Gessi rossi, tutto rimandato in autunno

I comitati ambientalisti Forum Ambientalista e Comitato Val di Farma fuori dagli uffici della Regione Toscana in via Cavour a Grosseto (foto Agenzia Bf)

La conferenza dei servizi di ieri si è chiusa con la richiesta di integrazioni alla Accornero, proprietaria delle ex cave

CAMPAGNATICO. Niente gessi rossi nelle ex cave di sabbia silicea e caolino a Pietratonda, nel comune di Campagnatico, a pochi chilometri da Paganico. Almeno non nell’immediato, ma la speranza di chi ha dichiarato guerra al piano di ripristino della Accornero srl, proprietaria del sito, è che il progetto possa tramontare per sempre. Ieri mattina l’iter della conferenza dei servizi che avrebbe dovuto decidere il destino della “miniera”, come i paganichesi chiamano la zona, non si è concluso.

Troppo corposa la richiesta di documentazione aggiuntiva arrivata agli uffici del settore Autorizzazione rifiuti della Regione, a Grosseto, prodotta dagli enti e dai comitati. Tutto rimandato di qualche mese, il tempo necessario alla Accornero per produrre le integrazioni, anche perché la posta in gioco è alta: dare il via libera a un piano di ripristino che prevede lo svuotamento del laghetto dell’Incrociata, il riempimento del fondo e la ricostituzione della collina con un milione di tonnellate di gessi rossi. In un’area di particolare pregio ambientale, nella quale la natura ha ripreso gli spazi di lavoro dell’uomo, negli ultimi 35 anni, da quando, cioè, è terminata l’attività estrattiva.

Oggi le ex cave sono un ecosistema in cui hanno trovato il proprio habitat numerose specie animali, tra cui alcune protette, come il gatto selvatico, il biancone, il lupo, documentato con foto e video pubblicati dal Tirreno nei giorni scorsi, oltre a uccelli acquatici e altre specie comuni. Assurdo pensare di ripristinare artificialmente ciò che si è ricostituito spontaneamente e senza alcun intervento dell’uomo.

Per fermare un progetto che la sindaca di Civitella Paganico, Alessandra Biondi, e il collega di Campagnatico, Luca Grisanti, non hanno esitato a definire «devastante», si sono mossi anche i comitati Val di Farma e Forum ambientalista, che ieri erano presenti alla conferenza, mentre fuori dagli uffici di via Cavour attendeva a una delegazione dell’organizzazione politica Potere al popolo, a sostegno dei comitati.

«Abbiamo diviso l’incontro in due tempi – spiega Renzo Rossi, responsabile del presidio sud del settore Autorizzazione rifiuti della Regione e presidente della conferenza – anche per rispettare le regole anti-Covid. Nella prima, quella pubblica, hanno preso la parola i comitati, che hanno presentato e depositato le proprie osservazioni, chiedendo ulteriori approfondimenti. Mentre nella seconda parte, quella prettamente tecnica, sono rimasti i sindaci, con i propri tecnici, i rappresentanti delle due aziende, i settori regionali».

Non erano presenti, ma hanno mandato osservazioni, Arpat, Soprintendenza e Genio civile. «L’Arpat – prosegue Rossi – ha chiesto approfondimenti sull’assetto geologico, le acque di falda, il reticolo idrico, oltre ad approfondimenti sulla caratterizzazione dei gessi rossi».

Sulla stessa linea i settori regionali e il Genio civile che hanno espresso parere contrario. Assente l’Asl che al momento non ha inviato osservazioni. Il Comune di Campagnatico che nella conferenza del 21 gennaio aveva chiesto una serie di integrazioni ad Accornero, ha espresso di nuovo parere contrario anche sotto l’aspetto urbanistico, dato che l’area delle ex cave, nel Piano strutturale e nel relativo Regolamento è destinata a parco minerario. A mezzogiorno l’incontro si è chiuso. La Regione convocherà di nuovo la conferenza quando la proprietà sarà in grado di produrre le integrazioni richieste. Se ne riparla in autunno. —

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