Sparano a una cagnolina da caccia e la gettano in un dirupo nel bosco

L'Enpa: "Questo episodio supera tutti i limiti della tolleranza e non ci sono parole per esprimere lo sdegno di fronte a questa uccisione"

ARCIDOSSO. L’hanno uccisa presumibilmente con un colpo di arma da fuoco e poi l’hanno gettata in un dirupo nei pressi di Salaiola (frazione di Arcidosso). Si tratta di una cagnetta giovane, una meticcia da caccia, che è stata segnalata e poi ritrovata dalla presidente dell’Enpa Amiata con i vigili del fuoco di Arcidosso e i carabinieri in burrone nel bosco.

Un brutto episodio, che fino a quando non si sapranno i risultati dell’autopsia, non sarà possibile sapere quando sia accaduto. «A prima vista potrebbe essere stata uccisa nella serata di lunedì – commenta la presidente Enpa Amiata Lara Banchini – e non ci sono parole per descrivere la barbarie e la ferocia di questo gesto per il quale noi dell’Enpa sporgeremo regolare denuncia».

Tutto ha avuto inizio nella giornata di martedì, quando la Banchini è stata contattata da un giovane che si trovava nel bosco vicino a Salaiola e stava osservando, con un binocolo, il volo dei colombi. «Il ragazzo – dice Banchini – mi ha avvertito che c’era un animale che aveva bisogno di aiuto. Il giovane aveva visto del sangue per terra e, allora, aveva cominciato a guardarsi attorno usando il binocolo. E proprio grazie a questo mi ha riferito di avere individuato, in fondo ad un dirupo, un cane ricoperto di sangue».


La presidente ha immediatamente avvertito del fatto i vigili del fuoco e le forze dell’ordine di Arcidosso e tutti si sono precipitati sul posto: «Il luogo indicato dal ragazzo – specifica la presidente – si trova nel bosco, poco prima del bivio per Salaiola. Siamo arrivati e ci siamo calati giù. Il luogo è impervio e difficilmente raggiungibile. La cagnetta, una giovane meticcia da caccia, era morta, colpita alla testa, per lo meno così parrebbe, con un’arma da fuoco. Non so dire se sia stata vittima di una pistola o di un fucile. L’hanno colpita nel bosco dove erano le tracce di sangue e poi è stata gettata nel burrone. Il recupero non è stato facile, visto il luogo impervio e certo senza i vigili non ce l’avrei potuta fare da sola a tirarla fuori. Troppo pericoloso».

Una volta recuperata la carcassa, la presidente Enpa e un altro volontario l’hanno portata all’ufficio zooprofilattico di Grosseto per l’autopsia con cui si capirà con quale arma sia stato compiuto lo scempio, quando l’animale è morto e tutte le altre notizie utili a risolvere il caso: «Noi come Enpa – assicura Banchini – sporgeremo denuncia. Questo è un gesto barbaro che va punito perché non si può infierire su un animale in una maniera così brutale».

Le ipotesi sul perché e sulle modalità con cui è stato ucciso l’animale sono tante: «Ci si lamenta – dice Banchini – del trattamento degli animali soprattutto nel sud Italia, zona interessata da un randagismo eccezionale. Ma questo episodio supera tutti i limiti della tolleranza e non ci sono parole per esprimere lo sdegno di fronte a questa uccisione. Posso assicurare che l’Enpa farà di tutto perché chi si è reso colpevole di questo gesto venga scoperto e punito. Sarà difficile risalire al padrone dell’animale, perché all’istituto zooprofilattico è già stato accertato che la cagnetta non aveva il microchip»