Pinete sotto attacco: "Studiamo insieme come salvarle"

Una veduta aerea della pineta bruciata nel 2012 a Marina di Grosseto (foto Enzo Russo) e pini caduti a Principina a mare per l'attacco mortale del matsococcus

La Pro loco di Marina e Principina e l’Accademia dei Georgofili organizzano una giornata di approfondimento, coordinata dal professor Amedeo Alpi, da cui scaturirà un protocollo applicabile in tutta Italia   

MARINA DI GROSSETO. Un patrimonio verde che sta morendo sotto i nostri occhi per i colpi sferrati da insetti killer e per non meno micidiali incendi provocati dall’uomo. La pineta litoranea della Maremma è sotto attacco e seriamente in pericolo. Si può fare qualcosa per salvarla?



La Pro loco di Marina di Grosseto e Principina a mare crede di sì. Crede che prevenendo gli incendi, curando le patologie, difendendo gli alberi dagli insetti nocivi e facendo ripartire quel sistema di auto rigenerazione e manutenzione ben funzionante ai tempi dei pinottolai, si possa raggiungere il traguardo. E crede che lo si possa fare coinvolgendo e mettendo a confronto i migliori esperti del settore, perché possa partire da qui, da Marina di Grosseto e Principina a mare, un protocollo potenzialmente applicabile anche ad altre pinete in difficoltà in tutta Italia.

Da qui nasce l’importante convegno “Le pinete litoranee: costo o risorsa? (Ovvero: Prima che l’ultimo pino venga bruciato...)”, aperto a tutti, che la Pro loco organizza venerdì 2 marzo all’hotel Terme Marine Leopoldo II a Marina con l’Accademia dei Georgofili (sezione centro-ovest), le università di Pisa, di Firenze e della Tuscia, il Crea, la Regione Toscana, l’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali di Grosseto e il patrocinio del Comune di Grosseto.

La giornata sarà coordinata dal professor Amedeo Alpi, presidente delegato della sezione centro-ovest dell’Accademia dei Georgofili, che la pineta maremmana la conosce bene dal punto di vista scientifico ma anche affettivo.

Il professor Amedeo Alpi, presidente delegato della sezione centro-ovest dell'Accademia dei Georgofili


Professor Alpi, qual è il quadro delle pinete di Marina e Principina?

«Le pinete da tempo sono in situazione di progressivo degrado. Bisogna distinguere da un parte l’attacco di due insetti diversi ai danni due pini diversi. Uno è il pinus pinaster, quello selvatico, dal tronco non perfettamente dritto, con pigne coniche e pinoli piccoli e non usabili, tipico di Principina a mare. L’altro è il pinus pinae, quello dritto, a ombrello, che produceva i pinoli, e ora non li fa più. La combinazione dei due pini è tipica della fascia grossetana e non solo. Ebbene, entrambi sono stati attaccati, il primo dal famoso matsococcus che l’ha portato a morte: ci sono zone con una situazione predesertica. E lì da fare c’è poco. Quanto all’altro, quello a ombrello, è stato attaccato dal leptoglossus o cimicione, che faceva i pinoli e ora non li fa più. La pineta è diventata improduttiva ed è stata abbandonata».

Perché è così difficile eliminare questi insetti?

«Perché non siamo in una foresta, ma in area urbana e questo è un problema. In un bosco si potrebbe entrare con degli elicotteri e spruzzare sostanze importanti. In una pineta vicina alle case non si può fare, perché farebbero male alle persone».

Sarebbero sostanze risolutive?

«Io penso di sì, ma non è stato ancora provato e comunque bisogna anche considerare i possibili danni ambientali e su animali».

Trattamenti singoli?

«Be’, ci sono anche questioni economiche. Salire su elicottero è un conto. Fare un intervento mirato pino su pino diventa costo enorme. Per di più con un altro problema: chi paga? Se il proprietario una volta poteva dare la pineta a un pinottolaio, che raccoglieva i pinoli e ne ricavava un guadagno, così che il proprietario poteva rientrare un po’ con i costi, ora che la pineta è improduttiva questo meccanismo si è interrotto. Per di più alcuni tratti di pineta sono pubblici...».

Oltre agli insetti, c’è il problema degli incendi.

«Il problema grosso degli incendi. Io fin da bambino vado a Marina e di incendi ne ho visti. Oggi, certo c’è una delinquenza diffusa, perché molti di questi incendi sono appiccati, dobbiamo dircelo; si vede anche dalla dinamica. E finché questi tipi non vengono acciuffati... Ma questo è un problema di ordine pubblico».

Difendersi dal fuoco non è proprio possibile?

«Sì, ci si può anche difendere dai fuochi, e per questo al convegno interverrà anche il Servizio della Regione Toscana che ci parlerà di quanto si possa fare sul fatto della prevenzione».

Vista la convergenza di questi due problemi c’è chi sostiene di togliere il pino dalle coste e mettere altre specie. Lei che ne pensa?

«Penso che, seppur mal ridotta, la pineta è lì. Negli Stati Uniti il pino domestico lo chiamano “Italian stone pine”. Questo perché il pino è l’albero d’Italia. Il Comune di Roma ha 10mila pini domestici. Bisogna averne cura: come si fa a dire: “Abbattiamo”? Principina a mare, se non ci fosse stata la pineta, non sarebbe nemmeno nata. Le pinete dentro gli insediamenti urbani hanno una gestione complessa, è vero. La gente vuole il verde, però poi vuole la macchina sotto casa. Le macchine in pineta fanno disastri, perché il terreno della pineta è fragilissimo, visto che è sabbia conquistata dalla pineta, in cui il sottobosco è fondamentale perché tiene e consolida questo tipo di suolo. Insomma, la questione è un rovaio e non si può buttare la croce addosso a nessuno. Ma è importante cambiare atteggiamento nei confronti delle pinete».

In che senso?

«Bisogna capire che continuare a parlare della pineta come un cumulo di problemi non è l’approccio giusto. Tanto che il titolo dell’iniziativa riporta la domanda: la pineta è una risorsa o un costo?».

Domanda retorica: secondo lei?

«Se la pineta non c’era non sarebbe nata Principina a mare, ad esempio. Per me è una risorsa».

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