Concessioni balneari: ricorso contro la proroga al 2033

La spiaggia di Senzuno a Follonica

Una società  campana contro la scelta del Comune di Follonica. Ma potrebbe non essere un caso isolato

FOLLONICA. I balneari di Follonica speravano di poter parlare di rinnovo delle concessioni demaniali tra molti anni, nel 2033. Ma un ricorso presentato lo scorso 6 novembre da una società di Portici, in provincia di Napoli, potrebbe rimettere tutto in ballo.

La Perelli srl di Giorgio Morelli ha infatti presentato un ricorso al presidente della Repubblica impugnando la delibera con la quale il commissario prefettizio Alessandro Tortorella aveva approvato l’estensione delle concessioni demaniali al 2033.

Quella di Follonica è stata una decisione che fa eco a quelle prese da tutti i Comuni che si trovano sulla costa; ed è stata accolta con molto favore dai 37 stabilimenti balneari del golfo. La proroga concessa da Tortorella è stata resa possibile dalla legge 145/2018 – dell’ex ministro Centinaio – che metteva al sicuro gli imprenditori locali del settore balneare estendendo, fino al 31 dicembre 2033, le concessioni demaniali che sarebbero andate in scadenza il 31 dicembre di quest’anno. Una legge, la 145/2018, che va in conflitto con il principio eurocomunitario risalente alla direttiva Bolkenstein del 2006, la quale prevede che, quando ci sono un numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività, ma vi è anche un limite per la scarsità di risorse naturali e delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri sono tenuti ad applicare la procedura di selezione tra i candidati potenziali.

La direttiva Bolkestein prevede poi che le concessioni demaniali marittime debbano essere assegnate con gara pubblica. Insomma, di fatto è stata applicata la legge nazionale che è però in contrasto con la norma del diritto europeo. Da qui il ricorso presentato dalla società di Portici contro la delibera sul rinnovo. Il caso di Follonica non è però l’unico: in Italia stanno spuntando ricorsi in molti Comuni costieri e anche a Castiglione della Pescaia il Comune ha ricevuto un’osservazione in merito alla questione.

Le tante estensioni già concesse espongono però l’Italia ad un rischio, come spiega l’avvocato grossetano Giovanni Gori , esperto in materia: «Molto probabilmente saremo condannati di nuovo dalla corte di giustizia dell’Unione europea, perché con questi rinnovi non è stata rispettata la Bolkenstein. La lettura che è stata data in Italia sembra essere quella del “chi è nato balneare muore balneare”. Per questo la corte di giustizia ci ha già condannato a pagare una sanzione pecuniaria consistente».

Di fronte al ricorso presentato dalla società, il Comune di Follonica ha ritenuto opportuno opporsi, affinché il contenzioso venga trasposto al Tar della Toscana. Per questo motivo il Comune ha deciso di costituirsi in giudizio. Rivolgersi al Tar permette infatti di avere la possibilità del doppio grado di giudizio, un’opportunità che il Comune non vuole perdere. Se il ricorso venisse accolto decadrebbe il rinnovo delle concessioni demaniali al 2033, che scadrebbero, quindi, il prossimo 31 dicembre.

Un’ipotesi che mette a rischio tutti i gestori degli stabilimenti di Follonica: in questo caso il Comune dovrebbe infatti aprire una nuova gara pubblica per tutte le concessioni presenti nel tratto di costa a lui afferente, alla quale potrebbero partecipare società da ogni parte d’Europa. Questo perché per i beni del demanio le gare devono essere aperte anche al di fuori dei confini nazionali.

Di fronte a questo scenario Eugenio Franceschi del sindacato balneari Follonica si dice ottimista: «Al momento questa questione non ci tocca più di tanto», dice. «Le concessioni sono già tutte in fase di estensione e la prossima settimana verrà apposto il timbro ufficiale. Tutto può succedere ma il rischio credo non ci sia, anche perché l’80 per cento dei Comuni in Italia ha già esteso le concessioni e il presidente della Regione ha confermato la validità della legge 145/2018. Insomma, per ora grosse preoccupazioni non ne abbiamo». —

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