«Un’ordinanza provinciale contro le slot»: da Gavorrano parte la lotta alla ludopatia

Il sindaco Biondi lancia la sfida a tutti i Comuni dopo che il Tar aveva bocciato il regolamento firmato Vivarelli Colonna

GROSSETO. Dare una limitazione di orario alle tante sale slot disseminate per la provincia di Grosseto: la proposta arriva dal sindaco di Gavorrano Andrea Biondi che, carta alla mano, presenta l’esempio di San Giovanni Lupatoto, comune veneto di 25mila abitanti dove il Tar ha recentemente bocciato il ricorso di una società di giochi contro le disposizioni contenute nell’ordinanza sindacale che prevede l’accensione delle slot e delle videolottery per un massimo di otto ore al giorno (dalle 10 alle 13 e dalle 17 e alle 22).

L’ordinanza messa a punto nel Comune veneto non è però una novità: sono infatti tanti i Comuni che hanno tentato la stessa strada anche se con esiti ben diversi. Tra questi anche Grosseto, dove il sindaco Antofrancesco Vivarelli Colonna in passato aveva provato a dare una limitazione al gioco d’azzardo ma, nel suo caso, senza alcun risultato. La questione risale al 2017, quando il Tar della Toscana aveva annullato il regolamento sui giochi del Comune di Grosseto che limitava gli orari di funzionamento di slot e videolottery e l’apertura di sale giochi. L’ordinanza firmata dal sindaco Vivarelli Colonna era entrata in vigore a ottobre 2016 ed era stata ritenuta contraddittoria, sproporzionata e basata su una serie di insufficienze istruttorie dai giudici amministrativi di Firenze che avevano accolto i ricorsi presentati dalle società Tosco e Maremma Gaming. Ma perché nel comune Veneto il ricorso presentato dalle società di gioco è stato respinto mentre a Grosseto è stato accolto? Tutto sembra dipendere dagli studi di settore presentati. Secondo i giudici fiorentini, infatti, il sindaco prima di emettere quell’ordinanza avrebbe dovuto avere in mano «studi scientifici precisi relativi all’ambito territoriale di riferimento e non caratterizzato da evidenti illogicità e irragionevolezze che incidano sulla legittimità del provvedimento».

Nel caso di Grosseto l’amministrazione comunale aveva emesso l’ordinanza basandosi sulla relazione dell’Usl 9, la stessa che era stata messa in discussione dai giudici fiorentini secondo i quali la stessa «non appare essere fondata su dati statistici relativi all’effettiva presenza nel territorio del fenomeno che è cosa diversa dalle generiche considerazioni relative all’impatto economico e sociale del fenomeno (che è cosa diversa dalla ludopatia) e alla percezione della possibile dannosità del gioco da parte di una fascia della popolazione».

In Veneto, invece, l’indagine sull’incidenza della ludopatia nel territorio ha fatto la differenza: il Comune, si legge nella sentenza, «ha tenuto conto dei dati relativi alla situazione a livello locale segnalata nella nota della ULSS 9 del 23 luglio 2017» che forniscono «un’idea comunque "sottostimata" del fenomeno».

Le premesse in provincia di Verona così come a Grosseto erano le stesse, diverse invece le relazioni portate a supporto. Ora il sindaco di Gavorrano vorrebbe riprovarci mettendo insieme le forze di tutti i sindaci del territorio: «La sentenza del Tar del Veneto -- commenta - conferma che l’ordinanza comunale è uno strumento lecito di contrasto, che mette i Comuni nella condizione di poter fare qualcosa di concreto per tutelare la comunità ed in particolare i soggetti più fragili, rispetto al preoccupante diffondersi del fenomeno. Gavorrano emetterà presto un’ordinanza. Invitiamo tutti gli altri Comuni del Coeso a prendere provvedimenti simili. Contemporaneamente alle ordinanze è importante proseguire con iniziative pubbliche di prevenzione e di educazione, rivolte soprattutto ai giovani».

Biondi non sa se questa volta sarà sufficiente lo studio messo a punto dal Coeso, dove sono evidenziati i singoli dati relativi ad ogni Comune della Provincia e dove sono presentati gli effetti patologici sulla salute pubblica ma la volontà è quella di dare una nuova marcia a quella battaglia. Il fenomeno del gioco d’azzardo nel Comune di Gavorrano è in linea con l’andamento provinciale ma l’argomento all’interno del piccolo Comune delle Colline Metallifere è molto sentito: era il 2010 quando Massimo Borghi, forse il primo sindaco in Italia, aveva cercato di porre un argine all’industria dell’azzardo di massa. il suo mandato, però, si era interrotto prima di portare a casa un risultato concreto. Grosseto, invece, dopo la prima importante battuta di arresto del 2017, aveva iniziato a lavorare su un nuovo regolamento relativo al gioco d’azzardo, questa volta non impugnabile, ma al momento tutto sembra essersi fermato. -