Cinquant’anni fa la strage dello Sbirro: Batignano ricorda Leo, Evio e Piero

Nella foto partendo da sinistra Evio Falchi, Leo Danubi e Piero Lorenzini

Nel 1970 i tre giovani amici morirono in un incidente. Dopo mezzo secolo, il 5 dicembre si celebra una messa in suffragio

BATIGNANO. Quei tre volti, nelle foto in bianco e nero, emergono nitidi dal passato, “bucano” il tempo, sembrano ancora parlare a noi. È trascorso mezzo secolo ma la ferita non si è mai cicatrizzata, il dolore resta. Il 4 dicembre del 1970 si consumò una “strage” lungo la strada provinciale dello Sbirro.

Tre ragazzi di Batignano morirono in un incidente stradale. Andavano in macchina a ballare a Ribolla, erano spensierati e felici. Si chiamavano Galileo (detto Leo) Danubi, Evio Falchi e Piero Lorenzini; i primi due avevano 18 anni, il terzo 17. La loro morte fu una grande tragedia collettiva che sconvolse le famiglie e segnò per sempre una comunità. Oggi - dopo 50 anni - parenti e amici batignanesi vogliono ricordare i tre giovani con una messa in suffragio nella chiesa del borgo, che sarà celebrata sabato 5 dicembre alle ore 16, con tutte le restrizioni legate all’epidemia.

Mezzo secolo di dolore. Il Covid non frena la memoria e sono ancora in molti a ricordare quella sera del 4 dicembre del ’70 quando Leo, Piero ed Evio viaggiavano a bordo di una Giulia 1300 insieme ad altri due ragazzi, uno dei quali (Gualtiero Migliorini, 22 anni) era al volante mentre l’altro (Graziano Corridori, 17 anni come Lorenzini) seduto accanto al guidatore. L’incidente successe alle 21,30 a metà strada della provinciale dello Sbirro, tangenziale in asfalto che unisce la statale Senese da Roselle fino alla vecchia Aurelia, la sp 152 che va da Grosseto a Braccagni. Si consumò all’altezza della curva del “cavallo dell’acqua”, così chiamata perché i contadini ad attingere acqua per bere in una fontana, sulla sinistra per chi procede verso l’Aurelia.

Gli amici – come ricordano le cronache del 6 dicembre del nostro giornale (all’epoca “Il Telegrafo”) – “si erano incontrati prima in un caffè di Batignano, e poi avevano deciso di andare a Ribolla a ballare in occasione della celebrazione di Santa Barbara”. L’auto era proprietà del fratello di Migliorini, che si era sposato a ottobre e l’aveva acquistata a novembre per il viaggio di nozze. Gualtiero la prese in prestito quella maledetta sera, caricando a bordo gli amici. Danubi, Falchi e Lorenzini seduti nei sedili posteriori morirono; Migliorini e Corridori che stavano invece davanti si salvarono, il secondo addirittura restò illeso. Stando ai rilievi e alle cronache dell’epoca, la causa «pare fosse da attribuirsi alla velocità: si parla di 120-130 chilometri all’ora».

Le ore successive a quel tragico fuoristrada furono pesanti come macigni. «Nessuno in paese voleva crederci – raccontano alcuni abitanti – Quella notte, appena saputo di un incidente, molte famiglie corsero in ospedale, che all’epoca era in via Saffi, per verificare se si trattasse dei loro figli; molti di noi seppero di Leo, Piero ed Evio la mattina dopo e fu uno choc. Parlare di 3 ragazzi di Batignano significa, tra una parentela e l’altra, comprendere le famiglie di un intero paese».
La notizia ebbe un’eco spaventoso, si fermò il campionato; ma anche oggi la memoria non è morta. Neppure dopo mezzo secolo. —

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