«Temperatura in aumento e precipitazioni in calo La sfida per la Maremma»

Tra i relatori di Ambita 2019 c’è Bernardo Gozzini del Lamma Al Tirreno anticipa alcuni punti del suo intervento. E mette in guardia 

l’intervista

lina senserini


DTra i relatori del forum Ambita, che si terrà a Grosseto dal 18 al 20 ottobre (vedi articolo a sinistra) ci sarà, domenica 20 ottobre, Bernardo Gozzini, agronomo, amministratore unico del consorzio Lamma, Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale, l’ente fondato dalla Regione Toscana nel 1997, in collaborazione con l’Istituto di biometeorologia del Cnr e con la Fondazione per il clima e la sostenibilità. Il tema del suo intervento è Maremma, un clima particolare.

Qualche anticipazione? «La Toscana ha un clima molto eterogeneo, che, nell’arco di 200 chilometri, passa dalla zona più piovosa della regione, le Alpi Apuane dove mediamente cadono 2400 millimetri di pioggia all’anno, alla Maremma, che invece è una delle più siccitose, con una media di 650 millimetri e 70 giorni di pioggia all’anno. Fasce climatiche diverse, con situazioni e criticità diverse, che devono essere affrontate con una pianificazione diversa».

Nella sua lunga esperienza ha potuto notare cambiamenti evidenti nel clima in Toscana e in Maremma?

«Sicuramente l’aumento di temperatura, in media circa un grado ogni 50 anni. Un riscaldamento globale che riguarda le massime e le minime. Per fare un esempio, in provincia di Grosseto nel 2014 è stata registrata in media una temperatura minima superiore a 20 gradi. La famosa estate del 2003, il 5 e il 6 agosto, fece registrare una massima di 40,2 gradi. L’altro elemento, quello che desta maggiori preoccupazioni, riguarda le precipitazioni. Non ci sono segnali di grande variazione in millimetri nell’arco dell’anno, ma diminuiscono i giorni di pioggia, piove in maniera diversa, tanto, in poche ore e in aree circoscritte. Queste precipitazioni molto intense danno origine a un altro problema, perché l’acqua non viene trattenuta, non viene assorbita dal terreno, va a ingrossare i fiumi, arriva al mare e si disperde. Quindi non va a rinforzare le falde idriche aumentando i rischi di siccità, l’altro fenomeno conseguente. In Toscana si verificano periodi siccitosi ogni 5 anni, sono sempre più lunghi e persistenti, specialmente nella zona meridionale. L’ultima è stata quella del 2017 che ha messo in ginocchio l’agricoltura in diverse aree della Toscana, compresa la Maremma. Purtroppo, dobbiamo imparare a convivere con questi eventi intensi, poiché abbiamo gli strumenti per prevederli e per prendere le necessarie contromisure».

La carenza d’acqua sarà uno dei problemi futuri con cui convivere?

«In Maremma, in realtà, la falda acquifera del Fiora desta meno problemi, dato che risente con qualche anno di ritardo dei periodi di siccità. Ci sono diversi studi, anche del Cnr, proprio per capire le caratteristiche di questa falda e la sua maggiore “resistenza” alla carenza di piogge. Certo il problema non va sottovalutato, il risparmio idrico è un tema importantissimo, sul quale molto gioca l’informazione, la sensibilità e il comportamento dei cittadini. Modificare i propri stili di vita, fare maggiore attenzione allo spreco di risorse, non solo idriche, è fondamentale. Purtroppo il solo cambiamento dal basso, per così dire, non basta, occorrono anche politiche di pianificazione nuove e diverse. Greta e i ragazzi che del “Friday for future” ci stanno chiedendo questo. E oggi abbiamo gli strumenti per prevedere con una certa precisione quello che può succedere se non viene invertita la tendenza».

Lei è ottimista rispetto a un cambiamento di abitudini sia nelle persone che nelle politiche di sviluppo?

«Sono moderatamente ottimista. Si parla molto di temi ambientali, raccolta differenziata, economia circolare, energie rinnovabili. La Regione Toscana ad esempio ha fatto grandi passi avanti in questi campi. È chiaro che si potrebbe fare di più, le difficoltà ci sono, ma rispetto a 20 anni fa, ci vedono forti segnali di cambiamento che fanno ben sperare per il futuro». —