Nuovo Dpcm, 26 sindaci della Maremma alla carica: "Nei piccoli comuni basso rischio di contagio" 

La critica: «Fissare alle 18 la chiusura di bar e ristoranti è incompatibile coi nostri centri abitati»

GROSSETO. «Le norme non rispettano la realtà, specie quella dei piccoli Comuni». Questo il succo del pensiero di 26 sindaci (su 28 in totale) della provincia di Grosseto che fanno appello al presidente del consiglio Giuseppe Conte per la revisione del Dpcm sulle chiusure di bar e ristoranti alle ore 18 e altre misure nei piccoli Comuni. La missiva indirizzata al prèmier, sottoscritta da amministratori "bipartisan" e di comuni piccoli e più grandi su iniziativa del sindaco pitiglianese Giovanni Gentili, è spedita per conoscenza al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

Chi ha firmato

I primi cittadini firmatari sono quelli dei comuni di Pitigliano, Santa Fiora, Grosseto, Scarlino, Follonica, Capalbio, Castel del Piano, Isola del Giglio, Civitella Paganico, Follonica, Semproniano, Magliano in Toscana, Campagnatico, Orbetello, Monterotondo Marittimo, Castiglione della Pescaia, Cinigiano Roccastrada, Castell’Azzara, Manciano, Gavorrano, Seggiano, Roccalbegna, Arcidosso, Sorano, Massa Marittima, Montieri. Non hanno aderito i sindaci di Monte Argentario e Scansano.

«L’Italia è una nazione complessa e diversificata, la tipologia delle relazioni sociali è conseguente a un territorio fatto di aree urbane, ma in prevalenza da piccoli Comuni con borghi e centri scarsamente abitati. Il distanziamento fisico è in questi luoghi una condizione normale dettata dalla bassa e anche bassissima presenza umana - scrivono i sindaci - La vita dei nostri Comuni è basata su tante piccole cose e sono i bar e i ristoranti a rappresentare il tessuto fragile, ma socialmente importante che mantiene un’economia basata su turismo, prodotti di qualità e servizi. Le norme, per essere buone norme, devono basarsi su una corretta analisi di dove e come verranno applicate. Quelle del Dpcm, in cui viene fissata una generalizzata chiusura degli esercizi pubblici alle ore 18, sono regole che non rispettano la realtà e in particolare quella della popolazione dei Comuni più piccoli. Il nostro è un appello alla riflessione del presidente del consiglio. La crisi legata alla pandemia sarà lunga, non vogliamo che sia caratterizzata da una superficiale applicazione delle iniziative di contrasto. Riteniamo che fissare alle ore 18 l’orario di chiusura di bar e ristoranti, così come la chiusura di altre attività, non sia compatibile con la realtà presente nei nostri centri abitati; che sia giusto diversificare le limitazioni in base alle realtà dei territori e al diverso andamento epidemiologico, rapportando il numero dei contagiati a quello degli abitanti, considerando anche la densità demografica e la situazione dei territori limitrofi; ogni volta che si decidono iniziative come quelle contenute nel Dpcm che incidono con le attività commerciali ed economiche si debbano prevedere congrui indennizzo».

Il sindaco Vivarelli Colonna rincara: «È giusto diversificare le limitazioni in base alle realtà dei territori e al diverso andamento epidemiologico, rapportando il numero dei contagiati a quello degli abitanti, considerando la densità demografica e la situazione dei territori limitrofi».

Chi non ha firmato

Non la pensano così i "non firmatari". Franco Borghini (Argentario) contattato al telefono risponde: «Non ho firmato perché penso che l’emergenza sia grave. Io condivido i termini del decreto, e se proprio dovessi criticarli sarebbe perché sono troppo permissivi». Anche il sindaco di Scansano Francesco Marchi non ha firmato, ma si riserva di commentare nei prossimi giorni.

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