Taglio del bosco al Belagaio, ci sono tre indagati

ROCCASTRADA. Il taglio del bosco nella zona del Belagaio risalente all’inizio dell’estate dell’anno scorso potrebbe essere stato non regolare. La Procura ha dichiarato chiuse le indagini su quanto avvenuto nella riserva naturale Val di Farma, svolte dai carabinieri forestali, e ha individuato tre possibili responsabili.

Sono Tiziana Barili, di Montalto di Castro, legale rappresentante della ditta fratelli Barili srl esecutrice del taglio; Francesco Giubbilei, di Castiglione d’Orcia, direttore dei lavori; Alessandro Samola, di Follonica, istruttore tecnico forestale dell’Unione dei Comuni Colline Metallifere. Quest’ultimo avrebbe chiesto alla ditta una dichiarazione di taglio non applicabile al bosco: avrebbe chiesto un taglio di sgombero finalizzato alla rinaturalizzazione del soprassuolo, bonifica fitosanitaria e prevenzione degli incendi boschivi, con rilascio di sughere e latifoglie autoctone in rinnovazione. Tutti e tre sono indagati in concorso per aver eseguito un taglio a raso di fustaie su circa 25 ettari (con sconfinamento di poco più di 4 ettari) asportando tutto il soprassuolo boschivo all’interno della riserva della Regione Toscana; secondo l’ipotesi di indagine, si sarebbe trattato di un intervento eseguito in difformità sostanziale dalle disposizioni contenute nel regolamento forestale della Regione stessa, risalente al 2003.


A tutti e tre la Procura contesta anche la mancanza dell’autorizzazione paesaggistica in zona a vincolo, sempre in relazione all’intervento del taglio. Infine, l’ipotesi di deterioramento dell’habitat della zona speciale di conservazione Val di Farma, habitat individuato con decreto del Ministero dell’ambiente del 2016: il taglio eseguito, sempre secondo le prime conclusioni dell’inchiesta, potrebbe aver compromesso lo stato di conservazione dell’area.

All’epoca in cui il taglio venne eseguito, ci furono pareri discordanti sull’operazione messa in atto. Sul fronte contrario si erano schierati pubblicamente non soltanto gli ambientalisti ma anche il direttore del Museo di storia naturale, Andrea Sforzi, che insieme al professor Alessandro Chiarucci aveva definito l’intervento come un disastro, contestando metodi, tempi e opportunità. Non tutti però la pensavano allo stesso modo, tant’è che c’era stato chi aveva difeso quel taglio, come i cinghialai della zona di Torniella e di Piloni, giudicandolo necessario anche a causa delle condizioni in cui versava il territorio.

Anche l’Unione dei Comuni aveva difeso l’intervento che aveva avuto per epicentro Poggio Volpaio: un taglio mirato a mantenere un adeguato livello di biodiversità del suolo, con la rimozione delle ceppaie di castagno ormai morte; un intervento a impatto ridotto rispetto al Piano di gestione forestale a suo tempo autorizzato, pur se apparentemente più evidente a causa dell’utilizzo delle macchine. Il tutto aveva avuto per scopo la difesa delle piante più pregiate e indebolite. —

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