“Solo un minuto” diventa un marchio registrato

Depositato il logo della campagna che chiede rispetto per i diritti di chi è disabile La promotrice riceve applausi da mezza Italia e da Grosseto nessuna “menzione”

GROSSETO. Dai “mi piace” che sono giunti da tutto il mondo, alla “griffe”. Diventa un marchio #SOLOUNMINUTO, la campagna web partita da Grosseto che racconta in scatti fotografici la giungla (cittadina) in cui quotidianamente ti addentri se ti muovi su di una carrozzella. Ha depositato l’hashtag alla Camera di Commercio perché venga registrato come “brand” la promotrice della campagna, Lorella Ronconi, grossetana, impegnata da anni per i diritti civili delle persone disabili e per stimolare la nascita e la crescita di una cultura che includa – e non escluda, o accantoni in un universo-altro – l’handicap.

Un like mondiale. È piaciuta, eccome, la campagna. È piaciuta a mezzo mondo. Perché è vera. Quel «solo un minutino» con cui ci scusiamo – con pelosa carità e cortesia “borghese” – per aver piazzato la nostra auto nello stallo per disabili o occupando un terzo della profondità del marciapiede descrive bene lo schiaffone (metaforico) che stiamo assestando a chi vive in carrozzella. L’hashtag “corrisponde” ad una pagina Facebook: Solounminuto. Ed è qui che vengono postate le foto dei parcheggi-abuso. Risultato? In tre mesi oltre 7.000 follower, 1.000 foto e una geografia sempre più estesa dei confini che la campagna ha “invaso”: da Roma al Guatemala, da Milano all’Ecuador, da Teramo agli Emirati Arabi, Siria e Stati Uniti, Malta e Canada, il Messico e tutta l’Europa (e la lista è incompleta). E sempre più stati seguono la pagina in lingua originale.

Etica non giustizialismo. Promuove il rispetto Solounminuto e non aizza ad andare contro chi non ce l’ha. «Non ci piacciono i giustizieri – dice Lorella Ronconi – e neppure le vendette trasversali. Se vedo un’auto parcheggiata in uno stallo per disabili non mi auguro che qualcuno la bruci. La nostra campagna promuove l’etica non la rabbia». Riguarda tutti #SOLOUNMINUTO: si è partiti dalle foto dei veicoli “mollati” negli spazi riservati a chi ha un handicap «ma ci stanno arrivando – aggiunge la promotrice – tantissime foto da mamme di Roma scattate quando vanno a spasso con i passeggini. È una battaglia di civiltà a tutto campo», anche perché l’essere fragile o dipendente dagli altri è uno status che oggi riguarda te e domani me. Così è, se vi pare.

Dalle foto ai fatti. Mille like in un mese, 7mila in un trimestre. Grande risultato, «ma le persone in difficoltà hanno bisogno anche di fatti» dice Lorella. Cita le parole di un amico scomparso, Lorella: «Grosseto è una città accessibile per finta – disse Giulio De Paola – visto che nei negozi con la carrozzina non si entra. Le colpe, spesso, si dividono tra istituzioni e cittadini: non è mai colpa soltanto di una o dell’altra parte perché stupidità, ignoranza e superficialità vanno a braccetto».

Lo sguardo al futuro. Che fare, dunque? Da fare ce n’è molto. Innanzitutto si potrebbe partire dal “risveglio” (potremmo aggiungere della coscienza). Intanto – e per esempio – la Regione Emilia Romagna, con il presidente dell’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale Mauro Sorbi – ha contattato gli amministratori di #SOLOUNMINUTO per congratularsi dell’iniziativa. Anche l’assessore alla sicurezza, del comune di Milano Carmela Rozza ha inviato i suoi complimenti. E ha fatto un passo ulteriore: ha dato la sua disponibilità collaborativa; niente male, perché Lorella, support a parte – tra cui l’insostituibile Emanuela Fallani, 72 anni, che muove l’intero “quartier generale” della segreteria della pagina Fb – fa tutto da sola. Persino il marchio se l’è andato a depositare lei. «Grosseto ha partorito una perla che è stata apprezzata da tutta Italia» dice Lorella e noi aggiungiamo “e da mezzo mondo”. Uscita la perla, la conchiglia si è però chiusa. #SOLOUNMINUTO chiama Grosseto. Grosseto risponde? Per ora no.