Un positivo, Asl e questura allo stadio: il match ha rischiato di finire come Juve-Napoli

Pomeriggio al cardiopalma: la partita del Grosseto contro il Livorno in forse fino agli ultimissimi minuti prima dell’inizio 

GROSSETO. La partita del Grosseto contro il Livorno, ieri, 21 novembre, ha rischiato di trasformarsi un caso-fotocopia di Juve-Napoli. Dalle conseguenze ancora più drammatiche per i maremmani.

A quattro minuti dal fischio d’inizio non solo non c’era alcuna certezza che il match si sarebbe disputato, cosa che poteva significare per il Grosseto perdere a tavolino la partita 0-3 e vedersi tolto un punto. Ma sulla società e i suoi vertici è rimasto appeso lo spettro di una denuncia penale per violazione della quarantena, una contestazione gravissima che avrebbe avuto risvolti non certo indolori per il futuro della squadra. Squadra che, a sua volta, ha rischiato di finire in quarantena per dieci giorni e di non poter disputare le prossime due partite. Insomma, un disastro su tutti i fronti.


Un disastro fortunatamente scampato, è il caso di dirlo, in zona Cesarini, grazie a una Pec dell’Asl che, a tre minuti dall’inizio, ha sciolto il groviglio e ha consentito di giocare. E di vincere.

Tutto è cominciato venerdì alle 12,30 quando sono arrivati i risultati dei tamponi di routine che la società aveva fatto fare il giorno prima a giocatori e staff (cinquanta persone in tutto). Un giocatore è risultato positivo.

«Sono tamponi che facciamo fare a un laboratorio privato – spiega il presidente Simone Ceri – e siccome in passato, per un giocatore delle giovanili, l’Asl ci ha fatto delle contestazioni su questi tamponi, per scrupolo abbiamo fatto rifare il tampone attraverso l’Asl stessa».

Nel frattempo la società mette in atto il protocollo della Figc. Il gruppo viene messo “in bolla”, cioè in isolamento, in un hotel di Marina e venerdì sera alle 21,30 vengono prelevati nuovi tamponi.

L’indomani, ieri, arriva il risultato del tampone eseguito dall’Asl sul giocatore positivo. L’esito è confermato.

È qui che la vicenda comincia a correre su due binari paralleli, ma a differenti velocità. Da un lato le procedure previste dal protocollo Ficg vedono i giocatori già isolati e di nuovo tamponati. Dall’altro l’Asl avvia solo in quel momento l’iter non solo per l’isolamento del giocatore positivo, ma per la quarantena di tutta la squadra. Tutta.

«Ho iniziato a ricevere una raffica di Pec dall’Asl, una per ogni giocatore che veniva messo in quarantena – dice il direttore generale dell’Us Grosseto Filippo Marra Cutrupi –. Non riesco a dire come mi sono sentito, quello che ho provato. Ho telefonato subito alla Lega Calcio per chiedere di spostare la partita. Mi hanno detto un “no” secco, e di sentire il Livorno. Ho telefonato al Livorno, ma anche loro non hanno voluto rinvii». Il Grosseto ottiene solo di iniziare alle 17,30 invece che alle 15.

A questo punto la società ha davanti a sé un solo scenario: perdere a tavolino, vedersi decurtato un punto e avere tutta la squadra in quarantena per almeno dieci giorni, più uno di attesa del risultato del tampone. Insomma, altre due partite saltate. «Sarebbe stato il disastro, avrebbe significato essere fuori dal campionato», dice Ceri.

La corsa sul binario del protocollo Ficg, però, guadagna tempo. I tamponi prelevati al gruppo Grosseto danno, ieri intorno alle 14,30, tutti esito negativo. «A quel punto io ho mandato lo stesso la squadra allo stadio – dice Marra Cutrupi –. Abbiamo seguito alla lettera il protocollo, i risultati erano negativi: eravamo in regola».

Sennonché in questa corsa contro il tempo arriva la telefonata della questura. «Me lo hanno detto chiaramente: “Se i giocatori scendono dal pullman si procede con la denuncia”», dice il direttore generale. Che per la seconda volta chiama la Lega. «Irremovibili», dice. È sabato pomeriggio, la partita sarebbe dovuta cominciare di lì a poco. Che fare? Come uscirne?

È a questo punto che nella corsa scende in campo l’elemento della ragionevolezza.

«La questura, a cui devo fare i complimenti per come ha gestito la cosa, ha chiamato l’Asl – spiega Marra Cutrupi – ha spiegato la situazione e ha fatto venire un funzionario allo stadio». Alle 16,30 si convoca su due piedi una riunione tra Asl, società, questura e un rappresentante della procura federale. La società presenta le ricevute dell’albergo dove i giocatori sono stati messi “in bolla”, le ricevute e gli esiti dei tamponi. Circa 2.600 euro in tutto. «Abbiamo dimostrato di aver fatto le cose come si deve”, dicono Ceri e Marra Cutrupi. Alle 16,50 il funzionario dell’Asl viene riaccopagnato a Villa Pizzetti, sedi dell’azienda sanitaria.

Intanto in sala stampa allo stadio si rincorrono le voci. Le formazioni non sono state consegnate, non si capisce se i giocatori abbiano fatto il riscaldamento. In sostanza non si sa se la partita si gioca, se ci sarà un ulteriore rinvio alle 18,15 o cos’altro. Le lancette, intanto, corrono. Corrono per lunghissimi trentasette minuti.

Alle 17,27, finalmente, arriva la revoca ufficiale della quarantena per il Grosseto. I giocatori entrano in campo. Giocano. E al 93’ vincono una partita che ha dell’incredibile.

«Il protocollo della Figc viaggia a una velocità l’Asl a un’altra. È un periodo duro per tutti, non ce l’ho con nessuno. Ma è stato davvero allucinante. Non sono neanche riuscito a vedere il secondo tempo…», dice Ceri.

«Io? No, non riesco a descrivere quello che ho passato. Non ho nemmeno visto la formazione della squadra avversaria – dice Marra Cutrupi –. Dopo Juve-Napoli bisognava mettere mano alla questione, allineare le procedure. Non si è fatto. Noi oggi (ieri) abbiamo forzato la mano, pur nel rispetto del protocollo. E alla fine abbiamo giocato. Ma è stata dura. Da non credere». —


 

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