Vaccino scaduto, dottoressa di 56 anni a processo. La denuncia di un padre

Grosseto: il medico è imputato per la somministrazione del medicinale a una bimba nel 2018. A presentare denuncia il padre

GROSSETO. La scatola dei vaccini era nel frigorifero, come sempre. Ma l’etichetta diceva che il farmaco ormai era scaduto.

Ad accorgersene e a presentare denuncia ai carabinieri è stato il padre di una bambina a cui è stata fatta l’iniezione, per fortuna ad oggi senza conseguenze per la sua salute.

«Me ne sono accorto qualche giorno dopo grazie alla cartella vaccinale», ha detto l’uomo in aula nel corso del processo in cui è imputata la dottoressa che ha fatto il vaccino, Donatella Grilli, 56 anni.

Il reato contestato è somministrazione di medicinali guasti: il padre della bambina è costituito parte civile, rappresentata dall’avvocato Elena Pellegrini, mentre il medico è difeso dall’avvocato Luciano Giorgi.

I fatti si sono consumati nel distretto sanitario di Scansano, la mattina del 7 febbraio 2018.

Nell’udienza sono state ascoltate le due infermiere che quel giorno affiancavano Grilli, le quali, in mezzo a tanti «non ricordo», hanno ricostruito l’organizzazione del lavoro in ambulatorio.

«Fino alle 10 facevamo i prelievi, poi a seguire provvedevamo all’ambulatorio vaccinale», ha detto Tiziana Sergi, una delle infermiere.

L’altra ad essere ascoltata è stata Ilaria Rossi, quella che secondo i verbali dei Nas dei carabinieri di Livorno si sarebbe accorta che il vaccino era scaduto. L’etichetta infatti riportava come scadenza "gennaio 2018". Secondo quanto detto ai militari e ripetuto in aula, Sergi avrebbe sentito la collega dire a Grilli che in frigo c’erano dei vaccini scaduti e che erano stato messi da parte per poi essere gettati. Un punto su cui si è concentrato particolarmente Giorgi, chiedendo di chi fosse stata la responsabilità di ordinare, sistemare, controllare e nel caso gettare i vaccini scaduti.

«Nostra - ha spiegato Rossi - Quando erano scaduti li gettavamo via». E perché quelli non erano stati gettati? «Non ricordo» ha risposto l’infermiera. Nelle dichiarazioni rilasciate ai Nas dalle due infermiere però non è chiaro se il medico sia stato avvertito prima o dopo che il farmaco era scaduto. Sono anche altre le dichiarazioni rilasciate ai militari che le due donne non sono riuscite a confermare in aula, come quella in cui parlano di "distrazione da parte nostra". Fatti su cui, oltre ai Nas, anche la stessa Asl ha aperto un procedimento interno per ricostruire le cause dell’accaduto: le parti hanno quindi chiesto di acquisire le audizioni delle infermiere. Il pubblico ministero Leonardo Brogi ha dato il suo assenso e il giudice Adolfo Di Zenzo ne ha predisposto l’acquisizione entro la prossima udienza, in programma per dicembre.