Strage di Corinaldo: anche la Maremma nel mirino della "banda dei modenesi"

Per due notti, a fine giugno, due del gruppo criminale al Disco Village: gli inquirenti non escludono che preparassero un raid

FOLLONICA. Cinici, organizzati, sprezzanti delle regole. Nella loro visione del mondo il rifiuto per qualunque tipo di autorità. "Sbirri figli di p...", scrive Ugo Di Puorto su Fb dove campeggia la scritta Acab. Ma anche la passione per i soldi, le collane, la musica e i locali. Ragazzi non ancora ventenni: sette di loro sono finiti in carcere, accusati di omicidio preterintenzionale. Due di loro, alla fine di giugno, sono arrivati anche in Maremma, dopo aver fatto un giro nel resto della Toscana. Ed entrambe le volte si sono fermati a Follonica: al Disco Village, il 23 giugno e la notte tra il 29 e il 30 giugno. I sette ragazzi arrestati sono ritenuti essere quelli che hanno provocato la strage nella discoteca di Corinaldo, La lanterna azzurra, dove, a causa dello spray urticante spruzzato dai componenti della banda, morirono sei persone e 120 rimasero ferite. A Follonica non è successo nulla di tutto ciò. In realtà i carabinieri del nucleo investigativo di Ancona insieme ai colleghi di Modena stanno approfondendo il perché della presenza dei componenti della banda in Maremma. Quello che gli investigatori dovranno accertare è se la loro presenza è servita per effettuare dei sopralluoghi al Discovillage o se invece già la sera in cui sono stati qui, siano stati commessi furti all’interno del locale. Furti che soltanto chi li ha subiti, se non lo avesse ancora fatto, potrà denunciare ai carabinieri.

La notte del 23 giugno al Discovillage c’erano Andrea Cavallari, 20 anni, nato a Modena e residente e Bomporto, ritenuto dagli inquirenti il capo di una delle squadre che colpivano nei locali e che, intercettato, aveva detto ai complici che si era procurato un teser. Quella sera era insieme a Moez Akari, 22 anni, nato a Tunisi e residente a Castelnuovo Rangone e a una ragazza, mentre la notte tra il 29 e il 30 giugno, gli stessi due giovani erano in compagnia di due ragazze, una delle quali sarebbe rimasta fuori dal locale ad aspettarli.

Al Disco Village per fortuna, non è stato utilizzato lo spray al peperoncino, non sono state messe a segno rapine e probabilmente nessuno dei tanti ragazzi che affollano il locale è stato derubato. I proprietari dell’Acqua Village, la struttura che ospita il locale finito nel mirino della banda, non potevano sapere della presenza di Akari e Cavallari e delle due ragazze. «La sicurezza è sempre stata uno dei nostri principali obiettivi sul quale abbiamo investito e investiamo denaro e risorse umane, collaborando attivamente con le forze dell’ordine - spiegano all’Acquavillage - Per tutelare i nostri clienti impieghiamo di norma in ogni servizio circa 33 steward addetti alla sicurezza, flusso e deflusso del locale, 5 vigili del fuoco del comando provinciale di Grosseto, 4 infermieri con ambulanza all’interno dei locali, 6 steward addetti ai posti auto, 8 componenti della squadra di sicurezza della società». Il Discovillage, quindi, è blindato. E potrebbe essere proprio questo il motivo per il quale nelle due serate in cui i due ventenni insieme alle due ragazze sono stati a Follonica, non è stato segnalato alcun problema. Il nome della città del golfo è emerso durante le intercettazioni disposte dalla procura di Modena che ha coordinato le indagini dei carabinieri.

Le celle del telefono hanno accertato la presenza dei due giovani a Follonica e ora gli investigatori tanno cercando di ricostruire minuziosamente tutte le attività della banda. Il sistema utilizzato fin dall’ottobre dell’anno scorso, quando la banda ha messo al segno il primo colpo a Bologna, colpo finito male, era ormai collaudato: c’era chi si occupava di scegliere il locale e chi invece doveva portare lo spray. Qualcuno spruzza, qualcuno "strappa" (borse, collanine, oggetti in oro), qualcuno nasconde la refurtiva per evitare i controlli della polizia. Insieme si scappa, insieme si rivende. Due batterie - hanno accertato gli investigatori - una delle quali guidata da Andrea Cavallari, "strappatore" provetto, lo stesso che ha lasciato traccia del suo passaggio in maremma insieme al suo socio, Moez Akari, soprannominato il "maestro del gas" per la sua abilità nel gestire lo spray al peperoncino. Furono beccati anche a Disneyland. Era una batteria ancora più spregiudicata: spesso viaggiavano in treno senza pagare il biglietto, dormivano in alberghi pagando con carte di credito scoperte e altri tipi di truffe.