Blitz nel salotto del jazz: sicurezza carente, la Finanza chiude il circolo culturale

Il Dizzy è nato grazie alla grande passione di Roberto Berti: c’erano un centinaio di persone, scatta la solidarietà degli amici. Saltato anche un atteso concerto

GROSSETO. Cento persone sedute ai tavoli tondi, nella grande sala che ricorda i jazz club newyorchesi, quelli degli anni ’30 del proibizionismo. Con la luce soffusa, il palco, i musicisti e i loro strumenti, un piccolo angolo bar con la scritta a neon “Grease” sopra. Il salotto di casa, per Roberto Berti che ha voluto dare quella forma al Dizzy Jazzy, circolo culturale che si trova in via Orcagna, dove si entra solo su invito. Venerdì sera sul palco sarebbe dovuto salire un gruppo d’eccezione: Roberto Gatto alla batteria, Fabrizio Bosso alla tromba, Dario Deidda al basso e Domenico Sanna al piano. Il concerto però è saltato e i tanti appassionati si sono dovuti alzare e lasciare a malincuore la sala dopo che la guardia di finanza, insieme alla polizia municipale, ai vigili del fuoco e alla Siae sono entrati per verificare i requisiti di sicurezza del club.

Tra le irregolarità riscontrate, l’assenza del piano di evacuazione e del certificato di prevenzione incendi, nonché la carenza dei requisiti di sicurezza. La guardia di finanza ha trovato nel locale sei persone, indicate come lavoratori, la cui posizione è in fase di approfondimento. In realtà, chi frequenta quel salotto, spiega che quelle persone sono tutti amici che condivido la passione di chi il Dizzy Jazzy lo ha messo su. Roberto, che da giovane suonava la batteria e che ora, a più di settant’anni, continua a vivere la passione per il jazz come se da lì traesse la sua linfa vitale.

A seguire la vicenda è ora l’avvocato Giuseppe Nicosia, che sta valutando le contestazioni e le carte: la sera del blitz della finanza, gli invitati avevano pagato 30 euro a testa, soldi che non restano nelle tasche dell’organizzatore ma che vengono utilizzati per pagare le spese sostenute per regalare musica di qualità a una città che ne è sfornita. Il locale è stato chiuso immediatamente: non era mai stata avanzata alcuna richiesta alla Commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, né tantomeno inoltrata alcuna Scia per spettacoli occasionali e per la somministrazione di alimenti e bevande nonché la valutazione previsionale di impatto acustico.

Secondo gli uomini della finanza, circoli ed enti no profit spesso abusano della qualifica giuridica per dissimulare l’esercizio di attività d’impresa. Al Dizzy non esiste una tessera che permetta l’accesso al club, ma le serate durante le quali è possibile ascoltare jazz, spesso richieste dagli stessi musicisti per “provare” dal vivo un disco o per farsi sentire (basti pensare ai tanti giovani), viene garantito soltanto grazie all’invito ricevuto. —