Pianista-eroe salvò una famiglia sulla Concordia: ora medaglia al valore

Aveva 30 anni e non sapeva nuotare. Lasciò il suo posto sulla scialuppa della Concordia

ISOLA DEL GIGLIO. A distanza di sette anni, dal mare continuano ad emergere storie drammatiche ed eroiche. Storie che si sommano a quella miriade di racconti condensata nella notte del 13 gennaio 2012, all’isola del Giglio, ma che fino ad oggi, nella versione ufficiale, hanno trovato spazio solo su brevi stralci, vaghi e indefiniti, della sentenza di condanna per il comandante Francesco Schettino. Ora però una di quelle storie ha contorni più definiti e la tragedia del naufragio della Costa Concordia può celebrare un altro eroe postumo: Giuseppe Girolamo, 30 anni di Alberobello, è stato riconosciuto da Antonella Bologna come l’uomo che ha ceduto il posto sulla scialuppa alla sua famiglia, salvando la loro vita e sacrificando la propria. «È lui, lo riconosco», ha detto la donna su Rai1, ufficializzando quel riconoscimento che fino ad oggi ha negato la medaglia alla memoria al valor civile per il giovane pugliese. «Era un ragazzo alto, magro, con la barba – ha detto Bologna – È il nostro angelo».

L’angelo è appunto Girolamo, imbarcato sulla Concordia come musicista e morto annegato nel naufragio (insieme alle altre 31 vittime) dopo aver lasciato, sebbene non sapesse nuotare, il suo posto sulla scialuppa alla signora Antonella e alla sua famiglia.


Il suo corpo fu identificato soltanto alcuni mesi dopo, ma il riconoscimento ufficiale di quel momento da eroe vero è arrivato lo scorso 19 ottobre, durante la puntata di “ItaliaSì”, in cui la donna ha riconosciuto il 30enne come il suo salvatore. Tra gli ospiti in studio, c’erano anche il sindaco di Alberobello, Michele Maria Longo, e il giornalista e autore Rai Fiore Di Rienzo, e anche loro sono protagonisti di questa lunga storia.

Il primo, il sindaco Longo, per lungo tempo ha cercato di conferire a Girolamo la medaglia al valor civile, tentando di avviare tutte le procedure necessarie, ma ogni volta queste sono andate a vuoto, perché fino ad oggi non c’era una testimonianza chiara sull’accaduto, come prevede l’iter. Eppure la storia del giovane musicista, a bordo con il primo ingaggio da batterista, era già nota. Solo che era indefinita: la testimonianza rilasciata da Bologna il 14 gennaio 2012 fu una delle oltre quattromila di tutti i superstiti ed è andata a confondersi con le altre nella mole di carteggi in mano agli inquirenti.

A rimettere ordine tra i documenti, partendo proprio dallo stralcio di poche righe della sentenza, è stato Di Rienzo, che un passo alla volta è riuscito a risalire alla donna, inviandole una foto di Girolamo per chiedere se lo riconoscesse. «Sì, è lui», ha risposto la donna ed è stata invitata in Rai per parlare, per la prima volta dopo sette anni, di quella notte. «Quando siamo arrivati sul ponte 4 era il caos – ha raccontato bologna in studio – nessuno voleva farmi salire sulla scialuppa. Così mi sono avvicinata a questo ragazzo alto e magro e gli ho detto: «la prego, ho due bambini piccoli, mi faccia salire» e lui ha risposto «prego, venga», continuando poi ad aiutare altri passeggeri. L’intervista adesso può essere la chiave per concludere l’iter per conferire al musicista la medaglia al valore civile per il suo gesto di estremo altruismo. Un riconoscimento per ricordare che in quella notte, in mezzo alla tragedia, il mare racchiuse in sé anche molte storie di amore e generosità. —