Arsenico nell’acqua  Ne parla l’Europarlamento 

Il meetup “Arcidosso presente a 5 stelle” interpella i rappresentanti a Bruxelles L’Acquedotto del Fiora frena: «Dipende dal terreno». Ma ingaggia l’università 

ARCIDOSSO. Arsenico nell’acqua amiatina: se ne parlerà in Europa. Lo annuncia il meetup “Arcidosso presente a 5 stelle” che ha intrapreso una collaborazione con gli europarlamentari del Movimento 5 stelle Dario Tamburrano e Laura Agea. Questi, a loro volta, hanno preparato delle interrogazioni alla commissione europea dagli europarlamentari M5s.
«Una soddisfazione che non ha equivalenti – dice il meetup – per la visibilità in contenuti raggiunta a livello internazionale sulla situazione in Amiata, un passo importante verso un piano alto e ampio».
Sulla questione batte anche la minoranza di Cinigiano A/gente comune guidata da Giovanni Barbagli. «Una sorgente dell’Acquedotto del Fiora – specifica Barbagli – sta sfiorando i limiti di arsenico consentito nelle acque potabili e mette a rischio la salute di 700.000 utenti di questo acquedotto. La causa viene attribuita dalla risalita verso la falda potabile delle sostanze contenute nei fluidi utilizzati per far funzionare le centrali geotermiche della Amiata. L’acqua erogata dall’acquedotto in vari punti ha già concentrazioni di arsenico vicino al massimo. Mentre la Commissione europea risponde ai parlamentari che sta “esaminando” la questione, si rende necessario che i sindaci della zona assumano questa preoccupazione e per il principio della precauzione intervengano come autorità sanitarie del territorio».
«La questione dell’arsenico nell’acqua amiatina è problema legato alla composizione del terreno – ribatte Emilio Landi, presidente di Acquedotto del Fiora – e la sorgente di cui si tratta è quella dell’Ente. È un dato storico la presenza dell’arsenico anche prima delle centrali. Dal canto nostro abbiamo già impiantato abbattitori di arsenico che funzionano parzialmente e per stare dentro i limiti misceliamo l’acqua dell’Ente con quella delle Albure. Come acquedotto, con i nostri monitoraggi continui e non episodici, abbiamo verificato che a seconda della quantità di acqua che esce dalle sorgenti, di più se alimentata da pioggia e neve, di meno in caso di siccità, vi può essere un leggero cambiamento della quantità di arsenico. Ma è pochissima cosa. Altro dato: se le sorgenti sono più basse contengono più arsenico. Meno quelle più alte. La sua presenza, dovuta, come detto, alla composizione del terreno, fa sì che si abbia arsenico minimo, che non arriva nemmeno a 3 nelle sorgenti di Monte Labro e dei Poggi, dove il terreno è diverso da quello dell’Amiata».
Landi precisa poi che «non ci sono interferenze» tra le perforazioni geotermiche e la falda acquifera «e la causa non sta certo in quella che si definisce risalita. I fori geotermici arrivano a 3500 metri di profondità mentre le sorgenti si trovano a una profondità di 500 metri circa. Si continua sulla falsariga di un allarmismo che è fuori luogo, perché qui le cause sono solo naturali».
Comunque, Landi aggiunge il Fiora sta monitorando Poggi e montagna, ha chiesto tutti i dati di analisi delle acque raccolti in 20 anni di gestione per vedere se ci sono stati cambiamenti ed è stata firmata una convenzione con l’università di Firenze che la prossima settimana comincerà a misurare le ricariche dell’acqua, la quantità di arsenico e di mercurio.
Intanto il 26 maggio ad Abbadia San Salvatore e mercoledì 7 giugno a Castel del Piano in piazza Rosa Guarnieri, i meetup 5 stelle distribuiranno materiale informativo sulla geotermia.