tempo, agli anni in cui il passeggio per eccellenza era quello nel salotto della città e non nelle nuove periferie commerciali.
E invece quella che pubblichiamo in alto è l’istantanea di ieri pomeriggio, domenica 6 dicembre dell’anno della pandemia da Covid-19, scattata verso le 17,30. Nel primo giorno di riapertura dei negozi cosiddetti “non essenziali” – abbigliamento, scarpe, accessori, articoli da regalo – niente ha frenato i maremmani dal riversarsi in strada e riempire le attività. Non il meteo (pioggia e vento dal mattino) né il timore del virus. Un’istantanea che stride con le regole e le raccomandazioni di distanziamento sociale per evitare il propagarsi del virus. Ma tant’è.
Il primo giorno di “liberi tutti” dopo tre settimane di clausura ha davvero svuotato le case. Forse a causa di un lieve abbaglio daltonico che ha fatto intendere la zona arancio come un semaforo verde. O forse per la concomitante chiusura dei centri commerciali imposta dalle norme anti-Covid (restano chiusi nei festivi e prefestivi) che ha regalato un interessante esperimento commercial socio-culturale, e forse anche antropologico, che la dice lunga circa l’impatto dello shopping “ai bordi” della città sui negozi di vicinato.
Un effetto “ritorno” che non sfugge a François Mirolli, dell’omonima gioielleria in cima al Corso: «Veniamo da un mese di lockdown e risentiamo in modo favorevole del fatto che i centri commerciali siano chiusi. Speriamo che ci sia sensibilizzazione a non comprare su Internet. Purtroppo con il lockdown è un’abitudine che si è rafforzata».
Tra vetrine scintillanti e qualche sacchetto al braccio, se non fosse stato per le facce nascoste dalle mascherine il pomeriggio di ieri sembrava proprio una qualunque domenica prenatalizia di un tempo pre-Covid. O forse, a ben vedere, è ancora presto per dirlo.
«La gente in strada è tanta ma, a parte il tempo che non ha aiutato, è presto per dire che va bene – dice Luca Cianci, titolare dell’omonimo negozio di scarpe in via Galilei –. Io qualche vendita l’ho fatta, ma niente di che. La gente è come intorpidita, come appena uscita da una bolla: non credo per paura del virus, quanto perché non ci sono soldi. Mi auguro che avvicinandosi a Natale ci sia la possibilità di lavorare di più. O almeno di lavorare».
Analisi condivisa da Franco Francioli, per tutti “Dindino”, titolare dello storico negozio di cappelli sotto i portici di piazza Dante. Nonostante si fatichi a pensare a qualcosa di meno indispensabile, in inverno, di un cappello, anche Francioli aveva dovuto tener chiuso. «La giornata di oggi (ieri)? Un po’ ferma – dice – per la pioggia, ma soprattutto per la poca disponibilità di moneta. La crisi c’è per tutti».
Contenti, invece, al Poli Store 1911 in corso Carducci, uno dei negozi della galassia Poli in città, che proprio all’inizio di quest’anno, poco prima della pandemia, aveva avviato il progetto di allargarsi. «Come prima giornata va bene, la situazione era pesante – dice Patrizio Poli –. Fa piacere vedere che la gente abbia voglia di uscire. Tanti nostri clienti sono venuti a dirci: “Finalmente siete riaperti”».
Quello di ieri è stato un ritorno, in un certo senso, anche per le tabaccherie. Che sono sì sempre rimaste aperte, ma solo per vendere sigarette, non tutto il resto della merce, come i begli articoli da regalo, i prodotti per il fumo, gli accessori per una raffinata toilette della Tabaccheria Soldati, sempre in corso Carducci. «Sigarette e asporto del bar: solo questo in queste settimane – dice Giovanna Soldati –. Lo ammetto: oggi ho avuto una sensazione bella venendo in centro e vedendo la gente in giro. Il timore per il virus c’è, ma credo che ora più che mai debba esserci prudenza, non paura».
E i clienti? «Siamo venuti a fare shopping natalizio, a comprare cose essenziali per il Natale», dice Elena, arrivata da Ribolla con il marito Simone e la loro bambina Isabel. Insieme a loro gli amici Bernardo e Nancy con loro figlio Luigi. Regali per i bambini, un pensierino per i genitori, addobbi e prodotti per sanificare la casa prima di fare l’albero sono il loro shopping “ritrovato” dopo il lockdown. «Per i bambini è stata dura stare a casa – dice ancora Elena – ma per lo meno stavolta, rispetto a primavera, potevano andare a scuola». Andare in giro per negozi è il primo regalo di queste feste. —
