Tagliati 30 ettari di bosco nella riserva del Farma, l’esperto: «È un disastro»

Un fermo-immagine dal video del Comitato Val di Farma

Roccastrada, abbattute decine di alberi nella Riserva Naturale del Farma. Ambientalisti in allarme per l’area sotto l’egida di Regione e Unione dei Comuni

ROCCASTRADA. Nella Riserva naturale Farma sono svaniti trenta ettari di bosco. Il Comitato Val di Farma parla di «disastro» accendendo i riflettori su quella che era la bellezza incontaminata del Belegaio, un’area Sic – sito di importanza comunitaria – tra le più note della Regione Toscana. A documentare quello che è stato un maxitaglio di alberi c’è un video del Comitato Val di Farma, che è già rimbalzato in rete – su YouTube – e che ha fatto tremare le vene e i polsi a ambientalisti e naturalisti: «Trenta ettari di bosco sono stati tagliati» si dice nel video; quel patrimonio è «diventato cippato – si dice ancora nel documento – che andrà ad alimentare le centrali a biomasse che producono energia solo apparentemente rinnovabile».

«Nell’arco di due mesi (a marzo il bosco era ancora integro, come mostra il video facendo scorrere le immagini) – si dettaglia ancora nel video – il taglio ha trasformato uno dei siti di interesse comunitario più affascinanti della Toscana e in cui le essenze arboree stavano germogliando e le specie animali davano alla luce i cuccioli».

Sempre nel video si vedono macchinari e “impronte” di essi che a chi guarda appaiono come ferite, lasciate dai mezzi pesanti sugli ettari «che gestiscono la Regione Toscana e l’Unione dei Comuni delle Colline metallifere. Invece, nei 157 ettari gestiti dai Carabinieri Forestali, nulla è stato toccato ed il bosco è rimasto integro».

Il video, con un sottofondo musicale da marcia funebre, racconta delle emergenze della fauna e della flora del Belagaio, dove un’immensa varietà animale e vegetale sarebbe a rischio per questo intervento che viene giudicato inappropriato. Nella parte finale del racconto per immagini, si vedono fiumi di acqua che non vengono frenati dalle piante ormai tagliate e che trasformano le “cesse” create dentro il bosco, in veri e propri torrenti tumultuosi.

«È un taglio in regola, ma pesante, disastroso. E i mezzi usati sono impattanti – commenta Andrea Sforzi, direttore del Museo di Storia Naturale di Grosseto – È un disastro messo in atto proprio nel periodo più delicato dell’anno, in cui le piante germogliano e alcune specie animali si riproducono: parliamo di un bosco in cui spiccano tassi, betulle e bossi, e per gli animali la martora, la puzzola, il biancone, il gatto selvatico, esemplari di lupo, forse, e poi uccelli e insetti, tutto il patrimonio vitale, insomma, che rende unico il Belagaio. E se è vero che formalmente questo taglio su 30 ettari è in regola, è anche vero che bisogna ragionarci su per valutarne l’incidenza e l’enorme impatto che ha provocato».

E anche Sforzi, come il Comitato Val di Farma torna sulla questione di quegli alberi «trasformati in cippato»: «Tutto questo rientra nel piano complessivo della politica della Regione Toscana che vede di buon grado le centrali a biomasse? Certo non si può ricavare legname da aree di pregio come questa. I boschi poi non sono una risorsa rinnovabile. Ci vogliono secoli per ricomporre il quadro arboreo distrutto. Le specie scompaiono. Occorre assolutamente un ragionamento e una valutazione di incidenza vista la portata di questa operazione». 

Un angolo verde e incontaminato della Riserva Natarale Farma

Un fermo-immagine dal video del Comitato Val di Farma