Traffico e viabilità, una rivoluzione. Il Comune progetta dieci Zone 30

Da Barbanella al quartiere Pace, dallo Stadio al Tribunale,  ecco che cosa prevede il piano della mobilità sostenibile  

Grossetani, dovete imparare a staccare il piede dall’acceleratore della vostra auto. Innanzitutto perché è buona norma viaggiare a velocità contenute ma anche perché in città saranno istituite ben dieci Zone 30, ovvero strade, rioni, quartieri dove si deve procedere non oltre quel limite di velocità (e non solo). È tutto scritto nel Pums, il piano urbano della mobilità sostenibile, la “summa” degli interventi per la pianificazione della mobilità del futuro ma anche per la rivisitazione urbanistica degli spazi, la cui redazione venne a suo tempo affidata dall’Amministrazione comunale agli ingegneri della società Sintagma. Se tutte quelle previste dal Pums venissero realizzate, Grosseto passerebbe ad avere quattordici Zone 30 dalle quattro attuali. Sarebbe una rivoluzione senza eguali. Cambierebbe il volto della città. Resta un nodo da sciogliere: i tempi per la creazione di esse, innanzitutto, ma anche gli investimenti connessi perché istituire una Zona 30 non significa semplicemente piantare un cartello che limita la velocità a 30 km all’ora.

Ad oggi sono quattro le Zone 30 nella città di Grosseto: tali lo sono il centro storico, la Cittadella dello Studente, le vicinanze del cimitero di Sterpeto e – forse non tutti lo sanno – via Veio, a cui si accede da via Telamonio. Tenuto conto che non ci si meraviglia se il centro storico di una città e le vicinanze di un campo santo sono Zone 30 e considerato che via Veio è un tratto residuale, l’unica “vera” Zona 30 è la Cittadella dello Studente. Tutte le dieci Zona 30 futuribili, invece, hanno una portata rivoluzionaria dato che – almeno da progetto – insistono o in rioni popolosi – come Barbanella, per esempio – o in luoghi ad alto tasso di frequentazione come la zona dello Stadio o quella del Tribunale.


Il cosiddetto Biciplan – parte integrante del Pums dedicata alla mobilità ciclabile – prevede la progettazione di dieci Zone 30. Ecco dove: via De Amicis; via Monte Bianco; Chiesa Sacro Cuore-Via Sicilia; Villaggio Curiel; via Garigliano; via Ugo Bassi; Velodrono-Via Giotto; via Ansedonia; via Leopardi; e via Rovetta. Insomma, fatta eccezione per il semicentro, le nuove Zone 30 sono previste un po’ ovunque e sia ad est che ad ovest della ferrovia. Per ogni nuova Zona 30 prevista, il Pums dettaglia area e delimitazioni. Uno dei criteri scelti per l’istituzione di rioni e quartieri con traffico a bassa velocità è senza dubbio la presenza di scuole e impianti sportivi.

La creazione di una Zona 30 – che incentiva la mobilità dolce – richiede interventi di traffic calming che inducono chi viaggia su un motore a contenere la velocità. Il Pums dettaglia quali dovranno essere. Primo: i dossi stradali, cioè aree rialzate con bordi addolciti disposti perpendicolarmente all’asse della strada. Secondo: attraversamenti pedonali e ciclo-pedonali a livello del manto stradale esistente immediatamente riconoscibili grazie a colorazioni, manto stradale non uniforme, materiale lapideo e dispositivi “rifrangenti, i cosiddetti “occhi di gatto”. Terzo: attraversamenti pedonali e ciclo-pedonali rialzati cioè con sopraelevazione della carreggiata con rampe di raccordo. Quarto: restringimenti delle carreggiate in corrispondenza delle intersezioni, con l’obiettivo di diminuire la velocità in ingresso. Quinto: piazze traversanti, ovvero sopraelevazioni del manto stradale in corrispondenza dell’area di un’intersezione. Sesto: bulb out, cioè allargamenti del marciapiede in prossimità degli incroci. Insomma, come detto, non basta imporre agli automobilisti di scalare le marce. –