Il nemico invisibile è lo stress psichico: personale sanitario a rischio “burn out”

Rosy Fontana

L’esaurimento emotivo per il sovraccarico frutto della fatica è uno dei rischi in agguato di chi lavora ogni giorno in trincea

GROSSETO. In tutti i telegiornali e i talk show viene ribadito che per fronteggiare l’attuale epidemia in atto in Italia è indispensabile disporre di un sufficiente numero di ventilatori e dispositivi di protezione in mancanza dei quali il personale sanitario non può prestare la giusta assistenza.

Pochi però hanno accennato alla necessità di garantire a queste persone un adeguato supporto psicologico così come viene fatto per i soldati al fronte ignorando che come tutti gli uomini e le donne la loro mente è esposta al contagio emotivo accentuato dagli attuali proibitivi ritmi del lavoro.


Al personale sanitario che, in questi giorni, tutti definiamo “eroi” per l’impegno, l’abnegazione e il coraggio con cui sta fronteggiando la situazione, vengono richieste lucidità, calma, razionalità e professionalità indispensabili per affrontare una situazione che poco ha a che vedere con la normale routine ospedaliera.

Il mestiere del medico è, probabilmente, il più bello al mondo in quanto aiutare e curare le persone rappresenta, pur tra tante difficoltà, la massima soddisfazione che si possa desiderare.

La carica adrenalinica che si libera nelle ore di lavoro in quella che assomiglia, ogni giorno di più, una guerra contro un nemico invisibile solo in parte riesce a mascherare la tensione, la paura di sbagliare, di essere contagiati, di non farcela ad andare avanti e, cosa peggiore, contagiare i propri cari. Quest’ultimo è l’elemento più pericoloso da un punto di vista emotivo in quanto il ritorno a casa che, solitamente, coincide con l’allentamento delle tensioni lavorative in questi giorni crea un ulteriore stato di apprensione che alcuni stanno cercando di superare non rientrando a dormire nelle proprie abitazioni.

La missione del medico è quella di salvare vite umane ma bisogna prestare molta attenzione quando essa genera traumi destinati a condizionare la vita futura. La continua pressione psicologica può condurre a crolli emotivi con spiccato senso di solitudine durante le poche ore di vita extra ospedaliera in cui si preferisce non parlare dei drammatici momenti trascorsi ad assistere i pazienti.

Da questa esperienza alcuni sanitari usciranno ancora più forti mentre altri, emotivamente meno solidi, ne usciranno distrutti.

Proprio per evitare i gravi traumi psicologici che poi avranno ripercussioni non solo sui singoli operatori ma sull’intero Ssn è questo il momento in cui è indispensabile assicurare, a quanti sono in prima linea, il giusto supporto psicologico.

Il sovraccarico emozionale frutto della fatica, dello stress e del senso di frustrazione si manifesterà quando l’emergenza finirà e si dovrà tornare alla vita normale anche se per molti di loro nulla sarà come prima. Il burnout si potrà presentare con tutto il suo corredo di sintomi più o meno conclamati di spossatezza, cinismo, isolamento, sentimenti negativi e scarsa efficienza professionale con ripercussioni non solo in ambito lavorativo ma anche familiare.

Mai come ora è veritiera l’espressione “Le ferite del guerriero si sentono alla fine”. Non dobbiamo aspettare che siano i nostri eroi a chiedere aiuto ma questo è il momento di intervenire per prevenire le gravi conseguenze psicologiche.

Sarà necessario affiancare Psicologi e Mental coach per mettere in atto tutte le strategie necessarie a ridurre la tensione e far acquisire risorse di crescita personale che consentano all’individuo di attuare nuove azioni e sviluppare nuove abitudini come concreta risposta al disagio e al cambiamento in atto.

Il trattamento per quanti devono fronteggiare situazioni di emergenza deve iniziare precocemente in quanto i soccorritori, che nel nostro caso sono medici e infermieri, costituiscono il gruppo delle “vittime di terzo livello” dopo i pazienti e i loro parenti.

Un’altra categoria del settore sanitario coinvolta attivamente nell’emergenza è quella dei farmacisti. Questi professionisti sono esposti al rischio di contagio in quanto il loro lavoro è a diretto contatto con l’utenza.

In particolare le nuove disposizioni sulla ricettazione hanno aumentato l’impegno professionale e il rischio ad esso correlato. Certo, la possibilità di contrarre il virus è meno alta di quella a cui sono esposti i sanitari che operano in ospedale ma lo stress è ugualmente elevato per la paura sia di essere contagiati sia di trasmettere l’eventuale contagio ai propri familiari.

Un ringraziamento doveroso deve essere rivolto anche ai medici di medicina generale che hanno pagato un notevole tributo di vite umane a causa del contatto con i pazienti negli ambulatori dove non disponevano dei presidi di protezione indispensabili in questi casi.

Recentemente è stata pubblicata, su Lancet, importante rivista scientifica, una review condotta dal King’s College di Londra finalizzata a studiare gli effetti negativi della quarantena a cui fu sottoposto il personale sanitario impiegato a fronteggiare le epidemie di Sars ed Ebola.

Lo studio ha documentato un’altissima incidenza d’insonnia, ansia, irritabilità e disturbi dell’umore che si sono protratti per anni a conferma della gravità del fenomeno che, ribadiamo ulteriormente, non deve essere sottovalutato.

In conclusione bisogna essere consapevoli che per vincere veramente questa sfida bisogna fornire, in un tempo rapido a quelli che operano in prima linea, non solo i mezzi di protezione necessari ma anche l’indispensabile supporto psicologico per evitare di lasciare sul campo oltre alle vittime del virus anche quelle dello stress psicologico.

Dobbiamo evitare di avere oltre a una Spoon River provocata dal virus anche una simile realtà psicologica, non mortale, frutto di un mancato o tardivo intervento di supporto a questa categoria.

Per maggiori chiarimenti o approfondimenti potete consultare il sito www.pharmacoaching.it, www.rosyfalcone.it o inviare una mail a rosifalcone@gmail.com.

Nella pagina Facebook o Linkedin potete trovare varie risorse tra articoli e video relativi a consigli e strategie per gestire la “convivenza forzata”. —

Rosy Fontana

*Mental coach

www.rosyfalcone.it

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