Vade retro Satana, in Maremma è boom di richieste d'esorcismo: "liste d'attesa" nelle Diocesi

Al monastero di Siloe esercitano il sacerdozio padre Mario e padre Mauro, i due esorcisti incaricati ufficialmente dal vescovo

Ogni giorno tanti fedeli chiedono aiuto ai sacerdoti per fugare il proprio male interiore, ma nelle 3 Diocesi maremmane ci sono solo 3 incaricati. L'esperto di satanismo: «Per molti è folklore, ma la sofferenza e il dolore sono reali»

GROSSETO. Chiedono una preghiera, una formula magica che scacci via il malessere scoppiato dentro l'anima. Più ancora si rivolgono al sacerdote invocando un esorcismo completo. Accade in Maremma, dove sta emergendo un fenomeno sempre più evidente, che la stessa Chiesa non nega: la richiesta di esorcismi. 

IN FILA CONTRO "IL DIAVOLO": CENTINAIA DI RICHIESTE

Ogni giorno, a Grosseto, gente in fila bussa alle porte dei sacerdoti e chiede d’essere esorcizzata. Difficile fornire numeri precisi; sappiamo però che nella sola Diocesi del capoluogo maremmano almeno 4/5 persone al giorno – tra le 120 e le 150 al mese – si rivolgono a un esorcista affinché risolva il proprio “malessere”. I numeri sono alti anche nelle altre due Diocesi maremmane, quella di Massa marittima-Piombino e quella di Pitigliano-Sovana-Orbetello.

Negli ultimi tempi il fenomeno è in ascesa un po’ ovunque, confermato dalla Diocesi grossetana che parla di «un’alta domanda» ovvero di un ampio numero di uomini e donne, impiegati o disoccupati, pensionati, con famiglia o soli, che si mette in fila chiedendo d’essere aiutata a uscire dal proprio “male” interiore. Un boom emerso in tutta la sua forza di recente e complicato da gestire per la stessa Chiesa. Se le richieste dei fedeli sono tante infatti, gli esorcisti sono pochi e così - come nella sanità - anche qua spuntano “liste d’attesa” lunghe. Gente in coda che da mesi aspetta l’appuntamento, o che cambia Diocesi in cerca di un altro esorcista. Come accade con un medico.

David Murgia, giornalista e autore del libro “Vade retro. Esorcisti e possessioni, inchiesta sul maligno” (Mondadori), ha affrontato il tema giorni a Grosseto, presentando il volume nella sala Vannuccini della chiesa di via Portogallo. Tra il pubblico centinaia di persone, segno che l’interesse è alto.

Il pubblico in sala alla presentazione del libro "Vade retro", incontro promosso dalla Diocesi

La Diocesi di Grosseto ha due esorcisti nominati dal vescovo,padre Mario e padre Mauro del monastero di Siloe (nel comune di Cinigiano) e solo loro possono «scacciare il diavolo» poiché ufficialmente incaricati dal vescovo. Ogni giorno i due sacerdoti sono subissati dalle richieste di fedeli che vorrebbero da loro un esorcismo e non sempre riescono a evaderle tutte, avendo anche altri impegni da assolvere.

Al momento la Diocesi grossetana (il vescovo è Rodolfo Cetoloni) dice di trattare «circa 10 casi di possessioni»: 10 storie di «infestazioni» che – guardate con scetticismo e incredulità dai profani - per la Chiesa sono «conclamate». La percentuale è esigua rispetto a una mole ben più ampia di richieste di ascolto (centinaia al mese). Senza contare le altre due Diocesi maremmane: pure a Pitigliano-Sovana-Orbetello (il vescovo è Giovanni Roncari) e a Massa Marittima-Piombino (il vescovo è Carlo Ciattini) la domanda è alta. Ma perché tutta questa esplosione numerica? E perché l’esorcista va così “di moda”?

Occhio a non equivocare, in realtà. È la stessa Chiesa a mettere in guardia. Specchio dei tempi, il fenomeno pare riflettere una crisi complessiva e «parlare di domanda non significa affatto che tutti i richiedenti siano posseduti dal Demonio», avverte il vescovo Cetoloni. Anzi: «la percentuale dei posseduti è bassa e si attesta sull’1-2% circa rispetto alla mole complessiva di chi crede di essere posseduto e non lo è...». È lo stesso vescovo a chiarirlo con un monito «affinché il diavolo non sia visto ovunque. La quantità di gente che bussa alle nostre porte – dice – è alta perché riflette un malessere più generale, un male di vivere che non sempre cela al suo interno tracce demoniache», ma può avere origine d’altra natura, psicologica o sociale che sia. Sta di fatto (però) che parecchia gente bussa proprio all’esorcista, poiché spera d’essere subito “guarita” da una preghiera. Il formulario è spesso visto come un pulsante tout court che basta premere per tornare in sé, «quando invece la fede è un cammino spirituale» ben più articolato e complesso. Il problema è che in questo modo si crea un ingorgo. Credenti o non credenti, il fenomeno del "boom di richieste" di esorcismo è reale.

La Chiesa grossetana si sta interrogando da tempo su quest’escalation e su come gestirla. Monsignor Cetoloni non ha intenzione di nominare altri esorcisti, ma ha appena avviato un percorso per organizzare “l’esistente”. Nel mese di febbraio ha chiamato a raccolta i sacerdoti della sua Diocesi chiedendo loro di fare da “filtro” per la massa di fedeli che bussano alle porte della Chiesa. Come una sorta di "triage", i parroci sono invitati a compiere una valutazione a monte. E «solo se sono ravvisati segnali precisi i fedeli sono indirizzati al gradino successivo». Che è quello degli esorcisti.

IL VESCOVO: «TANTISSIME DOMANDE LEGATE AL MALE DI VIVERE»

Rodolfo Cetoloni (vescovo di Grosseto) spiega che l'impennata di richieste di esorcismo è frutto di una crisi esistenziale complessiva, e conferma d'aver sentito la necessità - per gestire il fenomeno - di "riorganizzare" il cammino d'accoglienza e ascolto dei fedeli.

Il vescovo Franco Cetoloni conferma l'impennata di richieste d'esorcismo

Monsignor Cetoloni, è vero che state ricevendo continue richieste?

«Sì, so che padre Mario e Mauro, i due esorcisti della nostra Diocesi, ricevono richieste tutti i giorni. In certi casi le persone sono seguite per anni, in altri casi sono nuove».

La domanda è in aumento? E se sì perché?

«Parlare di grande mole non significa che vi sia un aumento degli indemoniati, ma una crescita di un male di vivere, del disagio e della solitudine, sì. Cresce il numero di persone che chiedono aiuto alla Chiesa. La percentuale di possessioni però è scarsa, un 1-2% in tutt'Italia. Il fenomeno è raro: il problema è gestire la massa in aumento. Come la crisi economica ha aumentato la mole di chi va a magiare alla Caritas, così la crisi esistenziale sta aumentando il numero di chi ha bisogno di aiuto e si rivolge all’esorcista. Se lei va in farmacia vede quanta gente va a prender psicofarmaci, e anche la Chiesa si trova a gestire questo nuovo tipo di bisogno. Attenti a non “diavolizzare” ogni cosa e a non vedere il diavolo ovunque, dunque».

Perché questo bisogno di rivolgersi all’esorcista?

«In passato le persone accettavano di più il disagio, c’era più sopportazione. Oggi c’è la voglia, chiamiamola pretesa, di voler guarire subito. Guardi i farmaci: se hai mal di testa entro 5 minuti devi avere la pasticca. Si è creata l’esigenza che si possa uscire subito dal disagio. Così con l’esorcista: si crede che basti una preghiera per scacciare subito il male. Ma non è così: i fedeli non devono illudersi di trovare ricette facili, serve un cammino di fede».

Due esorcisti sono sufficienti?

«Sì, seppure la mole di gente che arriva è superiore alla capacità di ascolto e di guida».

Allora non nominerà altri esorcisti?

«No. Non ci sono da fare altre nomine. C’è da organizzarsi, crescere. Il lavoro che stiamo facendo è quello di creare più sensibilità nei sacerdoti, perché facciano da “filtro”. La mattina in cui è venuto Murgia abbiamo avuto un incontro coi sacerdoti per dire: il problema c’è, bisogna stare uniti. Ho chiesto di stare vicini a padre Mario e Mauro: è importante che non siano soli. La nostra Diocesi conta 120mila abitanti: due persone sono sufficienti e lo diventeranno ancor di più se questa rete di ascolto tra i sacerdoti si rafforzerà ulteriormente, attraverso la guida e l’accompagnamento spirituale, e in alcuni casi – laddove ce n’è bisogno – anche con l’aiuto di altre specializzazioni. È quella che chiamiamo la pastorale della consolazione, che richiede molto impegno, mentre oggi anche i parroci sono oberati da mille incombenze che talvolta rendono difficile il portare avanti come si desidererebbe il proprio ministero di ascolto, che comunque c’è. Questo percorso va ulteriormente intensificato, proprio per evitare che una persona che avverte un malessere interiore si senta spinta ad andare immediatamente dall’esorcista e, se non trova la risposta che pretende, dal mago…

Un messaggio ai fedeli?

«È importante comunicare il mal di vivere, il non pensare che vi siano formule spirituali o che “magicamente” possano risolvere immediatamente il disagio. L’esperienza di fede è un cammino da percorrere nel tempo». –

IL TEOLOGO: "ECCO COSA HA VISTO DI PERSONA"

Don Fabio Bertelli, classe 1964, insegna Teologia dogmatica all’istituto di scienze religiose di “Santa Caterina da Siena” di Firenze, ed è parroco della parrocchia di San Giuseppe a Grosseto. In via Portogallo a Grosseto ha introdotto l’incontro con il giornalista David Murgia. Pur non essendo esorcista, don Fabio ha assistito a due esorcismi con padre Mauro. «Due persone di Grosseto tra i 50 e i 60 anni», racconta lui. Due storie diverse tuttora seguite dalla Chiesa. «Una di queste ha una storia di povertà ed emarginazione umana. Entrambe le ho viste possedute da una forza virulenta e con esternazioni forti. La prima urlava forte, si dimenava, batteva pugni, aveva forme di rigidità tipiche delle dimensioni di possessione. Alcune scene filmiche, devo dire, non sono così lontane dal vero...».

A sinistra Davide Murgia e a destra il teologo don Fabio Bertelli

I sintomi cui don Fabio dice d'aver assistito? «Sicuramente il cambiamento della voce, lo stranire del volto che diventa scuro e muta i connotati... Poi risate potenti e una forte reazione all’acqua santa, stesso effetto che può fare lanciafiamme su una persona comune». Senza contare le lingue morte, altro segno inequivocabile – a detta della Chiesa – che dimostra una possessione demoniaca. «La persona posseduta parla in aramaico con una semplicità incredibile…», racconta don Fabio che ricorda come «l’esorcista leggendo il formulario alla persona posseduta le abbia chiesto il nome in aramaico, e “lui”, ovvero l’entità, abbia risposto. Una delle cose più importanti dell’esorcismo è capire chi si ha davanti, chi è il demone: in quel modo puoi contrastarlo», dice don Franco Bertelli. 

IL LIBRO: «PER MOLTI È FOLKLORE MA LA SOFFERENZA È REALE»

David Murgia ha lavorato come vaticanista per il Tempo e si occupa di satanismo e occulto. Dal 2012 conduce su Tv2000 “Vade retro” e “Indagine ai confini del sacro”. Nella parrocchia della Santa famiglia di Grosseto ha presentato il suo libro “Vade retro: esorcisti e possessioni. Inchiesta sul maligno”. Un occhio particolare Murgia lo riserva alle “vittime” del fenomeno.

«Si fa presto – scrive Murgia nel volume - a bollarle come persone disturbate da mandare dallo psichiatra. È vero che la maggior parte di coloro che dicono di avere disturbi diabolici in realtà ha problemi di natura mentale o comportamentale. Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. Alcuni antropologi o sociologi continuano a vedere con sospetto il rituale dell’esorcismo che identificano con pratiche arcaiche di una religiosità popolare ormai scomparsa, o frutto di antiche superstizioni. In questa prospettiva - scrive l’autore - l’esorcista è visto come un animale in via di estinzione e meritevole di studio. E i poveri indemoniati come sciocchi o sempliciotti. Il rito, i malefici per una parte degli studiosi altro non sono che un fenomeno da baraccone, un grande show che merita attenzione solo per i suoi “effetti speciali”. Su alcuni studi ho avuto la sensazione che si soffermassero quasi esclusivamente sull’aspetto folkloristico e trascurassero quello che è forse l’aspetto più importante: il dolore e la sofferenza delle persone coinvolte. Volti e anime che patiscono nell’indifferenza generale. Non si può parlare di esorcismo, demoni o disturbi diabolici senza considerare le conseguenze che questo provoca. Possiamo anche non crederci, ma la sofferenza di questi poveretti è autentica. Ricorderò sempre Caterina, una 35enne seguita da due esorcisti del nord. Le ho chiesto chi sua il diavolo. “È quello che vivo quotidianamente da ben 26 anni - mi ha risposto - cioè distruzione e odio. Per questo non ho nessun amico, nessun affetto. Se ne parlo sono derisa. Anche da uomini di Chiesa”».