La storia secolare di Selva di Santa Fiora da oggi è consultabile anche sul computer

Lidiano Balocchi, già agente della polizia municipale e appassionato ricercatore, con il figlio Ennio ha messo on line un lavoro certosino 

L’IMPRESA

Rivive nelle lapidi, nei libri e adesso anche sul web, la memoria storica della comunità di Selva, frazione di Santa Fiora, che adesso ha il suo affabulatore appassionato.


Si chiama Lidiano Balocchi, classe’42, è un agente in pensione, laureato in sociologia, da sempre anche ricercatore. Una vera vocazione quella di Balocchi, che ha cominciato a praticare questa attività fin da quando era funzionario del corpo della polizia municipale della capitale. E per il suo corpo ha scritto la storia in un voluminoso libro e ha realizzato per anni calendari storici per il Comune di Roma. Ma dalla pensione, la sua passione si è concentrata su Selva, suo paese di origine e a cui torna spessissimo, richiamato dalle radici del luogo e dagli affetti. Di Selva ha restaurato, con le sue mani, le croci ormai spaccate del “Crocione” e di Poggio all’acero, poi alcuni pozzi lavatoi, fonti e fontanili, oggi snodi di suggestive passeggiate e itinerari storici.

Correvano gli anni’90, quando Lidiano ha cominciato a scavare nella storia di Selva, destreggiandosi fra documenti materiali e d’archivio, “salvando”, prima di tutto, le lapidi di un piccolo e antico cimitero selvaiolo: «Vidi che antiche lapidi si stavano sfaldando – spiega – e allora volli ricomporle per salvare la memoria di Selva in declino. Volevo ridare a Selva una storia di uomini i cui nomi erano scritti su quelle pietre. E così feci, proseguendo poi, il lavoro di ricerca sulla comunità del mio borgo, con la costruzione di una grande memoria dei Selvaioli ovunque defunti dal 1882 al 1999 nella cappella del cimitero. Un grande affresco di una comunità che poi è stato approfondito nei tre volumi del libro “La mia gente” in cui si elencano tutti i nativi di Selva dal 1582 ad oggi: data di nascita e morte, cause della morte, attività, figli e così via. Sono 9000 le persone che ho rintracciato frugando negli archivi, soprattutto in quello del convento della Santissima Trinità».

Balocchi, che è stato anche fondatore dell’Associazione culturale per la Selva alla metà deglì anni’90, spiega che in questa maniera Selva riesce a parlare ancora: sotto la sua lente di ricercatore tassello dopo tassello si costruisce un mosaico vivo e rappresentativo che racconta come si viveva lì nei secoli scorsi, fatti particolari segnati nelle note dei diari dei frati del convento, come le persone morte perché colpite da fulmini e morte sotto il peso di un albero o sotto il peso di una bestia. Si parte dagli anni’50 e si va indietro nel tempo, di secoli. E finalmente, oggi adeguandosi ai tempi, Lidiano ripropone le radici di Selva sul web e ha creato un sito apposito che si chiama “Le mie radici”, dove c’è la possibilità di ricavare il proprio albero genealogico. Il sito, di facile consultazione (lemieradici. info) è stato messo su da Ennio, figlio di Lidiano: «È stato un lavoro certosino durato 20 anni – spiega Lidiano – Abbiamo immagazzinato i dati dei nostri avi di Selva e in questo sito tutti possono interagire, integrando e correggendo con nuovi dati. Ma non solo, perché sul sito ognuno può aggiungere anche persone estranee a Selva e addirittura creare un ramo nuovo, mettendo anche foto e brevi storie di famiglia». E infine, come sintesi del lavoro di ricerca in atto e come occhio aperto sulla cronaca attuale, Balocchi è anche direttore responsabile del periodico dell’associazione “È permesso?”: informazione, folklore, tradizioni e curiosità e soprattutto storia minuta di questa piccola realtà di duecento anime. —

Fiora Bonelli