Gessi rossi nelle ex cave di Pietratonda. La sindaca Biondi: «Un’operazione devastante»

L'ex cava di Pietratonda, diventata nel tempo un laghetto, e la sindaca di Civitella Paganico Alessandra Biondi

Lunedì l’incontro in cui sarà accordato o negato alla Accornero srl il permesso al piano di ripristino, che prevede il trasferimento di rifiuti della Tioxide

PAGANICO. Trasformare le ex cave di Pietratonda in una discarica di gessi rossi proprio non va giù alla sindaca di Civitella Paganico. Alessandra Biondi è alla guida del Comune dal 2014 e ha una certa esperienza in campo ambientale. Quando ha saputo del progetto di ripristino presentato dalla Accornero srl, proprietaria delle ex cave di caolino e sabbia silicea a Pietratonda, nel comune di Campagnatico, ha voluto vederci chiaro. Alla conferenza dei sevizi del 21 gennaio, Civitella Paganico non era tra gli enti partecipanti perché non informato, né del progetto né del suo iter istituzionale e perché non ha competenze amministrative sull’area. Tuttavia, se il piano va avanti, l’impatto ricadrebbe molto sul suo territorio. Da qui la richiesta della sindaca Biondi di partecipare alla conferenza dei sevizi di lunedì, quella decisoria, da cui Accornero srl dovrebbe uscire con l’autorizzazione o il diniego al piano di ripristino.

Quale è la posizione del suo Comune rispetto all’ipotesi di livellare con i gessi rossi il fondo del laghetto dell’Incrociata?


«Il comune non ha competenza diretta sul territorio oggetto dell’intervento, ma sarebbe comunque pesantemente interessato dall’impatto dell’operazione. Ragione per cui abbiamo chiesto di partecipare alla conferenza dei servizi. Intanto abbiamo studiato le carte, perché vogliamo vederci chiaro, anche se il tempo tra la notizia della conferenza e la data di convocazione è decisamente poco. Gli aspetti che non ci convincono sono molti».

Ad esempio?

«Prima di tutto, il tentativo di far passare come ripristino ambientale cui l’azienda è tenuta a seguito di un’ordinanza del Tribunale, quello che poi è rubricato come un intervento ai senti dell’articolo 208 del Testo unico dell’ambiente ( “autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti”, ndr), ovvero una discarica. Non solo, ma viene contestualmente richiesta l’autorizzazione alle gestione dei rifiuti, secondo il codice di “R10”, utilizzato per la compilazione dei documenti di notifica e di trasporto dei rifiuti stessi. Quindi mi pare evidente quale sia il destino dell’area nella volontà dell’azienda».

Lei ha accumulato una importante esperienza in campo ambientale, lavorando per Arpat, e conosce bene la materia. Quali altri aspetti del piano non la convincono?

«Tutta la parte che riguarda le acque dato che la zona delle ex cave e l’area circostante rivestono una particolare importanza sotto l’aspetto idrogeologico. Nel progetto, viceversa, si dà per scontato che non sia un territorio sensibile e per di più si esclude la presenza di falde profonde. A parte che, a mio parere, i gessi rossi creerebbero problemi anche al reticolo idrico superficiale, per affermare che non ci sono falde profonde bisogna fare ricerche approfondite. Mi pare invece che queste affermazioni sull’assenza di acque in profondità non trovano evidenza nelle indagini fin qui realizzate».

Per quanto riguarda l’impatto in fase di lavorazione?

«Sono molto preoccupata per il periodo intermedio, gli anni in cui i gessi verranno depositati prima della loro impermeabilizzazione. In quella fase sono esposti agli agenti atmosferici, alla pioggia, al vento. Che fine faranno ad esempio i solfati di cui sono ricchi? Si disperderanno e interagiranno con l’ambiente, con il rischio che alterino le matrici di acqua e suolo. Siamo in presenza di un ecosistema di grande pregio, che si è ricostituito negli anni, creando anche le condizioni ottimali per la riproduzione di specie protette, come abbiamo visto proprio in questi giorni. L’operazione di Accornero sarebbe devastante e con effetti non misurabili. Non solo si pensa di portare un corpo estraneo di migliaia di tonnellate di gessi rossi, ma si è pensato alle vie d’accesso, alla CO2 prodotta per il trasporto, all’inquinamento acustico. Sarebbe l’alterazione di un sistema che su è riequilibrato da solo».

Del resto nessuno vuole i gessi rossi. .

«La Tioxide ha il problema dello stoccaggio a piè di fabbrica dal 2000. Negli anni sono stati fatti tentativi per piazzarli in vari siti, come la cava gessi di Roccastrada, la cava della Bartolina, la Vallina a Gavorrano, oltre a vari piani di riutilizzo mai andati in porto, fino a decidere lo stoccaggio a Montioni. Mi domando perché Paganico. Mi chiedo anche perché, per un progetto di questa portata non ci sia stata la giusta comunicazione tra amministrazioni. Forse sarebbe stato bene parlarne prima».

Cosa si aspetta dall’incontro di lunedì?

«Che non sia una conferenza decisoria, ma un’occasione in cui si possano far valere dubbi e perplessità. Il comune di Civitella Paganico ha già dato abbastanza a tutto il territorio e non è nemmeno pensabile che a intervalli di tempo si debba difendere dai progetti scellerati». –
 

 

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