«Creiamo un microcircuito solidale e non solo economico»

Dario e Daniela sono gli inventori del portale del tutto gratuito al quale chiunque può iscriversi, per l’offerta e per la domanda 

l’inTERVISTA

LINA SENSERINI


Njdja è nato dalla mente prolifica di una giovane coppia che vive a Siena, Dario Zanca, 31 anni, originario di Palermo, ricercatore in Intelligenza artificiale per l’ateneo senese, e Daniela Pisanu, 27 anni, studentessa di Ingegneria gestionale, nata a Galtellì, in provincia di Nuoro.

Il portale è completamente gratuito, Dario e Daniela hanno pagato di tasca propria le spese per il dominio e dedicano volentieri il poco tempo libero che resta loro dallo smart working e dallo studio a far girare il meccanismo. «Lavoriamo entrambi da casa – racconta Dario – costretti dalle nuove regole a limitare al massimo anche le uscite per la spesa. Ci siamo chiesti come agevolare, per noi e per gli altri, l’incrocio di domanda e offerta, poiché chi ha un’attività piccola spesso ha difficoltà a organizzare gli ordini a domicilio e soprattutto far sapere che svolge questo servizio. Da queste considerazioni è nato Njnja il mini-portale completamente gratuito, che raccogliere le informazioni dei negozi di qualsiasi tipo in grado di fare consegne a domicilio, potenzialmente in tutti i comuni italiani. Per ora siamo all’inizio – aggiunge Dario – siamo da poco on line e abbiamo basato la nostra comunicazione solo sul passaparola attraverso i social, senza alcuna altra forma di pubblicità, esclusivamente con la “condivisione” della relativa pagina Facebook, “Njdja – Trova servizio a domicilio”. Chiediamo l’aiuto di tutti per far girare il più possibile questa informazione e raccogliere adesioni».

La particolarità del vostro portale inizia già con il nome.

Cosa significa Njdja?

«È la trascrizione fonetica dell’inglese “need ya”, espressione gergale di “I need you”, “ho bisogno di te” . Il servizio, infatti, si rivolge principalmente ai piccoli negozi e alle persone del loro quartiere, per ogni minima necessità quotidiana. Non abbiamo l’obiettivo di creare chissà quale rete commerciale, ma un micro-circuito solidale, non solo economico. In questo momento, ognuno ha bisogno dell’altro, le persone che stanno a casa e il negozio che ha disponibilità a fare consegne a domicilio. Avevamo visto che sui siti e le pagine facebook di molti comuni italiani sono pubblicate le liste di negozi che fanno questo servizio e ci siamo detti: perché non organizzarli tutti in un unico portale? Certamente, più cresce, migliore è il servizio, ma ci teniamo a sottolineare che non c’è alcuno scopo di lucro da parte nostra. Anzi abbiamo rifiutato qualunque forma di pubblicità. Per ora riusciamo a stare in piedi da soli, con il lavoro mio e della mia compagna».

Come devono fare i negozi ad iscriversi al vostro portale?

«Chiunque offra un servizio di consegna a domicilio può registrare gratuitamente la propria attività andando sul sito e inserendo i dati che vengono richiesti. Io e Daniela facciamo comunque un controllo aggiuntivo prima di accettare, dopodiché il negozio è visibile nel motore di ricerca. Devo dire che ad oggi non ci sono state sorprese nelle richieste e c’è massima serietà tra le attività che chiedono di essere inserite».

E cosa deve fare chi vuole la spesa a casa?

«Abbiamo messo due opzioni, la ricerca per città e la ricerca avanzata. Nel secondo caso, inserendo il proprio indirizzo, è possibile vedere se ci sono attività che fanno consegna anche da altri centri vicini, sempre all’interno delle limitazioni previste per gli spostamenti da un comune all’altro. Una volta selezionata la città e individuati i negozi che fanno consegna a domicilio, si può telefonare direttamente cliccando su “chiama” per effettuare un ordine. Inoltre, digitando sul nome dell’attività o su “dettagli” compare una finestra con tutte le informazioni, il telefono, l’indirizzo, il tipo di merce consegnata».

Come vi siete mossi per avviare il sito e farvi conoscere?

«È stato lo sforzo maggiore. In un primo momento abbiamo fatto ricerche nei vari comuni per vedere quali negozi facessero consegne a domicilio, poi ci siamo affidati molto ai social. Ora cominciamo a essere conosciuti, hanno aderito oltre 100 comuni, in diverse regioni italiane, tra cui la Toscana è una di quelle che ha risposto meglio con 15 città e oltre 50 negozi, per lo più di alimentari e ristorazione. Sarebbe bello che il sito crescesse e alla svelta, perché più si prolunga lo stop dell’Italia, più crescono i bisogni non solo di beni di prima necessità. Pensiamo anche ai giornali e alle riviste. Le edicole sono aperte, ma la gente non esce per comprare i quotidiani».

Cosa ne sarà di Njdja, una volta finita l’emergenza?

«Ci piacerebbe che continuasse, non solo per le persone che sono a casa da sole e che non possono uscire, ma anche per un bisogno momentaneo o semplicemente per la comodità di starsene a casa. Il Covid-19 ci sta costringendo a rivedere molte delle nostre abitudini, il ritorno alla normalità si annuncia lento e faticoso, farà comodo un servizio così. Noi continueremo a mettercela tutta, è il nostro piccolo contributo in questa situazione terribile». —

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