Svelato il mistero del “pescatore”della foto. È il Pastasciutta, marittimo dalle mani d’oro

Giglio Porto, 1959. La foto dell’Archivio Gori che ritrae Cesare Cavero detto il Pastasciutta

Ritratto in uno scatto del 1959 dell’Archivio Gori, c’è chi l’aveva riconosciuto ma non ricordava il nome. Il nipote si fa avanti  e racconta chi era.

ISOLA DEL GIGLIO. Ha un po’ dell’incredibile, ma tant’è. Alla fine è stato risolto il rebus dell’identità dell’uomo, che tutti avrebbero detto essere un pescatore – fosse stato anche solo per la cura con cui stendeva quelle reti da pesca a Giglio Porto – immortalato in una delle foto d’epoca, datata 1959, tratte dall’Archivio dei Fratelli Gori e regalata ai lettori con Il Tirreno, il 19 agosto, per l’iniziativa “Maremma com’era”. Ebbene lui è il “Pastasciutta”: e forse, chissà, basta il soprannome – vulgo – per riportare alla mente dei gigliesi non più giovanissimi chi era.

Tutto ha inizio il 18 agosto, il giorno prima dell’uscita della foto-omaggio in edicola: con l’aiuto di qualche gigliese – pescatori, per lo più, ma non solo – Il Tirreno cerca di scoprire l’identità del misterioso protagonista dello scatto. C’è chi subito dice si tratti del babbo di Giuseppe Depoliti, 76 anni – Peppe, per tutti gli isolani – personaggio di una accattivante verve nostrana, che, tra il serio e il faceto, si autodefinisce «l’unico pescatore effettivo del Giglio». Peppe è uno che comunica con la viva voce e non usa whatsapp, quindi non è immediato l’arrivo della foto a destinazione perché lui possa rispondere se è il babbo o non è il babbo. Poi con l’aiuto del nipote Silvano, del bar Ferraro del Porto, il responso arriva: non è lui. Peccato, si va avanti.


E allora in aiuto al Tirreno giunge un altro gigliese notissimo: l’inossidabile Giuseppe Cataldo, 82 anni, pescatore, figlio di pescatore, poi marittimo, oggi beatamente in pensione. «Io lo so – dice Cataldo – chi è quell’uomo, lo conoscevo, però adesso non ricordo il nome. È un marittimo che oggi non c’è più». Aveva detto bene, Giuseppe Cataldo: si scoprirà poi che era davvero un marittimo.

Il 19 agosto in edicola esce con Il Tirreno la cartolina-souvenir dei Fratelli Gori e nell’edizione di quel giorno c’è il racconto della ricerca dell’identità del misterioso pescatore-marittimo, chiusa ad un passo dalla soluzione.

Ed ecco la svolta. Sui canali social di GiglioNews, il giornale online dell’Isola del Giglio, compare un messaggio che rilancia la foto dei Fratelli Gori: «Questo “pescatore” era il mio bisnonno Cesare, un uomo dolce come il mare e duro come gli scogli». È Lorenzo Ansaldo che scrive e dice di volersi mettere in contatto con Il Tirreno. È fatta, insomma.

È il bisnipote Lorenzo che risolve l’enigma. «Il pescatore nella foto – scrive – è Cesare Cavero, detto il Pastasciutta; data la poca varietà dei cognomi, del resto – spiega – ogni famiglia gigliese possiede un soprannome per potersi distinguere».

Da quella foto sono passati sessant’anni. In quegli anni e almeno fino al 1962 «la principale attività lavorativa degli abitanti dell’Isola del Giglio – sottolinea Lorenzo Ansaldo – non è mai stata la pesca bensì il lavoro in miniera, data la presenza al Campese di una grande cava di pirite». Minatori per lo più, dunque, non pescatori. E Cesare? Nello scatto d’epoca è ritratto accanto a delle reti da pesca: ecco perché tutti – in prima battuta – hanno pensato che chiedesse pane al mare. «Il mio bisnonno non era un pescatore – risponde il nipote – bensì un marittimo. Tuttavia, quando tornava al Giglio, data la sua grande abilità di sarto, si occupava di tessere le reti da pesca». Un marittimo, dunque, con le mani di un abile artigiano. Chissà quanti gigliesi si sono fatti tessere reti da pesca dal Pastasciutta.

Mistero svelato, dunque. In effetti ce ne sarebbe un altro da scoprire che ne contiene, a sua volta, altri. Il giorno prima dell’uscita della foto che ritrae Cesare Cavero, i lettori del Tirreno hanno ricevuto in omaggio uno straordinario scatto di Giglio Campese, sempre dell’Archivio Gori: ritrae un gruppo di ragazzini che giocano intorno a due imbarcazioni in legno, e anche quella foto è del 1959. Fatti due conti, quei bambini oggi dovrebbero avere una settantina d’anni: non c’è proprio nessuno che si riconosce? Provateci e fate sapere al Tirreno gli eventuali risultati.
 

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