Il caso Palamara arriva in Maremma: Pesucci, l’assoluzione e la pm forzista

L’ex sindaco di Campagnatico Elismo Pesucci

Tra le 49mila pagine di chat, quelle in cui il sostituto Stefano Pizza annuncia un esposto al Csm Nel mirino la collega Arianna Ciavattini che nel 1999 era responsabile della comunicazione del partito

GROSSETO. L’inchiesta sull’ex presidente del Csm Luca Palamara arriva a Grosseto. Lo ha raccontato il 1° agosto il giornale La Verità, fondato da Maurizio Belpietro che da giorni sta pubblicando i messaggi di chat contenuti nelle 49mila pagine che sono state acquisite dalla Procura generale e che hanno dato via alle indagini che stanno creando un terremoto al Csm. Chat che evidentemente sono state rese pubbliche anche se non lo sarebbero e che questa volta coinvolgono un ex pm di Grosseto, Stefano Pizza, che chiede a Palamara consigli su come risolvere una situazione che riguarderebbe una collega ancora in forze alla Procura di via Monterosa, Arianna Ciavattini. Al centro delle intercettazioni il processo finito con l’assoluzione dell’ex sindaco di Campagnatico Elismo Pesucci.

Era il 21 settembre 2017 quando il pm Ciavattini invocò di nuovo (come a gennaio dello stesso anno per uno degli altri processi - Nuova Arcille, e la richiesta fu accolta) l’assoluzione su tutta la linea per Elismo Pesucci, ex sindaco di Campagnatico. Era il processo “Amici Miei”, il processo “padre”, quello che nell’estate 2009 esplose con le misure cautelari, che riguardarono lo stesso Pesucci e che erano state richieste dallo stesso Stefano Pizza. Ciavattini, in aula, parlò per cinquanta minuti concludendo che la prova non fosse stata raggiunta. Non vi sarebbero stati quindi elementi per chiedere una condanna, né da quanto raccolto dal suo predecessore Stefano Pizza, appunto, né per quanto emerso in dibattimento (anche se c’erano stati dei patteggiamenti precedenti).


Passò poco più di un mese e il pm Stefano Pizza si rivolse a Palamara, membro del Csm, lamentandosi perché la collega che aveva preso i suoi fascicoli, aveva «sabotato» il suo lavoro. È il 27 ottobre quando comincia lo scambio di messaggi che riguardano il magistrato grossetano che ieri non ha voluto rilasciare dichiarazioni (nessuna risposta neanche dal dottor Pizza), dopo che il contenuto di quelle conversazioni è stato pubblicato su La Verità. Pizza dice a Palamara di aver scoperto che la collega in passato era stata iscritta a Forza Italia e che la madre della donna, Doretta Guidi, aveva ricoperto un incarico per il partito di Silvio Berlusconi. Era stata consigliera provinciale, mentre Ciavattini, nel 1999, era stata nominata segretaria della sezione di Orbetello di Forza Italia e nello stesso anno ricopriva il ruolo di responsabile provinciale della comunicazione del partito di Berlusconi. Un passato che secondo Pizza avrebbe giocato un ruolo nell’aula del tribunale. Secondo il magistrato che aveva condotto l’indagine su Elismo Pesucci, la sua collega avrebbe dovuto rinunciare a quel fascicolo, passandolo a un altro magistrato. Conosceva l’imputato, avevano militato nello stesso partito. Pizza quindi chiese aiuto a Palamara e - tra l’organizzazione di una partita di tennis e alcuni appuntamenti da concordare - i due avrebbero deciso di far arrivare quelle carte, raccolte appunto da Pizza, alla stampa, attraverso alcuni giornalisti amici. Pizza però, vedendo che il progetto non si stava concretizzando, si disse pronto a presentare un esposto, in modo tale che la Procura generale potesse presentare appello contro quel processo. A dire al magistrato che la sua collega aveva militato in Forza Italia, specificando anche che più di una volta, negli uffici della procura di Grosseto avrebbe messo in dubbio la bontà del lavoro di Pizza, sarebbero stati alcuni agenti di polizia giudiziaria. E qualcuno di loro avrebbe anche scritto una memoria inviata poi all’ex pm di Grosseto.


Stefano Pizza, a causa di quelle chat, è finito nell’occhio del ciclone: per la Procura generale (si legge sempre su La Verità) i due «ponevano in essere reiterati e gravi comportamenti nei confronti della dottoressa Ciavattini, sostituto presso la Procura di Grosseto, consistiti in un’attività di “intenso dossieraggio”, vale a dire di raccolta di informazioni, relazioni di polizia giudiziaria, documenti, articoli di stampa sulla pregressa attività politica svolta prima di entrare in magistratura, nonché di quella svolta dalla madre Doretta Guidi, ed ancora di raccolta di informazioni sui suoi rapporti con la polizia giudiziaria, con gli avvocati del Foro, sulle conclusioni di vari processi per screditare la predetta». Prima, i due avrebbero tentato la carta dell’invio del materiale ai giornali, che però non hanno pubblicato la notizia. «Detto materiale - scrive ancora la Procura generale, secondo La Verità - formava oggetto di un esposto anonimo predisposto e inviato, sulla base dei messaggi scambiati, dal dottor Pizza, previo accordo con il dottor Palamara» alla prima commissione del Csm, alla Procura generale della Cassazione e al consiglio giudiziario della Corte d’appello di Firenze «al fine di sollecitare questi organi nei confronti della Ciavattini». 


 

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