Preso a calci da un gruppo di ragazzini in strada. Il figlio racconta la folle scena

Orbetello, una ventina di giovani semina caos in centro: 64enne viene aggredito e finisce in ospedale. Spintonato anche il figlio

ORBETELLO. «Un ragazzino mi ha dato una spinta e mi ha fatto cadere sul cofano di una macchina parcheggiata. Mio padre, di 64 anni, è stato gettato a terra, spinto da dietro, ed è stato preso a calci». Ha perso conoscenza, si è procurato un occhio nero, escoriazioni al volto, contusioni, calci nel corpo.

È questo il bilancio di una notte di follia culminata con una rissa, scoppiata nella notte fra lunedì e martedì in piazza Cortesini a Orbetello. Protagonista una banda di circa 15 ragazzini; vittime padre e figlio che chiedevano solo un po’di quiete. Un epilogo drammatico, e forse annunciato, per una storia che si trascina da anni. A farne le spese sono stati Andrea Iacomelli, 64 anni, finito all’ospedale con una prognosi di 10 giorni, e il figlio Francesco, 36 anni, ferito anche lui ma in maniera più lieve, con 3 giorni di prognosi. Proprio Francesco, da anni, va segnalando che gruppi di ragazzi di notte urlano sotto la sua finestra, in pieno centro a Orbetello, turbando le notti degli abitanti e - stavolta - addirittura compiendo gesti violenti verso chi ha provato a farli desistere.

Sabato sera, dunque, inizia tutto verso le 23. Stesso copione. Ci sono di nuovo i gruppetti di ragazzini che si divertono a fare baccano, con urla e schiamazzi senz’alcun rispetto per chi dorme, al punto che lo stesso Francesco si vede costretto a modificare le proprie abitudini, dormendo nel pomeriggio per recuperare il sonno arretrato. Stanco di sentire i coretti, l’uomo contatta il padre che abita a Monte Argentario, e gli chiede aiuto. Pochi giorni fa gli racconta pure che domenica sera è stato "minacciato" da uno di loro, e la preoccupazione è non solo per se stesso, ma per la madre che abita con lui. Ora ci risiamo.

Lunedì il gruppo si mette a tirare oggetti «contro la mia persiana, urlando cori contro di me e mia madre. Non erano mai arrivati a quel punto. Mio padre, allertato da me, giunge poco dopo. Al suo arrivo io sono alla finestra per vedere come evolve la situazione. Mio padre si dirige verso i ragazzi per parlare con loro, farli desistere e confrontarsi con loro». Francesco a quel punto scende, anche lui. I toni sono sopra le righe, e da lì in poi la situazione precipita. I ragazzi sono una ventina. «Mio padre chiede loro di smettere di dare fastidio a me e a mia madre; in mano ha una sorta di "frusta" con cui non ha certo intenzione di picchiare nessuno. Quando arrivo cerco di calmarlo e anch’io alzo la voce davanti allo loro arroganza. Un ragazzino mi dà una spinta e mi fa cadere sul cofano di una macchina parcheggiata; mi rigiro per cercare di prenderlo ma lui scappa via. Un ragazzo mi afferra, gli do una spinta cercando di colpirlo per difendermi. Mio padre, nel frattempo, viene gettato a terra, spinto da dietro e viene preso a calci».

Una bruttissima scena. «Anche io cado ma riesco a rialzarmi; do due o tre calci per difendermi ma non posso fare nulla per mio padre, che nel frattempo aveva perso conoscenza. Quando i ragazzini l’hanno visto a terra dopo averlo colpito, si dileguano». Scappano via. Francesco ferma una macchina, chiede aiuto per chiamare il 118, lui stesso chiama i carabinieri. Il padre finisce all’ospedale con un occhio nero, escoriazioni e contusioni. I due sporgeranno denuncia.

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