Il chitarrista dei Queen difende il lupo ucciso. In un tweet scrive: "Una vergogna per la Toscana"

Brian May rilancia l’appello animalista dopo il ritrovamento della carcassa. L’attacco delle associazioni a Monterotondo: «Boicottiamo il paese e la Maremma»

MONTEROTONDO MARITTIMO. «Firmate contro questo disgustoso comportamento. La vergogna della Toscana»: scrive su Twitter Brian May, il settantenne chitarrista dei Queen noto per il suo attivismo animalista. A corredo della frase un link che indirizza ad una petizione online da destinare alla Comunità Europea: «chiedere all’Italia di proteggere il lupo italiano dai bracconieri e indagare su Enrico Rabazzi per le sue dichiarazioni», si legge nella petizione.

Una petizione che ha già superato le 20mila sottoscrizioni e che vede al centro della discussione il ritrovamento del lupo scuoiato e appeso ad un cartello stradale nel Comune di Monterotondo Marittimo, avvenuto lo scorso 28 aprile. Una notizia che in poco tempo ha fatto il giro del mondo e che ha visto coinvolto Rabazzi, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori di Grosseto, per aver preso le difese degli allevatori colpiti dall’attacco dei lupi: «se il governo non intende permettere l’abbattimento dei lupi, lo faremo con i nostri metodi, legali o illegali. I lupi devono scomparire» riportano sulla pagina della petizione. Ma la furia animalista non ha colpito soltanto il presidente della Cia: la fame di giustizia urlata ai quattro venti sui vari social network ha infatti interessato varie realtà del territorio, fino a degenerare in veri e propri attacchi coordinati. È il caso della pagina Facebook del Comune di Monterotondo Marittimo, che in pochi giorno ha visto la sua bacheca riempita da commenti e richieste di giustizia: «a che punto sono le indagini? » la frase ripetuta allo sfinimento.

Suvereto: lupo ucciso, scuoiato e appeso a un cartello stradale dai bracconieri

Non solo; il Comune è stato colpito da una lunga serie di recensioni negative arrivate da tutta Italia – una stella su cinque di valutazione – a mo’ di minaccia: quasi a insinuare di voler valutare negativamente il Comune finché non verrà trovato un colpevole per la crudele uccisione dell’animale. «Saremo tutti pronti a recensire un 5 stelle per il vostro Comune quando finalmente l’autore o gli autori saranno presi e avranno una condanna esemplare, oltre a quella penale (che non dipende da voi), una condanna ferma e decisa da parte della vostra comunità», scrive un utente.

Messaggi che si susseguono, troppo simili l’uno all’altro per essere un’azione casuale. Attacchi verbali che si sono fatti via via sempre più duri fino a costringere gli amministratori della pagina Facebook del Comune a chiedere la chiusura della sezione dedicata alle recensioni. In diversi avevano infatti iniziato a prendere di mira il sindaco Giacomo Termine nonostante la sua ferma condanna relativa al gesto compiuto dai bracconieri: «chiediamo giustizia. Sindaco sei sotto gli occhi di tutti» ha scritto qualcuno alla posta del Comune.

A indirizzare quella che sembra essere una vera e propria “call to action” è stato un messaggio girato su Whatsapp che consigliava di riversarsi sulle pagine del Comune per chiedere giustizia.

Ma è su alcune pagine Facebook dedicate alla salvaguardia degli animali che sono arrivate le sentenze più dure per una comunità intera: «sputtaniamo la Maremma e la Toscana in tutto il mondo, organizziamoci e scriviamo alle testate straniere e suggeriamo di boicottare il turismo e l’enogastronomia toscana»; «Quello che ci vuole è una bella ritorsione economica mirata ai territori dove avvengono questi fatti; non andiamoci in ferie e quindi non portiamo denaro, non compriamo prodotti locali di nessun genere. Certe cose vengono capite solo se ti toccano le tasche» scrivono alcuni utenti sulla pagina Facebook “Wolfemergency”. Un’ondata di odio definita «assurda e ingiustificabile» dal sindaco Termine. L’uccisione del lupo infatti è stata fermamente condannata da tutti, istituzioni in testa che da giorni si trovano a dover combattere contro una vera e propria invasione di commenti di accusa e di minacce più o meno velate.