No Geotermia insiste «Si blocchino le centrali»

La Regione promette nuove indagini dopo la presentazione degli ultimi dati E i Comitati attaccano: «Non bastano quindici anni di analisi di Ars e Arpat?»

MONTE AMIATA. «Geotermia in Amiata. Se i dati Ars e Arpat di 15 anni non bastano all’assessora regionale Fratoni e vuol fare altri studi, li faccia pure, ma nel frattempo blocchi le centrali in base al principio di precauzione».

Così rispondono quelli di Sos geotermia all’assessora regionale, dopo che sono stati presentati a Firenze gli ultimi studi sulle ricadute dello sfruttamento del vapore in Amiata. Da quegli studi sono usciti risultati esattamente entro i limiti imposti per legge o anche molto al di sotto, ma nonostante questo l’assessora ha promesso altre indagini. Ma Sos geotermia incalza: «Ars e Arpat, nonostante tutti gli sforzi, nei monitoraggi e negli studi pubblicati fino ad oggi non hanno potuto tacere di fronte alle tonnellate di inquinanti emesse dalle centrali Enel e all'aumento “statisticamente significativo” della mortalità ed altre patologie causate anche dalle emissioni geotermiche. Dopo lo Studio epidemiologico del Cnr del 2010, rivisto nel 2012 e confermato nei contenuti nel 2015, oggi l'assessora Fratoni ci viene a raccontare che quello non è abbastanza “solido” per cui azzeriamo tutto e ricominciamo daccapo con un nuovo studio per fare “un salto di qualità dal punto di vista metodologico rispetto alle analisi descrittive raccolte nel report del 2010. Traducendo: lo studio epidemiologico sul quale abbiamo lavorato per più d’una decina d’anni (a spese, nostre, peraltro) non vale più, è superato, quindi non possiamo e non vogliamo aggiornare i dati di mortalità, ma fra 10/15 anni vedrete finalmente i risultati».

Ma Sos geotermia sottolinea che «l'allegato 6 è l'unica parte dello Studio Crn che mette in relazione concentrazioni crescenti di inquinanti misurate sui luoghi dell'Amiata con le quantità di malattie mortali contate sugli stessi luoghi, per cui solo se viene migliorato mantenendo l'analisi della stessa correlazione è accettabile, non cancellando decenni di studi». Quelli di Sos geotermia riconoscono sui dati sulle emissioni in aria che «con nuove tecniche sono teoricamente possibili forti abbattimenti ma tali tecniche non incidono su tutte le emissioni inquinanti e tossiche come arsenico, boro, radon, e sull'effetto cumulativo, di cui era stato promesso uno studio». E Sos geotermia entrando nel merito dei dati contesta, fra l’altro, il fatto che «per la sola ammoniaca i dati di Arpat (Marzo 2015) forniscono valori di 38,5 kg/h (Bagnore 3) e 51.1 kg/h (Bagnore 4), quindi più del triplo, cioè 89,6 kg/h contro i 25 kg/h, di quelli riportati dall'assessora Fratoni per le sole centrali di Santa Fiora (ma non di tutta l'Amiata), che significano 785.000 kg all'anno e un costo sanitario annuo aggiuntivo, stimato dalla Cee (Report Cafe) pari a più di 16 milioni di euro/anno (a titolo didattico, comunque anche i 25 kg/h dell'assessora Fratoni ammonterebbero comunque a 219.000 kg all'anno con un costo sanitario annuo, secondo gli stessi parametri, pari a 4 ,5 milioni di euro/anno».

Secondo il gruppo antigeotermico «per l’assessora Fratoni, e quindi per l'intera giunta Rossi, l'importante è prender tempo e non rispondere, ma questo era assodato da un pezzo, anche se cambiano gli assessori non cambia la strategia. Se invece l'assessora Fratoni vuole davvero verificare e approfondire quanto emerso da oltre 15 anni di studi e ricerche, lo faccia pure e sarà anche condivisibile, ma riconosca, se non i danni, almeno i rischi accertati dagli studi precedenti e fermi le centrali in base al principio di precauzione con una moratoria generale fino ai risultati dei nuovi studi. Il resto sono chiacchiere».