Si spara alla testa davanti all’obitorio

Suo padre si era suicidato venerdì: il trentanovenne si è sparato un colpo alla tempia da solo

GROSSETO. Il dolore per la morte di suo padre lo aveva attraversato come una scossa elettrica. Il pensiero dei suoi familiari non gli è bastato a evitare di salire in auto, fermarsi nel parcheggio dell’obitorio, appoggiare la canna del fucile alla sua tempia. E fare fuoco.

È un filo tenuto insieme da perle piene di dolore quello tra un padre di 64 anni e un figlio di 39 anni che nell’arco di quattro giorni hanno deciso di congedarsi dalla vita.


L’uomo è salito sulla sua auto esattamente come aveva fatto suo padre qualche giorno fa: il sessantaquattrenne fu trovato impiccato al ramo di un albero lungo l’argine dell’Ombrone e ieri, all’obitorio dell’ospedale, era in programma l’autopsia. Il figlio di 39 anni è andato in quel parcheggio, a poche decine di metri dal luogo in cui era conservato ancora il corpo di suo padre. Ha imbracciato il fucile, ha appoggiato la canna alla tempia destra e ha fatto fuoco: il rinculo dell’arma ha sfondato il vetro della sua auto. Il fucile è stato trovato fuori dall’auto, a qualche metro di distanza. L’allarme è partito immediatamente e i sanitari del 118 sono intervenuti subito ma il trentanovenne era già morto.

Sul posto è arrivata anche la scientifica e la volante della polizia per i rilievi. La presenza del fucile poco lontano dall’auto avrebbe sulle prime fatto immaginare uno scenario differente. Ma il trentanovenne si era sparato un colpo alla tempia da solo, spinto dalla disperazione di aver perso il padre pochi giorni fa, in maniera altrettanto tragica e sua madre, pochi giorni prima.

Il sessantaquattrenne era stato trovato morto sull’argine dell’Ombrone dalla polizia e ieri, gli agenti, hanno dovuto procedere all’identificazione di un secondo cadavere: sono stati loro a scoprire che quell’uomo era il figlio del pensionato che si era ucciso. Il corpo dell’uomo è stato portato all’obitorio: è di nuovo insieme al padre, con il quale ha voluto dividere un epilogo segnato dalla tragedia.

Francesca Gori