Casa venduta all’asta a Siena: la Procura vuole archiviare

Sandra Pelosi con il marito Luigi Gorello in una foto del 2017

«Nessuna responsabilità per l’ufficiale delle fiamme gialle e il direttore di banca»: ma l’imprenditrice ha presentato opposizione sollecitando nuove indagini

Grosseto. Il sostituto procuratore di Siena, Silvia Benetti, ha chiesto l’archiviazione per il colonnello della guardia di finanza e per il direttore di banca interessati da una parte alle vicende di acquisto all’asta della casa di via dei Rossi appartenente a Sandra Pelosi, l’imprenditrice grossetana di adozione, e dall’altra alle vicende relative alla ristrutturazione finanziaria dell’azienda di famiglia “Sandra azienda agraria allevamento srl”. Ma Pelosi ha già presentato opposizione e sulla questione adesso si dovrà pronunciare il giudice per le indagini preliminari. L’udienza deve essere fissata.

Violenza privata e turbata libertà degli incanti le ipotesi sulle quali la Procura senese ha lavorato nei mesi scorsi, dopo la denuncia querela presentata dalla stessa Pelosi. Le difficoltà derivanti dall’impossibilità di proseguire il lavoro a causa dell’invalidità totale conseguente alla nota malattia avevano indotto l’imprenditrice ad avviare le pratiche per la ristrutturazione dei finanziamenti già ottenuti: la banca aveva proposto un mutuo da 530mila euro, in una forma che Pelosi aveva ritenuto irregolare. Nell’aprile 2013 il notaio cui non era stato pagato il compenso aveva proposto un pignoramento nei confronti di Luigi Gorello (il marito di Sandra, deceduto due anni fa), l’immobile era andato all’asta al prezzo iniziale di 348mila euro e venduto a 231mila a un ufficiale delle fiamme gialle. I coniugi Gorello avevano cercato in ogni modo di rientrare in possesso del bene (si ricorderà anche il tentativo di suicidio di Pelosi, il giorno dell’asta). Il pm nota che la casa di via dei Rossi era stata valutata dal perito nominato dal giudice per 480mila euro; e che poiché i tre tentativi erano andati deserti l’immobile era stato legittimamente venduti a 231mila euro, senza rialzo e in mancanza di altre offerte. Non ci sono, nota la dottoressa Benetti, norme che impediscano di partecipare a un’asta ad appartenenti alle forze dell’ordine, anche se si potrebbe porre un problema di opportunità. E sono emersi, aggiunge il magistrato, tentativi di Gorello per evitare che altri partecipassero.


Nulla di penalmente rilevante viene evidenziato per il direttore di banca, conosciuto personalmente da Gorello: questi avrebbe ottenuto un finanziamento che difficilmente la banca avrebbe erogato ad altri in presenza di quelle garanzie. Nessun profilo penale è emerso nelle indagini: il pm nota che la vicenda, per quanto umanamente straziante e dolorosa, è dipesa da fattori che non attengono a condotte delittuose.

Sandra Pelosi, nella sua opposizione, non usa mezzi termini. A proposito della ristrutturazione della “Sandra azienda agraria allevamento srl” parla di impegni eticamente improponibili e condizioni capestro da parte della banca, che la sua azienda non avrebbe mai potuto rispettare.

Se la proposta era stata accettata, era perché era il male minore: c’era il rischio di vedersi revocare i finanziamenti. Ma Pelosi sottolinea l’irregolarità del comportamento dell’istituto di credito che, per le peculiarità dell’intervento finanziario proposto e per le garanzie previste, avrebbe dovuto seguire un iter diverso. Circostanze non smentite: le dichiarazioni di Pelosi escludono manipolazioni e inattendibilità e sono corroborate dai documenti.

L’imprenditrice chiede nuovi approfondimenti anche sull’ufficiale della guardia di finanza che si era aggiudicato l’immobile e sulle precedenti proposte transattive che erano intercorse tra le parti; ma anche su due esposti anonimi che avrebbero dovuto consigliare accertamenti a raggio più ampio.

E, fuori dal ricorso, l’imprenditrice ha voluto aggiungere alcune considerazioni: «Se fosse un libro si potrebbe intitolare come disse Pia dei Tolomei: Siena mi fece e la Maremma mi disfece. Ma qui è al contrario. A un senese non togliere la sua città e quella torre in piazza del Campo che si infila dentro il cuore. Mio marito diceva: che senso ha uscire di casa senza calpestare le pietre? Peggioro sempre di più, ora sono allettata ma il cervello è integro e lucido come non mai. Da Siena ho avuto il più grande dolore che si può dare a una famiglia onesta che ha subito una disgrazia come la mia. Mi hanno portato via la mia casa, da secoli abitata dalla mia famiglia: che sofferenza togliere il nome da quella porta». Forse Pelosi si aspettava l’archiviazione: «E io cosa ho fatto? Una bella opposizione, con i miei legali, il professor Stefano Fiore del foro di Roma e Valeria Biscotti del foro di Perugia. Senesi onesti non abbiate paura. Dopo aver ritirato il fascicolo gli avvocati hanno trovato anche due esposti anonimi».