«Ato obbligatori per legge ma la tariffa va chiarita»

Biondi (Civitella Paganico), presidente del consiglio direttivo, rompe il silenzio «Ora spingere nel processo di responsabilizzazione dei territori sul loro ruolo»

GROSSETO. Il caos sulla gestione dei rifiuti è un tema caldo che si lega a politiche – e scelte – della Regione Toscana. Ne parliamo con Leonardo Marras, capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale ed ex presidente della Provincia di Grosseto.

La vicenda giudiziaria dell’Ato sud investe anche la Regione Toscana, che non può rimanere ferma a guardare.

«E infatti la Regione si è fatta sentire. Ha fatto bene il presidente della Regione Enrico Rossi a istituire una commissione tecnica di inchiesta che potrà essere utile anche ai Comuni. Servirà a verificare se tutto questo ha inciso e in che misura sulla congruità del servizio, sui suoi costi e sulla sua organizzazione».

Cosa, secondo lei, non ha funzionato?

«Si è delegato troppo. Per governare serve maggiore presidio dei livelli locali e della Regione, senza che sia un tecnico, preparato quanto si vuole, a farla da padrone. Di questo si parlerà nella nuova legge regionale. Tutto il resto è solo panna montata. I cinquestelle, per esempio, si occupano solo di poesia. Le loro proposte sono lontane dalla realtà. Per organizzare un servizio pubblico di questa importanza non bastano due legulei a gratis, sedicenti esperti di tutto».

L’Ato unico. Si farà davvero?

«L’Ato unico è un obiettivo di mandato contenuto nel programma su cui Rossi ha ottenuto la maggioranza per governare la Regione. Chiariamo il punto: l’Ambito ottimale deve essere definito dalla Regione secondo il criterio dell’autosufficienza. Già oggi i tre ambiti a me sembrano troppo grandi e non permettono di raggiungerla. Ci sono ambiti che non riescono a smaltire tutti i propri rifiuti, quello della Costa e quello di Firenze, mentre il nostro addirittura smaltisce i rifiuti degli altri. La scelta dei tre ambiti era necessaria fino alla definizione del piano regionale. Oggi invece non ha più senso. Quindi, ora è più giusto chiedersi come si fa e quanto contano i Comuni, quali strumenti di controllo si mettono in campo, quanto la Regione ci sta dentro».

Altra cosa, pare di capire, è la gestione unica del servizio. Giusto?

«Ci può essere un solo Ato e ci possono essere più gestori per la raccolta e più gestori per gli impianti. Mi sembra interessante l’idea dell’organizzazione dei Comuni per ambiti di raccolta più piccoli. Quello che conta è avere certezza nel ciclo e pari trattamento tra i cittadini di tutta la Toscana».

Come giudica le preoccupazioni dei sindaci?

«Comprensibili. Guardi, condivido lo spirito del documento firmato dai segretari provinciali e condiviso dai sindaci di centrosinistra che lo trasformeranno in un atto di indirizzo da portare nei consigli comunali. Quelle indicazioni devono essere ascoltate dalla Regione».

Anche il sindaco di Grosseto avanza delle preoccupazioni che meritano attenzione.

«Mi pare che siano in linea con le preoccupazione degli altri sindaci. Però Antonfrancesco Vivarelli Colonna lo fa, come al solito, agitando la “guerra” e minacciando “gesti eclatanti”. Ormai abbiamo imparato a conoscerlo. Tutti rivendicano un maggiore ruolo della Regione dentro all’Ato, ma oggi sono solo i Comuni ad avere responsabilità. La Regione Toscana può dare supporto e garantire un maggiore controllo. Ai sindaci posso dire che la legge sarà condivisa coi territori e terrà conto di certe preoccupazioni, ma indubbiamente dopo ciò che è successo è necessaria una svolta. Spero che chi ha a cuore le sorti dei propri cittadini si sieda al tavolo a discutere. In modo costruttivo».

Proprio in queste ore Anac, l’anticorruzione, ha avviato il procedimento di amministrazione straordinaria di Sei Toscana. Se lo aspettava?

«È un atto dovuto e auspicato. Una gestione separata dall’intreccio societario garantisce di più gli enti impegnati nella ricostruzione trasparente di tutta la vicenda».

Gabriele Baldanzi

La guida allo shopping del Gruppo Gedi