Malata cronica di 73 anni aspetta la terapia da sette mesi

L'ospedale Petruccioli di Pitigliano

Gli ultimi appuntamenti a Pitigliano erano stati a marzo. I familiari: «I servizi qui? Sembra un girone dantesco»

PITIGLIANO. Malata cronica di 73 anni, aspettava con ansia una visita in ospedale a Pitigliano: gli ultimi appuntamenti erano stati a marzo, poi il Covid (nei mesi più duri) aveva azzerato tutto. Ora, l’appuntamento nella città del tufo doveva finalmente esserci proprio in questi giorni, ma di nuovo è saltato. Motivo, l’indisponibilità dello specialista che doveva arrivare a Pitigliano da fuori. Protestano i familiari che seguono da vicino e con affetto – ormai da molti anni – la situazione clinica della signora e che hanno dovuto portarla a Grosseto.

La malattia della donna è un calvario. Si chiama sindrome di Raynaud ed è, nel suo caso, gravemente invalidante e dolorosa, portando a grandi disagi e sofferenza alle mani. Consiste in un vasospasmo che di norma nasce in risposta al freddo o a uno stress emotivo, provocando sensazioni dolorose e variazioni del colorito cutaneo (pallore, cianosi, eritema), a carico di una o più dita. Ne esistono più fasi e livelli di gravità; in quelli più gravi, la riduzione della circolazione a livello delle dita può diventare malattia cronica.

Ed è il caso della signora, che si chiama Lida Nucci, di anni 73. Racconta tutto, con grande dispiacere, il genero Massimiliano Munaro. «Mia suocera Lida – dice – è malata cronica: soffre della sindrome di Raynaud che colpisce il sistema circolatorio; ora non lavora più, è stata una commerciante. Il suo caso è ormai un livello avanzato, siamo arrivati a curarla con le flebo – dice Munaro – La sindrome le provoca forte dolore, gonfiore alle mani, necrosi dei tessuti; può anche prendere organi interni. Fatto sta che Lida ha bisogno di un ciclo di flebo, a cadenza mensile».

Una terapia al mese, che è anche abbastanza «semplice e di regola avviene di mattina in day hospital»; ma una terapia fondamentale per tirare avanti, giacché i sintomi non le permettono di stare bene. «Questa cura – dice il genero – inizia con i freddi, in genere d’estate viene sospesa e si riparte».

Adesso era aspettata in gloria. La signora è in trattamento da una decina d’anni; «all’inizio eravamo costretti ad andare a Roma, poi per fortuna abbiamo la possibilità di farla a Pitigliano con uno specialista che arriva in ospedale, e ne siamo stati felici». La prassi è questa: lo specialista reumatologo visita la signora e autorizza il trattamento che avviene in secondo momento, prendendo appuntamento. La donna aveva fatto l’ultima seduta a marzo; da marzo in poi, ogni seduta è stata sospesa per via del Covid, e la nuova visita con il reumatologo (propedeutica alla terapia) ci sarebbe stata ora a ottobre, sempre a Pitigliano.

«Invece – racconta Munaro – mia suocera ha ricevuto una telefonata dal Cup che comunicava l’annullamento della visita perché il medico non poteva venire, senza dare ulteriori spiegazioni o fissare un’ulteriore data. Insomma: dopo 7 mesi e sedute annullate per via del Covid, l’appuntamento salta anche stavolta». La donna ha chiesto aiuto ai familiari. «Poiché il Cup non aveva dato alcuna data nuova, ci siamo fatti avanti noi con il Cup: siamo riusciti a prendere un altro appuntamento per questa mattina (ieri) all’ospedale di Grosseto. Mia suocera, che non può guidare, è andata con mia moglie fino là».

Risultato. «A Grosseto il reumatologo ha certificato la patologia suggerendo al collega che copre il servizio a Pitigliano di effettuare un ciclo di terapia alla paziente. Adesso dobbiamo fare l’impegnativa e andare al Cup, sperando in un appuntamento (non sappiamo se per una “controvisita” o per una seduta) in tempi brevi. Al Misericordia non può fare la terapia. In poche parole abbiamo fatto un giro quasi a vuoto, se non altro il medico ha trovato mia suocera in buone condizioni».

Con toni molto civili e garbati, il pitiglianese chiarisce subito che «la faccenda può anche, a prima vista, non sembrare così grave e problematica, visto che ci sono cose ben più gravi, ma credo che vada capito lo stato emotivo di una persona anziana che aspetta con ansia una terapia per lei importante. Tutti siamo ligi e rispettosi per le restrizioni del Covid, e dobbiamo portare pazienza, ma sta di fatto che quando ci accostiamo alla sanità, specie in un paese come Pitigliano, sembra di entrare in un girone dantesco dove si viene rimandati via, rimbalzati, con alzate di spalle che non vanno certo a beneficio di gente anziana, che già soffre. Penso che il medico abbia avuto problemi legittimi. Magari il personale del Cup non ha compreso che un anziano può aver bisogno di una rassicurazione, di una spiegazione in più, magari con una certa empatia».

La guida allo shopping del Gruppo Gedi