In marcia per 1.300 km per l'ex militare che lotta contro il cancro

Uranio impoverito: Antonio Attianese è in attesa degli indennizzi dello Stato, ma nel frattempo deve pagarsi le cure di tasca propria 

GROSSETO. Più di 1.300 chilometri da Nord a Sud da percorrere lungo la via Francigena per manifestare solidarietà ad Antonio Attianese, ex militare che si è ammalato di tumore 13 anni fa a causa dell’uranio impoverito e che sta lottando per avere gli indennizzi che gli spettano dallo Stato.

La marcia per Attianese ha sfiorato la Maremma almeno da un punto di vista geografico visto che ha fatto tappa sabato a San Quirico d’Orcia in provincia di Siena, ma la nostra terra è stata rappresentata da due militari che vivono e lavorano in Maremma, Gianluca Cicchella eIvan Sessa. A marciare con loro per solidarietà con Attianese tre colleghi che arrivano da Vipiteno, Antonino Foti, Giampiero Nobili eDavide Romeo. Il nome dell’iniziativa nazionale è “Nessuno rimane indietro” e coinvolge decine di militari dell’associazione AssoRanger. Ma non ci sono solo i colleghi di Attianese a marciare; anche semplici cittadini stanno partecipando alla staffetta partita dalla Valle d’Aosta e con arrivo a Salerno, a casa di Antonio Attianese, il prossimo 28 maggio.

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La marcia è articolata come una staffetta con tappe in cui i gruppi di partecipanti si passano il testimone e si danno il cambio. Con sé hanno cartelli per chiedere giustizia per il collega ammalato. Sabato pomeriggio, 13 maggio, a San Quirico d’Orcia il gruppo coi maremmani ha raccolto il testimone dal gruppo precedente e raggiungerà Viterbo con tappe intermedie a Radicofani e Bolsena.

È una staffetta di cuori ancora prima che di gambe, si legge in una nota degli organizzatori della marcia. A motivare chi aderisce è la voglia di esprimere vicinanza ad Attianese, ex militare dell’Esercito Italiano che non solo deve lottare con il cancro dal 2004 (ha subito finora ben 35 interventi chirurgici) ma anche con lo Stato per avere quanto gli spetta. La storia di Antonio è davvero drammatica: era uno degli operatori Ranger del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, fiore all’occhiello della forza armata.

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Le prime avvisaglie della malattia si verificano nel 2004 dopo due missioni all’estero. In seguito a decine di controlli i medici hanno individuato la causa della persistente ricomparsa di metastasi nell’altissima concentrazione di tungsteno presente nel sangue, dovuta all’utilizzo prolungato di munizionamento. Le metastasi si sono propagate nel corpo, attaccando con facilità anche i tessuti sani e rendendogli insostenibile dapprima il servizio nelle forze speciali e, poco dopo, ogni attività fisica.

Nonostante l’evidenza, spiega l’associazione AssoRanger, nessuna assistenza è stata fornita ad Antonio Attianese e alla sua famiglia né nella fase iniziale della malattia né nello stadio avanzato, costringendo il militare a farsi carico di un pesante fardello economico oltre che di un grave disagio. Da qui l’idea della marcia per sensibilizzare l’opinione pubblica e esprimere vicinanza ad Attianese.