Resort di lusso all’ex Cirio È scontro tra le associazioni

Wwf e Italia Nostra: «Eccessivo l’impatto delle opere connesse al porto» Replica il Coordinamento Portercolese: «Non frenate la messa in sicurezza»



Lo stabilimento della ex Cirio a Porto Ercole dovrebbe diventare un resort di lusso. Per il momento, però, tutto è fermo in attesa che il nuovo piano attuativo, che dovrà essere conforme alla variante urbanistica già approvata (quello già presentato non lo era), venga portato in consiglio comunale. Solo allora il progetto sarà pubblicato e scatteranno 60 giorni entro i quali tutti coloro che ne hanno interesse potranno formulare osservazioni. Per adesso, quindi, il progetto della società proprietaria della ex Cirio – e che fa capo a un imprenditore svedese – è ancora lontano dall’essere non solo cantierabile ma anche sottoponibile a osservazioni. Ma c’è già chi si muove.


Per esempio, le associazioni ambientaliste Wwf e Italia Nostra chiedono che la zona del porto e della ex Cirio «non venga stravolta da trasformazioni che ne potrebbero alterare irreversibilmente l’aspetto paesaggistico e ambientale attuale». Non solo. Quella ambientalista è una posizione a cui fa da contraltare il pensiero delle associazioni locali che ritengono, invece, che i lavori al porto di Porto Ercole non siano più rimandabili.

Italia Nostra e Wwf, di cui sono presidenti rispettivamente Michele Scola e Luca Passalacqua, hanno inviato una segnalazione sul piano attuativo per la realizzazione di una struttura alla ex Cirio al sindaco del comune di Monte Argentario Franco Borghini, al soprintendente di Siena e Grosseto, alla direttrice generale del ministero dei Beni Culturali e al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Le due associazioni ambientaliste spiegano che «la trasformazione dell’area Cirio è strettamente connessa a alcune opere previste nel nuovo progetto del porto e per favorire la massima funzionalità dei due progetti è stata proposta un’ampia zona di trasformazione, che si sovrappone lungo tutta la costa nord del porto, senza la quale gli interventi non sarebbero possibili». Questo per Italia Nostra e per il Wwf determina «un forte impatto ambientale e paesaggistico». A far discutere sono: «Il massiccio banchinamento della costa nord del porto che coprirebbe il tratto di mare, la spiaggia rocciosa naturale e l’eliminazione delle attuali zone a verde; lo scavo profondo in un’ampia zona al di sotto degli attuali edifici e del livello mare; il notevole abbassamento dei fondali attuali nella zona di mare antistante l’area ex Cirio». Secondo Wwf e Italia Nostra si tratta di un intervento che avrà notevoli ripercussioni anche a causa della durata dei lavori che sembra stimata in tre-quattro anni. «Ci sarà traffico di materiali e mezzi pesanti – sostengono le due associazioni – gli scavi e i dragaggi influiranno sul traffico e sull’accessibilità al porto e tali disagi creeranno un impatto economico negativo sulle presenze turistiche per tutto il periodo». Ma non solo. A rischio ci sarebbe anche il paesaggio finale con Porto Ercole che – scrivono – «cambierà completamente aspetto, con incremento del traffico di autoveicoli, di inquinamento e soprattutto con la perdita della visuale aperta sul mare e su Ansedonia». Italia Nostra e Wwf ritengono «più ragionevole un radicale ridimensionamento dei progetti del porto e della ex Cirio».

Immediata la reazione delle associazioni di Porto Ercole. «A nome di tutte le associazioni di Porto Ercole, rappresentate dal Coordinamento delle associazioni Portercolesi, vogliamo denunciare e stigmatizzare questo tipo di freno allo sviluppo del nostro territorio e soprattutto alla messa in sicurezza delle attività, cittadini e mezzi che operano nel nostro porto».

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