Centrale a Bagnolo, progetto ritirato

La Tosco Geo rinuncia all’impianto di Santa Fiora, ritenendo non realizzabili nei tempi le modifiche chieste dalla Regione

SANTA FIORA. Uno a zero nella battaglia del territorio contro le centrali geotermiche a ciclo binario. Il Progetto geotermico Bagnolo, avanzato dalla società Tosco Geo e previsto nella frazione di Santa Fiora, è stato ritirato.

La società ha ritenuto non realizzabili nei tempi previsti le modifiche che il settore Via (Valutazione di impatto ambientale) della Regione Toscana le aveva imposto alla società che il 27 settembre quando aveva presentato, come chiesto da Firenze, la documentazione integrativa e di chiarimento.

La documentazione è stata reputata insufficiente. Da qui, visti i tempi stretti per arrivare a fornire le integrazioni, la società ha deciso di ritirare l’istanza. Potrà però presentare un nuovo progetto, come prevede la legge.

«Non credo che ci sarà un altro progetto Bagnolo – commenta il sindaco di Santa Fiora Federico Balocchi – anche perché i contributi che avevamo presentato come Comune alla commissione Via erano stringenti e credo scoraggianti per la Tosco Geo. Siamo soddisfatti di tutto questo e come avevamo promesso ai cittadini la paventata centrale di Bagnolo è stata stoppata».

La vicenda della centrale geotermica di Bagnolo fa parte del mosaico di centrali a ciclo binario che potrebbero sorgere in Amiata e territori limitrofi – circa la metà delle oltre venti chieste da dieci società in tutto il territorio della provincia di Grosseto – se le autorizzazioni regionali avranno buon fine. Centrali che nessuno pare volere, né istituzioni né comitati antigeotermici.

In particolare, per Bagnolo il Comune di Santa Fiora, con un articolato atto a firma del sindaco, aveva presentato agli uffici regionali competenti la propria opposizione al progetto di perforazione per ricerche geotermiche proposto da Tosco Geo corredata da osservazioni tecniche in merito.

Il documento del Comune risale al 26 agosto e critica il programma dei lavori per realizzare due pozzi esplorativi e una rete di rilevamento microsismica per la profondità attese dai 3000 ai 4000 metri in località Capanne Olivi, in prossimità della cresta che segna il confine tra le provincie di Siena e Grosseto e tra i paesi di Bagnolo (Comune di Santa Fiora) e Saragiolo (Comune di Piancastagnaio).

Le osservazioni presentate evidenziavano varie criticità: problemi idrici, la vicinanza del sito stesso a due centri abitati e un discreto numero di sorgenti di acqua potabile anche utilizzate a fini acquedottistici; nonché la mancata definizione del programma di perforazione in maniera puntuale. Si evidenziavano poi problemi sismici (vi è la possibilità infatti di un aumento di microsismi e di sismi con magnitudo inferiore a 3 che, seppur scarsamente impattanti sulle strutture, possono essere estremamente impattanti in un’area densamente abitata come quella in cui si intendono effettuare i lavori).

Infine il documento sottolinea la carenza di dati sulle possibili emissioni gassose oltre a Co2 e H2s, di ammoniaca, metano. Ma il dato più preoccupante nell'immediato è il consumo di acqua previsto in fase di perforazione.

«Il nostro parere – dice Balocchi – è stato determinante. Noi non siamo sfavorevoli alla geotermia, ma questa centrale sarebbe stata troppo vicina al centro abitato e impattante al massimo».

Fra le osservazioni presentate alla sezione regionale Via, ne compariva anche una del gruppo Salviamo la Toscana dalla Geotermia per la salute dei cittadini, di cui fa parte Carlo Leoni, il quale annuncia il ritiro dell’istanza di Tosco Geo e riferisce nel dettaglio i vari passaggi del procedimento che si è risolto con soddisfazione anche del suo gruppo.

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