Tumori, nuove cure dallo studio del Dna. Terapie su misura per decine di pazienti

Carmelo Bengala

Il polo oncologico del Misericordia fa parte del network di centri specializzati in cui verrà applicato il progetto Rome Trial.

GROSSETO. C’è una nuova chance di cura per chi combatte la propria battaglia contro il cancro. Arriva da uno studio che si inserisce nel solco del profondo cambiamento che sta subendo ormai da anni l’oncologia, e che consentirà a 1.200 pazienti in tutta Italia e, potenzialmente, a diverse decine di pazienti che sono in cura al polo oncologico dell’ospedale di Grosseto, di essere sottoposti a nuove cure altamente personalizzate. Parliamo dello studio Rome Trial, promosso dall’Università La Sapienza di Roma, dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Fondazione per la Medicina personalizzata-Fmp, che è «assolutamente unico nel panorama mondiale, sia per la sua capacità di innovazione che per la sua complessità», nota Paolo Marchetti, presidente della Fmp e professore ordinario di oncologia medica alla Sapienza. Il trattamento verrà individuato in base alla presenza di alterazioni molecolari e non in funzione dell’organo o del tessuto da cui si origina la neoplasia: è questa la grande portata innovativa dello studio, capace di cambiare radicalmente l’approccio e la prospettiva di cura dei tumori. Rome Trial coinvolge 41 centri oncologici e il polo oncologico di Grosseto appartiene a questo network, in quanto centro ad alta specializzazione capace di fare ricerca; e Carmelo Bengala, direttore dell’unità operativa complessa di oncologia medica dell’ospedale Misericordia di Grosseto (oltreché coordinatore regionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica– Aiom Toscana) è uno dei principali ricercatori.

«È uno studio rivoluzionario in ambito oncologico – spiega Bengala – in quanto l’oggetto di esso non sono le patologie legate all’organo ma le alterazioni molecolari e genetiche delle cellule tumorali e lo studio sul Dna presente nel sangue circolante. Mai prima d’ora, si era studiato così approfonditamente la possibilità di curare i pazienti sulla base del patrimonio genetico».


I pazienti oncologici non dovranno più sottoporsi a una biopsia del tessuto; tramite invece un prelievo del sangue il loro materiale biologico potrà essere utilizzato per fare lo stesso tipo di analisi che fino ad oggi vengono eseguite sulla base di una biopsia convenzionale. Così non solo «si eviterà la biopsia chirurgica – spiega ancora Bengala – ma il prelievo del sangue consentirà una maggiore facilità nella diagnosi. E, con prelievi successivi, sarà più semplice controllare l’andamento della malattia; sarà più facile sia la scelta terapica che il monitoraggio del trattamento».

Con uno studio molecolare si possono individuare terapie personalizzate: «Si potrà così realizzare davvero la cosiddetta “oncologia di precisione” – nota Bengala – Si utilizzeranno test genetici per determinare il “farmaco giusto”, cioè il farmaco che offre la miglior chance di efficacia, quello con la miglior possibilità di funzionamento ma anche quello meno tossico, pensiamo, per esempio, agli effetti della chemioterapia». Lo studio dell’alterazione molecolare, poi, può essere “applicato” a qualsiasi tipo di tumore: da quello al polmone a quello al seno. Perché l’obiettivo è: colpire – bloccare – l’alterazione molecolare che causa il tumore.

Lo studio è pensato per quei pazienti il cui tumore è già in fase metastatica – avanzata, dunque – e che non hanno ottenuto particolari benefici dai trattamenti convenzionali. «Saranno selezionati nelle prossime settimane – dice Bengala – e potranno essere anche diverse decine. Ci sono requisiti che devono essere soddisfatti: la scelta verrà fatta sulla base delle alterazioni molecolari, delle risposte alle terapie a cui sono stati precedentemente sottoposti e delle comorbidità», ovvero, la presenza di più patologie nello stesso paziente; lo studio delle alterazioni genetiche del resto consente di indagare anche le interazioni con altri farmaci (oltre a quelli per il decorso della patologia “principale”) che il pazienze deve necessariamente assumere.

Attraverso la specifica valutazione genomica, due saranno i percorsi di cura per questi pazienti: i trattamenti farmacologici “a bersaglio molecolare” che possono entrare all’interno della cellula tumorale, interferire con la sua capacità di crescere e moltiplicarsi e ostacolarla, senza intaccare le cellule sane, e i farmaci immunoterapici che possono agire in maniera mirata e “personalizzata”.
 

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