Bagnore, no alla richiesta danni di Enel

Da sinistra Roberto Barocci, Massimo Ceciarini e Pino Merisio

L’azienda citò Merisio (Prc) per diffamazione, ma il Tribunale le dà torto: «Ha solo esercitato il diritto di critica»

GROSSETO. «Quello sollevato dal Merisio è un problema d’interesse generale che egli ha affrontato utilizzando un linguaggio adeguato e dati obiettivi e provenienti da fonti ufficiali, ovviamente dandone una lettura personale, immaginando e proponendo soluzioni alternative e tentando di scuotere l’opinione pubblica al riguardo, ciò che è l’essenza del diritto di critica».

La giudice del Tribunale di Grosseto Giulia Conte mette fine alla causa civile di primo grado per diffamazione e con richiesta danni di Enel green power contro Giuseppe “Pino” Merisio, militante di Rifondazione comunista a Santa Fiora e esponente di Sos Geotermia. E lo fa con una sentenza che Prc e Sos Geotermia definiscono «di riferimento».

Tutto era iniziato nel maggio 2012, il periodo in cui Enel green power si preparava ad apertura la nuova centrale Bagnore 4, il doppio più potente dell’esistente Bagnore 3. Il clima era caldissimo.

Merisio inviò alla stampa un comunicato da parte di Rifondazione nel quale si sottolineava come lo sfruttamento geotermico in Amiata fosse causa di alcune criticità e citava dati di Arpat, Ars e altri che, scriveva, rilevavano un maggiore inquinamento atmosferico e dell’acqua, una mortalità più alta rispetto a comuni limitrofi non geotermici e un abbassamento delle falde idriche. Proponeva quindi a Enel un’alternativa: dirottare l’investimento per Bagnore 4 in un progetto di piccoli impianti fotovoltaici da installare sui tetti. Il modello di sviluppo da sempre sostenuto da Rifondazione e da Sos Geotermia è quello che punta sulle eccellenze nelle produzioni locali, sulla storia e la cultura dell’Amiata.

«A luglio però arrivò questa richiesta danni – ricorda Merisio – a me e al Corriere di Maremma, che mi aveva citato poiché ero stato io a inviare il comunicato. Mi sono ritrovato in un incubo. Io, Pino Merisio, militante di Rifondazione di Santa Fiora sull’Amiata, contro un gigante come Enel, che avrebbe potuto chiedere qualsiasi cifra. Fu un periodo molto difficile: avevo sempre pensato che fare una critica e una proposta rientrasse nella dialettica civile di un Paese...».

Enel chiede il risarcimento danni e per il giornale anche la sanzione pecuniaria. L’anno dopo però rinuncia agli atti nei confronti del Corriere di Maremma. La causa dunque va avanti contro il solo Merisio.

Assistito dall’avvocato Massimo Ceciarini e supportato sia dal Prc, nelle figure del segretario santafiorese Carlo Balducci e di quello provinciale Maurizio Buzzani, sia da Sos Geotermia con Roberto Barocci, Merisio affronta la causa. Sostiene che il suo allarme è supportato da dati scientifici ed è «espressione di un giudizio critico di valore».

La giudice Conte, nella sentenza del 7 ottobre, gli dà ragione. Compito del Tribunale, dice, non è stabilire se Bagnore 4 sia pericolosa o no, ma se le dichiarazioni di Merisio travalichino i limiti di verità e continenza entro i quali si deve muovere la critica. Ebbene, secondo il Tribunale, quanto alle emissioni l’articolo di Merisio si rifà a «dati obiettivi» presi da Arpat. Per il randon il contributo della centrale «è minimo ma non nullo, il che legittima quantomeno una preoccupazione»; su anidride carbonica, metano e ammoniaca, «il ctu ha confermato che a Bagnore sono elevate»; su acido solforico e mercurio «i parametri... necessitano di un’attenzione particolare per i soggetti più sensibili». Sull’arsenico la giudice osserva che se è una caratteristica del territorio «ciò costituisce comunque motivo particolare nel considerare l’impatto su di essa di ipotetiche fonti ulteriori». Anche l’abbassamento dell’acqua «al momento delle esternazioni di Merisio il problema non era affatto fantomatico».

«La centrale è a norma – riconosce Conte – ma il Merisio non ha mai affermato il contrario».

«Il punto importante della sentenza – dice Roberto Barocci – è che riconosce che “parlare di inquinamento e sostanze tossiche non è certo impedito dal fatto che un’attività sia consentita dalla pubblica amministrazione, posto che la scelta dei parametri da non superare è frutto di un compromesso, comprensibile certo e apprezzabile per talune opinioni, ma preoccupante e da contrastare per altre”. Quello che noi diciamo da anni. La delibera regionale 344 che fissa i limiti tecnologici per le centrali geotermiche dice che “tali valori non sono un riferimento per la tutela sanitaria”. Una cosa che va contro la Costituzione».

Il Tribunale, in conclusione, respinge la richiesta danni di Enel e la condanna a pagare le spese di lite, 7.500 euro. «Una vittoria per l’articolo 21 della Costituzione», dice l’avvocato Ceciarini. «Spero che in questo Paese ci sia ancora la possibilità di dire la propria. In fondo la nostra idea di impianti fotovoltaici e la nostra idea di sviluppo dell’Amiata sono ancora valide», conclude Merisio.