Fiumi di cocaina dalla Colombia in città Due narcotrafficanti portati in carcere

Altri due spacciatori sono stati messi ai domiciliari: uno di loro gestiva un locale, vendevano al minuto La droga, preparata nell’appartamento della sparatoria di Natale, veniva poi spedita a Napoli

grosseto

Ci sono un colombiano e un venezuelano ancora da trovare, un italiano che al momento sarebbe scappato all’estero, due dominicani residenti a Grosseto ai domiciliari da ieri e due uomini, entrambi di origini napoletane (ma uno vive in città) che sono stati portati in carcere dagli uomini della squadra mobile della questura. Non è la sceneggiatura di una serie tv sui narcos: è la realtà, quella cristallizzata nelle quarantacinque pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Giovanni Muscogiuri, su richiesta della Procura. Un’indagine, coordinata dai sostituti procuratori Giampaolo Melchionna e Giovanni De Marco che è cominciata la sera in cui sono stati tirati giù dal letto, due giorni prima di Natale, per una sparatoria appena avvenuta in via della Pace. Grosseto, quella sera, aveva fatto i conti con uno spaccato di criminalità sconosciuta fino ad ora: Bernard Edikson Genao, il dj ventinovenne dominicano che abitava in un appartamento in via della Pace dove la sera del 23 dicembre dell’anno scorso era avvenuto il litigio finito poi con l’omicidio di Omar Sar, 33 anni, senegalese, abitante a Bergamo; e con il tentato omicidio di Mor Talla Diop, 41 anni, anche lui senegalese, abitante a Brescia, rimasto ferito in quella circostanza, stava trattando con tre uomini la vendita di due chili e duecento grammi di cocaina.


Un fiume di cocaina, che arrivava purissimo direttamente dalla Colombia, spesso in forma liquida. Le bottiglie venivano imbarcate sull’aereo che atterrava a Fiumicino. Poi, una volta portate a Grosseto, in forma liquida, venivano “cucinate” nell’appartamento di via della Pace. Ad occuparsi della trasformazione della cocaina era uno dei due sudamericani arrivati dalla Colombia: come l’Heisenberg della serie tv “Breaking Bad”, l’uomo, ricercato dalla polizia, trasformava la cocaina liquida in polvere mantenendo un grado di purezza elevatissimo che permetteva poi a Genao di tagliare e quasi raddoppiarne il peso. La sera della sparatoria, il giovane dj dominicano, stava trattando la vendita di 2 chili e 200 grammi di stupefacente ai tre senegalesi arrivati dalla Lombardia.

Quella della sera dell’omicidio, è risultata essere risulta essere solo una parte di quella arrivata direttamente a Grosseto dalla Colombia tra novembre e dicembre e consegnata a Genao, che, secondo le indagini della Procura, gestiva il traffico con un trentatreenne originario di Napoli ma residente a Grosseto: si tratta di Ciro Miraglia, che ieri è stato portato al carcere di Massa Marittima. A Grosseto in soli due mesi, i due avevano fatto arrivare cinque chili di cocaina purissima che era stata poi tagliata e rivenduta nel napoletano. L’altro arresto fatto dalla squadra mobile ieri, riguarda infatti un trentasettenne napoletano, Giuseppe Apice (difeso da Carlo Ercolino), che ieri è stato portato a Poggioreale.

Il colombiano e il venezuelano, uno di 25 anni e uno di 49, erano stati a Grosseto. Il primo risulterebbe infatti essere il supervisore per conto di alcuni colombiani della regolarità delle compravendite di cocaina. Il garante, quello che arrivava a Grosseto e si presentava come l’uomo del “cartello” che faceva arrivare la cocaina in città. Era qui anche il giorno dell’omicidio: nei giorni precedenti e in quelli successivi, aveva alloggiato in alcuni alberghi in città.

Il secondo, oltre ad aver portato parte dello stupefacente a Bernard Edickson Genao, era il cuoco: era l’Heisenberg della situazione, quello che trasformava, attraverso un processo chimico, la cocaina liquida in polvere proprio all’interno dell’appartamento di via della Pace 203 a Grosseto dove è poi scoppiata la lite che ha preceduto l’omicidio.

Dopo essere stata tagliata, una parte consistente della cocaina (pari a 4 chili), sarebbe stata ceduta, grazie all’intermediazione di Miraglia (difeso da Barbara Fiorini), che era già indagato per favoreggiamento nella fuga di Edickson, a persone italiane residenti in Campania ( Apice) ed in Basilicata, individuandosi come base logistica dell’intera operazione Grosseto.

Qualcosa, comunque, sarebbe rimasto anche a Grosseto:José Marte Genao, 51 anni e Pablo Acosta Manon, 28 anni, sono i due dominicani che vivono a Grosseto e che da ieri sono ai domiciliari per spaccio. Loro si erano fatti un giro proprio, in città.

Acosta Manon, difeso dall’avvocato Valentina Cech, era già stato indagato per favoreggiamento della fuga dell’autore dell’omicidio e arrestato dopo essere stato trovato in possesso di 32,75 grammi di cocaina, quasi altrettanti di mannitolo per tagliarla, un bilancino di precisione e 975 euro in contanti. Insieme a José Genao Marte (difeso da Marco Biagioli), zio del dj finito in carcere per l’omicidio, i due avrebbero messo su un’«abituale, professionale e disimpegnata» attività di spaccio nel locale che quest’ultimo gestiva.

Nel corso delle indagini sono state arrestate in tutto nove persone e sequestrati 90,55 grammi di cocaina. —